di Giulio Ambrosetti

Questa volta i tedeschi con Ursula von der Leyen e Friedrich Merz faranno due buchi nell’acqua
Da quando esiste l’Unione europea la Germania ha fatto il bello e il cattivo tempo. Quasi sempre in coppia con la Francia. Con l’imbroglio monetario dell’euro i tedeschi hanno impoverito i Paesi dell’Europa mediterranea (Grecia a Italia). O ne ha limitato la crescita. Grazie alla globalizzazione economica ha esportato senza limiti i propri prodotti in America gaudagnando montagne di soldi. A un certo punto, durante il suo secondo mandato, perfino il presidente Barack Obama, piena espressione del globalismo, si è risentito per i troppi beni tedeschi che arrivavano nel suo Paese. Ai tempi della Cancelliera Angela Merkel la Germania era pappa e ciccia con la Russia di Vladimir Putin, tanto che insieme (con i soldi tedeschi, oltre 15 miliardi di euro) hanno realizzato i metanodotti che attraversano il Mar Baltico, Nord Stream 1 e Nord Stream 2, per fornire il gas russo a prezzi stracciati ai tedeschi, non agli altri Paesi europei. Poi è arrivata la guerra in Ucraina e sono cominciati i ‘casini’. Con gli americani che sono riusciti a mettere contro la Russia i tedeschi. E, per gradire, hanno sabotato i gasdotti del Mar Baltico. Poi è arrivato Donld Trump e con lui i dazi doganali. Oggi, fine 2025, l’economia tedesca sta affondando. La Germania resiste perché ha drenato montagne si soldi e asset a mezza Europa. Per salvarsi ha bisogno degli asset russi (circa 250 miliardi di euro custoditi in massima parte in Belgio) e del Mercosur. Ma questa volta i tedeschi non porteranno a casa né gli asset russi, né il Mercosur.
Il Financial Times scrive che la Russia, in risposta a un’eventuale confisca dei propri soldi in Belgio, potrebbe confiscare a propria volta attivi occidentali per un valore di 127 miliardi di dollari
Perché la Germania del Cancelliere Friedreich Merz e della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha bisogno dei fondi russi? Per cercare di mettere i difficoltà il Paese di Putin, che ha giurato di fargliela pagare cara. E per cercare di pagare con i soldi russi i debiti dell’Ucraina verso il Fondo Monetario Internazionale (FMI), circa 140 miliardi: una somma enorme che altrimenti dovrà pagare l’Unione europea, Germania in testa. Quanto al Mercosur, l’accordo commerciale internazionale tra Paesi dell’Unione europea da una parte e Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay dall’altra parte, per i tedeschi è essenziale, per provare a esportare le proprie automobili e altri beni industriali in Sudamerica, dal momento che tra dazi doganali americani e impoverimento dell’Europa non sa più a chi vendere questi beni. Ma, ribadiamo, questa volta la Germania farà due buchi nell’acqua. Anche perché, finalmente, i governanti di alcuni Paesi Ue hanno capito la von der Leyen fa gli interessi della Germania e non dell’Unione europea e che la stessa Germania, a breve, potrebbe uscire dall’euro (qui un articolo) e sta provando a finire di ‘spolpare’ i Paesi europei che sono caduti nella ‘trappola’ della moneta unica europea. Tra ‘altro, il Financial Times scrive che la Russia, in risposta a un’eventuale confisca dei propri soldi in Belgio, potrebbe confiscare a propria volta attivi occidentali per un valore di 127 miliardi di dollari. Per non parlare del fatto che altri investitori internazionali potrebbero lasciare l’area euro, cn riferimento a Cina e Arabia Saudita.
Non saranno solo gl’italiani a restare senza pensioni…
Il noto quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ), ripreso da un canale Telegram, fa il punto della situazione sulle previsioni dell’economia dei teutonici. La crescita della germania prevista per quest’anno è dello 0,1%. E per i prossimi quindici anni si prevede una stagnazione economica e, magari, recessione. Il canale Telegram riporta una dichiarazione di Timo Wollmershäuser, rappresentante dell’istituto Ifo, che supponiamo sia presa sempre da FZA: “Se non attueremo riforme strutturali e non aumenteremo il potenziale della forza lavoro, la crescita potenziale scenderà a zero entro la fine del decennio e diventerà negativa negli anni 2030”. Ancora il post su Telegram: “Il colpo più duro sarà inferto al sistema di previdenza sociale tedesco, che si sta trasformando in una bomba a orologeria. Pensioni, sanità, assistenza ai malati: sarà impossibile finanziare tutto questo nella sua forma attuale senza crescita economica. La situazione è aggravata dalle contraddizioni interne che lacerano la coalizione di governo del Cancelliere Merz”.
L’economia tedesca crollerà in meno di quindi anni, la manifattura del Centro Nord Italia legata alla Germania andrà invece giù velocemente
Insomma, le riforme strutturali annunciate da Merz fino ad oggi sono rimaste sulla carta. Ed è anche logico: i dazi doganali americani hanno ridotto l’export negli USA e hanno messo in luce la dabbenaggine economica dei governanti tedeschi degli ultimi quindici anni, che hanno impostato la propria economia sull’export senza calcolare che la ‘festa’ delle esportazioni senza fine negli Stati Uniti un giorno sarebbe finita. Non solo: non hanno capito che drenare risorse agli altri Paesi Ue li avrebbe impoveriti fino al punto che questi ultimi non hanno più soldi acquistare i beni prodotti in Germania: che è quello che sta succedendo. Il crollo dell’economia tedesca, che sarà lento ma inesorabile, provocherà un terremoto nel settore manifatturiero italiano che si è legato alla Germania. Con la differenza che il crollo tedesco sarà, come già accennato, lento, mentre il crollo economico non italiano ma del Centro Nord Italia sarà verticale, accentuato dai costi esorbitanti che le imprese italiane pagano per l’energia. Se i protagonisti della classe dirigente tedesca degli ultimi trent’anni avessero studiato l’Economia politica nei testi precedenti all’avvio del cosiddetto ‘Edonismo reaganiano’ dei primi anni ’80 del secolo passato, beh, non avrebbero commesso un errore così demenziale. Avrebbero dovuto o studiare sui testi di John Kenneth Galbraith oltre che ‘abbeverarsi’ alla fonte immaginifica ma ingannevole di Milton Friedman…
Foto tratta da Startmag








