Una proposta operativa per sviluppare le attività turistiche nelle aree interne della Sicilia. Il ruolo dei Comuni nella valorizzazione del territorio e delle sue ricchezze naturali e culturali

Pubblichiamo una lettera che Mauro Crisafulli (foto sopra), esperto di politiche territoriali, ha inviato ai Sindaci del Comuni delle aree interne della Sicilia, all’amministrazione regionale e alle ex Provinve della nostra Isola

Con questa lettera desidero condividere una proposta operativa per avviare, in modo coordinato, un percorso di sviluppo turistico centrato sull’entroterra siciliano. L’obiettivo è chiaro: trasformare un patrimonio straordinario – spesso fruito “per singole visite” o come tappa intermedia – in una rete di destinazioni di permanenza, dove le persone scelgono di fermarsi, pernottare, muoversi con facilità e vivere esperienze complete. In concreto: più valore economico che resta nei territori, più lavoro anche fuori stagione, maggiore stabilità per imprese e comunità locali e, soprattutto, servizi migliori che funzionano non solo per i visitatori, ma anche per i residenti.

Il vantaggio compeitivo della Sicilia

La Sicilia interna, nel suo insieme, ha un vantaggio competitivo rarissimo: densità e varietà di asset culturali, archeologici, naturali, paesaggistici e identitari che, se messi “in sistema”, possono competere nel mercato del turismo lento, culturale ed esperienziale con molte destinazioni europee. Borghi storici e centri minori di grande fascino, paesaggi agricoli unici, parchi e riserve, laghi e montagne, tracciati storici e cammini, tradizioni artigianali e religiose, enogastronomia e filiere agroalimentari che non sono solo prodotti, ma racconti viventi: tutto questo esiste già. Eppure, troppo spesso, non si traduce in permanenza e spesa locale in modo stabile.

La necessità di una regia di area vasta

Il punto non è “fare più promozione” di ciò che c’è: il punto è rendere l’offerta affidabile, prenotabile e connessa. Nelle aree interne, infatti, la criticità principale è quasi sempre operativa e organizzativa: l’offerta è frammentata, molte attività non sono realmente acquistabili perché non strutturate e prenotabili, l’accesso a luoghi e servizi può risultare discontinuo (orari, informazioni, aperture, contatti), la mobilità interna è debole e la dipendenza dall’auto privata scoraggia chi vorrebbe muoversi in modo semplice. Inoltre, manca spesso una regia di area vasta che renda coerente il sistema: non solo sul piano della comunicazione, ma soprattutto su quello delle decisioni, degli standard minimi e della continuità.

Un tavolo operativo stabile tra Comuni, istituzioni e attori locali

Da qui nasce la proposta: un programma operativo, con orizzonte di 12 mesi, che lavora su due piani contemporaneamente. Da un lato la governance (la capacità di decidere e agire insieme), dall’altro la costruzione del prodotto (esperienze, itinerari e servizi programmabili e acquistabili). È un modello pragmatico: poche cose, ma fatte bene, e soprattutto misurabili. Il primo passo è una regia unica e leggera delle aree interne, articolata per macro-aree omogenee, ma coordinata da un quadro comune. Non si tratta di creare una nuova burocrazia: si tratta di attivare un tavolo operativo stabile tra Comuni, istituzioni e attori locali, con obiettivi chiari, standard condivisi e un calendario di risultati. La regia, in sostanza, serve a rendere possibile una cosa semplice e decisiva: convertire il patrimonio esistente in prodotti turistici veri.

Cos’è il prodotto turistico vero

Che cosa significa “prodotto turistico vero”? Significa esperienze con formato chiaro – durata, prezzo, contenuti, capienza, lingue, policy, sicurezza, modalità di svolgimento – e soprattutto prenotabili con facilità. Significa che una persona, anche a distanza, può capire cosa compra, quando lo fa, come ci arriva, quanto dura, cosa include, e può prenotare senza incertezze. È questo il salto che trasforma un luogo “da vedere” in un luogo “dove si resta”. Un traguardo realistico, su scala regionale e per macro-aree, è costruire in sei mesi un primo nucleo di esperienze prenotabili e “a standard”, e arrivare entro dodici mesi a un catalogo più ampio e coerente. Le esperienze possono essere organizzate per cluster tematici – ad esempio natura e paesaggio, cultura e archeologia, borghi e tradizioni, filiere agroalimentari e artigianato, cammini e spiritualità – e trasformate in itinerari e pacchetti di permanenza (almeno 2 notti), in modo da generare davvero pernottamenti, consumi locali e ricaduta sulle imprese del territorio.

