Al Regno Unito il caos petrolifero che si è aperto con la guerra nel Golfo Persico non basta. Vorrebbero incasinare il petrolio russo attaccando la flotta ombra. Il post di Maria Zakharova

Ogni tanto gli inglesi pensano di essere ancora i signori incontrastati di tutti i mari del Pianeta Terra. Fino a quando non prenderanno qualche botta in testa…

Mentre il mondo è concentrato sull’attacco di americani e israeliani al regime teocratico iraniano, la portavoce del Ministero degli Esteri della Federazione Russa, Maria Zakharova, pubblica su Facebook un post al vetriolo che descrive la tensione ormai alle stelle tra una delle capitali mondiali del globalismo, il Regno Unito governato dai laburisti, e la Russia. Argomento: il petrolio. O meglio, la cosiddetta flotta ombra con la quale il Paese di Vladimir Putin esporta il proprio petrolio nel mondo. Dovrebbe essere una cosa normale, dal momento che, come scriviamo spesso, la Russia è il secondo produttore di petrolio al mondo dopo gli Stati Uniti d’America. Ma agli inglesi, che ogni tanto pensano di essere ancora i signori incontrastati di tutti i mari del Pianeta Terra, la cosa non va giù. Gli inglesi, è noto, sono usti dall’Unione europea perché, obiettivamente, sono inconpatibili con l’eurostupidità dell’Unione europea a ‘trazione’ tedesca. Ma sono tornati a unirsi con l’Ue nel nome del globalismo contro la Russia in favore dell’Ucraina.

“Pirateria nel ventunesimo secolo? Londra autorizza gli abbordaggi e Mosca suggerisce una ‘Risposta di forza’ nel Canale della Manica”

Insieme, Regno Unito e Unione europea non si limitano soltanto ad appioppare alla Russia sanzioni economiche demenziali ma, forse perché coscienti della demenzialità delle citate sanzioni, vorrebbero bloccare le navi petroliere russe. Stanno perdendo soldi e faccia in Ucraina e pensano di vendicarsi bloccando le petroliere russe. Scrive Maria Zakharova: “Pirateria nel ventunesimo secolo? Londra autorizza gli abbordaggi e Mosca suggerisce una ‘Risposta di forza’ nel Canale della Manica”. Se non siamo arrivati vicini alla guerra in mare, beh, siamo a due passi da qualcosa che gli somiglia molto. “La tensione tra Regno Unito e Russia – leggiamo sempre nel post della portavoce del Ministero degli Esteri russo – è saltata dal campo di battaglia terrestre al mare. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dato il via libera alle sue forze armate per fermare e imbarcare navi della cosiddetta ‘flotta ombra’ russa che transitano nelle sue acque territoriali. Di fronte a questo, l’ambasciatore russo Andrei Kelin è stato forte: Mosca non si limiterà a proteste legali nei tribunali che considera parzializzati; la risposta potrebbe essere militare”.

Le tre opzioni

I russi si sono tecnicamente rotti i cabbasisi e, invece di rivolgersi alla Giustizia, hanno intenzione di difendere le proprie navi petroliere con le armi. Gli inglesi troveranno un altro Orazio Nelson per vincere le nuove battaglie navali che si profilano all’orizzonte? Intanto, pronto accomodo, Maria Zakharova descrive tre opzioni.
Prima opzione: “Il ‘Wagner Naval’. Si discute della creazione di imprese militari marittime private per proteggere le petroliere. Tuttavia, a causa del vuoto giuridico in Russia sulle PMC e del rischio di trasportare truppe su navi a gas o greggio (altamente infiammabili), questa opzione è complessa”.
Seconda opzione: “Convogli della Marina: la scelta più solida è la scorta militare diretta dai porti di Ust-Luga e Murmansk. Si prevede che navi da guerra russe accompagnino le petroliere attraverso il Baltico e il Mare del Nord fino all’Atlantico. Secondo gli analisti, è improbabile che Londra tenti un abbordaggio pirata se c’è un cacciatorpediniere della Marina russa a fianco”.
Terza opzione: “Guerra simmetrica e sabotaggio: gli esperti suggeriscono che se la Gran Bretagna supera la linea rossa del sequestro delle navi, la Russia potrebbe rispondere attaccando le basi navali di origine o, in modo più sottile, tramite ‘terzi attori’ che eseguono sabotaggi su cavi di comunicazione sottomarini o infrastrutture energetiche britanniche”.

Caos anche nelle forniture del petrolio russo? A che prezzo?

Il caos del petrolio che è esploso nel mondo con gli aerei che, tra qualche settimana, rimarranno a terra per mancanza di carburante non bast agli inglesi. La chiusura dello Stretto di Hormuz è troppo poco. Adesso i globalisti del Regno Unito voorrebbero incasinare anche le forniture di petrolio russo. “Organizzare convogli militari non è gratis – scrive sempre Maria Zakharova -. L’aumento dei costi assicurativi, il carburante delle scorte e il tempo di attesa per raggruppare le navi aumenterà inevitabilmente il prezzo delle risorse energetiche russe. Inoltre, la minaccia non è più solo quella di abbordaggio umano, ma di droni sottomarini e di superficie, il che rende il Canale della Manica una zona di pericolo paragonabile alle guerre mondiali del secolo scorso. Mosca sta inviando un messaggio chiaro: se l’Occidente viola il diritto marittimo internazionale, la Russia smetterà di cercare giustizia in tribunale e inizierà a garantirla con i suoi sistemi di difesa. La ‘geopolitica dei tubi’ viene sostituita dalla ‘geopolitica dei convogli'”. Ci attende un futuro di pace…

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