di Giulio Ambrosetti

La modesta testimonianza di chi ha abbracciato la causa socialista da ragazzo
Ho abbracciato la causa socialista da ragazzo. Se conto gli anni sono più di cinquanta. Quando, nell’Estate del 1976, in quello che è passato alla storia come il congresso del Midas, Bettino Craxi (foto sopra tratta da Avanti) diventa segretario nazionale del PSI, beh, ero un po’ dispiaciuto e un po’ perplesso. Dispiaciuto perché, essendo sempre stato nella sinistra del partito, non mi ha entusiasmato il ‘siluramento’ di Francesco Di Martino dalla guida del partito. Perplesso, perché la segreteria Craxi, che si annunciava sulla carta di transizione, non mi conviceva proprio. Ho sempre detestato il Socialismo milanese. Considero Filippo Turati una delle più grandi disgrazie del Socialismo italiano e del Mezzogiorno d’Italia. Turati, per la cronaca, in Parlamento reggeva il gioco a Giovanni Giolitti, un personaggio magistralmente descritto da Gaetano Salvemini nel volume Il Ministro della Malavita. Allora avevo già letto questo libro e non potevo che pensare male di entrambi. Ancora oggi considero Giolitti e Turati due politici che hanno affossato il Sud per favorire il Nord Italia. Qualcuno mi può smentire?
Dal rovinoso ‘Compromesso storico’ all’arroganza del Partito Democratico di oggi. Per un socialista erano insopportabili allora e sono insopportabili oggi
Tornando al post congresso del Midas, anche se ero molto giovane riconoscevo, questo sì, i limiti della segreteria Di Martino, che aveva ‘schiacciato’ il PSI in una posizione troppo legata all’alleanza con il PCI. Non sono mai stato comunista. Non ho mai avuto le “olimpiche certezze” dei comunisti italiani. Per me la politica è sempre stata un ‘viaggio faticosissimo’ tra i dubbi. Consideravo il partito di Enrico Berlinguer una scommessa politica sbagliata. Troppa albagia e troppa arroganza. Anche durante la loro ‘occidentalizzazione’, o presunta tale, i comunisti restavano saputelli. Insopportabili sempre. Ancora oggi i loro eredi del Partito Democratico non sono cambiati. Semmai sono peggiorati, perché si sono ‘addizionati’ agli esponenti della peggiore corrente della Democrazia Cristiana: i falsi redentori della sinistra DC. Nella seconda metà degli anni ’70, per tornare a quel tempo, c’era già stato il golpe cileno e la svolta moderata del PCI berlingueriano era nell’aria. E così è stato con il rovinoso ‘Compromesso storico’, in un certo senso immortalato da Leonardo Sciascia nel romanzo Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia.
I Partiti socialisti? Salami da tagliare a fettine
La cosa apprezzabile della segreteria Craxi era l’autonomia del PSI dal mondo comunista. Era una delle poche cose che mi piacevano di quello che definivo “il segretario milanese”. Qualche anno dopo mi piacque tantissimo un intervento di Craxi. Vado a memoria citando qualche passaggio, magari commetterò errori di trascrizione: “Ci fu un tempo – disse Craxi – in cui i comunsti consideravano i Partiti Socialisti come salami da tagliare a fettine. Oggi non c’è più il coltello. E non c’è più il salame”. In realtà, a tagliare come un salame il Partito Socialista Italiano, oltre ai comunisti con le tante scissioni che hanno patrocinato a spese del mio partito, sono stati anche gli americani. Insomma, tra Mosca e Washington il PSI non ha mai avuto vita facile. Nel PSI la profilefazione dei “più puri” che poi, come ricordava Pietro Nenni, venivano epurati è sempre stata molto ‘gettonata’.
La battaglia politica mancata del PSI di Craxi contro il ‘divorzio’ tra Banca d’Italia e Tesoro
L’ammetto: non sono mai stato un socialista craxiano: mai! Sul referendum per l’abolizione della scala mobile, patrocinato dal PSI di Craxi e da una parte della CGIL (leggere “Componente socialista”, come si diceva allora) ho votato contro le indicazioni del mio partito. E ho convinto tanti miei amici, a Palermo e a Sciacca, a votare contro quello che considero un gravissimo errore del quale i cittadini italiani pagano ancora oggi le conseguenze. Qualche anno prima erano arrivati gli echi, in verità molto flebili, di una battaglia politica che, se non ricordo male, era stata avviata da Rino Formica, uno dei pochi compagni socialisti di grande spessore che ‘masticava’ molto bene l’economia. Nel 1981 la Banca d’Italia e la massoneria di Palazzo Giustiniani, con l’incredibile appoggio di alcuni settori della Democrazia Cristiana, avevano effettuato il ‘blitz’ sui conti pubblici italiani, imponendo il ‘divorzio’ tra Banca d’Italia e Tesoro. E’ allora che comincia la rovina dell’Italia. Se oggi l’Italia non è più una delle più grandi potenze industriali del mondo ma un fanalino di coda di un’Unione europea che, sotto il profilo economico, fa ridere, ebbene, lo dobbiamo alla follia andata in scena nel 1981. Chi nega questo è in malafede. O non capisce un’acca di economia. Fomica, per quello che ricordo, provò a convincere Craxi a fare una battaglia politica contro il ‘divorzio’ tra Banca d’Italia e Tesoro. La battaglia ci fu, ma durò poco. Craxi aveva la testa a palazzo Chigi. Pensava, sbagliando, di controllare la situazione. Non è andata così.
A fine anni ’90 Craxi aveva capito cosa sarebbe avvenuto in un’Italia
Arriviamo così al senso di questo articolo. Che nasce da un video che ho tovato sulla rete, per la precisione, nella pagina Facebook La Verità di Ninco Nanco. E’ un’intervista a Craxi, che l’ex segretario socialista ha rilasciato quando era già esule in Tunisia, ad Hammamet (qui l’intervista a Craxi). Ricordo che Craxi è venuto a mancare il 19 Gennaio del 2000. Ebbene, a distanza di oltre 26 anni le parole pronunciate da Craxi non sono solo ancora attuali ma sono anche profetiche. Già allora Craxi parlava di un’Europa unita che limitava le libertà. Oggi, con la Germania che controlla l’Unione europea, sappiamo che ci troviamo sotto un regime dispotico e violento, che non esita a manomettere le elezioni politiche nei Paesi Ue che si ribellano (vedere Romania ma non l’Ungheria: qui sono gli ungheresi che stanno prendendo per i fondelli o tedeschi).
Il leader socialista ha anche preconizzato la crisi dei partiti politici italiani: anche in questo caso ha avuto ragione
Già allora Craxi parlava di crisi dei partiti: e infatti oggi si recano a votare meno di 4 elettori aventi diritto su 10. La politica italiana è penosa e a sbagliare sono i cittadini, per fortuna sempre di meno, che vanno ancora a votare puntellando un sistema al capolinea. E i soldi? Solo i cretini pensano che non ci sia corruzione. Alcuni politici debbono stare attenti, ma altri politici, se hanno il ‘culo parato’, fanno quello che vogliono. Le grandi opere pubbliche che vanno avanti da 20 anni, da 30 e anche di più, delle quali non si intravede la fine che cosa sono se non la testimoianza palmare di un Paese alla frutta dove i poteri dello Stato- non sono altro che ‘vasi comunicanti’?
Se Trump non eliminerà l’Unione europea l’Italia è destinata a soccombere
A fine anni ’90 Craxi diceva che l’economia italiana andava male. Oggi non va male: va malissimo. Di fatto, Craxi ha previsto quello che succede oggi in Italia: una crisi economica che procede lentamente ma inesorabilmente. Senza un export patologico l’economia italiana precipiterebbe nel baratro in meno di un anno. E siccome le economie degli Stati imperniate sull’export sono ormai ai titoli di coda, è solo questione di tempo: tra crisi strutturale della globalizzazione e la svolta impressa all’universo mondo dalla presidenza americana di Donald Trump, il ritorno a un’economia normale, fatta di un equilibrio razionale tra esportazioni e consumi interni è nelle cose. L’Italia non è nelle condizioni di aumentare i propri consumi interni, perché questo, nel sistema monetario truffaldino chiamato euro controllato dai tedeschi, si può fare solo con un aumento del debito. Ma un aumento de debito provocherebbe automaticamente un aumento del pagamento degli interessi sullo stesso debito. Il classico gatto che si morde la coda. Il meccanismo infernale inventato dalla Germania di oggi, molto più efficiente di quello inventato sempre dai tedeschi 90 anni fa, non perdona. Chi dice che il rimedio dell’Italia sta nell’aumento della produttività racconta solo buttanate al cubo. Non esiste al mondo un Paese che può abbattere un debito pubblico di 3 mila miliardi di euro aumentando la produttività. Bisogna essere cretini ai sensi di legge per a una balordaggine simile. Morale: se Trump non smantellerà l’Unione europea l’Italia affonderà. Il resto sono solo grandi minchiate. Può sembrare incredibile ma Craxi, alla fine degli anni ’90, ha previsto che l’Italia avrebbe avuto enormi problemi nel futuro. I fatti di oggi, che sono sotto gli occhi di tutti, gli danno ragione.