La scommessa sull’affidabilità

Parallelamente, il programma insiste sulla condizione minima di affidabilità, che nelle aree interne è spesso il fattore che determina la reputazione: orari certi e comunicati, informazioni aggiornate, contatti unificati, accessi leggibili, segnaletica nei nodi principali, manutenzione essenziale, servizi di base adeguati (pulizia, punti sosta, bagni pubblici decorosi). Sono aspetti che sembrano “minori”, ma sono quelli che determinano se un visitatore consiglia o sconsiglia, se torna o non torna, se prolunga o accorcia il soggiorno. Un territorio può avere un patrimonio enorme, ma se l’esperienza è incerta e discontinua, la permanenza non cresce.

La questiome mobilità

C’è poi il tema della mobilità, che nell’entroterra siciliano non può essere ignorato. La proposta è di avviare soluzioni leggere ma concrete: sperimentazioni stagionali e nei weekend, navette o collegamenti mirati tra poli strategici, servizi a chiamata o accordi locali per migliorare i collegamenti lungo alcuni itinerari prioritari. Non serve immaginare rivoluzioni immediate: serve rendere “fattibile” un soggiorno senza che ogni spostamento diventi un’incognita. Anche piccoli miglioramenti, se stabili e ben comunicati, cambiano la percezione e aumentano la scelta della permanenza.

Se l’ospitalità funziona cresce la permanenza

Sul fronte dell’ospitalità, l’azione pubblica può rafforzare ciò che già esiste – spesso in forma diffusa e frammentata – attraverso standard minimi e servizi di rete. Un’accoglienza competitiva non dipende solo dai posti letto, ma dalla semplicità e dall’affidabilità: check-in chiari, informazioni condivise, convenzioni, piccole reti di servizio, assistenza minima al visitatore, raccordo con le esperienze. Quando l’ospitalità “funziona” come sistema, cresce la fiducia; e quando cresce la fiducia, cresce la permanenza.

Un’offerta turistica visibile e vendibile

In questo impianto, la comunicazione non è il punto di partenza, ma il punto di arrivo. Prima si costruisce l’offerta; poi la si rende visibile e vendibile. Ciò significa dotarsi di una porta digitale unica – per macro-aree, ma coerente a livello regionale – dove trovare itinerari, logistica e prenotazione esperienze, e attivare canali di distribuzione coerenti con il profilo delle aree interne: turismo lento, outdoor, culturale, enogastronomico, piccoli gruppi, scuole, associazioni, camminatori. Anche qui la regia serve per evitare che ognuno comunichi “da solo” senza una struttura di vendita e senza una coerenza di standard.

I risultati da misurare

I risultati attesi devono essere misurabili, altrimenti restano intenzioni. Alcuni indicatori chiave, semplici ma utili, possono essere: incremento della permanenza media (con un target di lavoro realistico su 12 mesi), crescita dell’offerta prenotabile (numero esperienze a catalogo e tasso di conversione), aumento delle presenze in bassa stagione, miglioramento della qualità percepita (recensioni e riduzione delle criticità su orari/accesso), incremento della ricaduta economica su guide, imprese locali, ristorazione, filiere agroalimentari e artigianato.

Le tre fasi

La roadmap proposta, proprio perché operativa, è scandita in tre fasi:
1) nei primi 60 giorni si mette ordine: regia, standard minimi, selezione dei poli e delle prime esperienze pilota;
2) tra 3 e 6 mesi si lavora sulla vendibilità: catalogo, prime soluzioni di mobilità su itinerari prioritari, pacchetti “2 notti” e primi canali di distribuzione;
3) tra 6 e 12 mesi si scala e si consolida: ampliamento esperienze, destagionalizzazione, monitoraggio KPI e miglioramento continuo.

Da attraversamento a luoghi dove si resta

In sintesi, l’entroterra siciliano può diventare una rete di destinazioni competitive non “promuovendo di più”, ma organizzando meglio: unendo Comuni e attori in regie operative, rendendo l’offerta prenotabile e affidabile, e costruendo un sistema di esperienze che permetta al visitatore di fermarsi e al territorio di trattenere valore. Se questo passaggio avviene, la Sicilia interna smette di essere un “attraversamento” e diventa un “luogo dove si resta”, con benefici che vanno oltre il turismo: servizi, vivibilità, orgoglio territoriale, economia locale.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *