Borghi, vent’anni dopo l’idea di offrire le case a 1 euro. Ora serve un nuovo modello di rinascita, magari reimmaginando un modo diverso di vivere: lento, connesso alla terra e più umano

di Mauro Crisafulli
esperto di sviluppo locale e marketing territoriale

“Fu, la mia e di Vittorio Sgarbi, una scommessa controcorrente”

C’è stato un tempo, ormai oltre vent’anni fa, in cui un’intuizione semplice e visionaria fece il giro del mondo: offrire case a 1 euro nei borghi italiani per contrastare lo spopolamento. Dietro quell’idea non c’era solo marketing, ma una visione culturale, sociale, quasi spirituale. Riaccendere la vita dove la vita sembrava essersi spenta. Recuperare pietre e memoria. Dare un futuro ai luoghi dimenticati. Fu, la mia e di Vittorio Sgarbi, una scommessa controcorrente. In un’epoca in cui tutto si concentrava nelle grandi città, quell’intuizione portava l’attenzione verso l’interno, verso i piccoli centri svuotati, quei borghi che avevano dato i natali a generazioni di italiani poi emigrati altrove. Le case a 1 euro non erano solo case: erano ponti tra passato e futuro, tra identità e rinascita.

Oggi servono modelli stabili, sostenibili, sistemici

Quella scintilla ha acceso molte altre micce. Sono nati gli alberghi diffusi, modelli di ospitalità sparsi nel tessuto urbano, che non snaturano ma valorizzano. Si sono moltiplicate le esperienze di rigenerazione urbana, i festival, i cammini lenti. Ma oggi, a distanza di vent’anni, c’è bisogno di un nuovo salto. Oggi serve un cambio di passo. Un’evoluzione dell’idea originaria. Perché se le case a 1 euro hanno acceso i riflettori, ora servono modelli stabili, sostenibili, sistemici. Il borgo non deve essere solo uno scenario pittoresco per turisti di passaggio, ma una vera piattaforma di vita, lavoro e sperimentazione. Ecco alcune delle idee più innovative in cantiere.

I borghi come luoghi residenziali per lavoratori da remoto

Il mondo del lavoro è cambiato. Il concetto di ufficio è diventato liquido. Allora perché non pensare ai borghi come destinazioni residenziali per lavoratori da remoto? Immaginiamo piccoli centri con internet ultraveloce, coworking ben attrezzati, servizi condivisi. A questo si aggiungono programmi per attrarre nomadi digitali internazionali, che spesso cercano luoghi tranquilli e ispiranti dove stabilirsi.

I borghi diventano laboratori per start-up

E poi le imprese. I borghi possono diventare laboratori per start-up legati alla tutela dell’ambiente, agricolo-tecnologiche, bioenergetiche. Luoghi dove si sperimenta vertical farming, si coltiva l’innovazione alimentare, si testa l’energia rinnovabile. Una nuova economia che parte dalla terra, ma guarda al futuro.

Un esempio: il reddito di comunità

E se i borghi diventassero spazi di sperimentazione sociale? Zone dove testare nuove forme di reddito, sistemi di welfare comunitario, micro-economie locali. Un esempio: il reddito di comunità, in cui chi si trasferisce in un borgo riceve un piccolo contributo in cambio di attività utili alla collettività. Ma anche residenze per artisti, designer, artigiani: non solo per creare, ma per condividere il sapere, aprire laboratori, formare giovani. Il sapere manuale si mescola al digitale, e l’identità locale si rinnova.

I centri di salute integrata

Infine, perché non trasformare alcuni borghi in centri di salute integrata, dove la medicina preventiva incontra la natura, la lentezza e l’equilibrio? Nessuna comunità può vivere senza educazione e formazione. Nascono così le Accademie del Borgo: piccole scuole di vita e di mestiere, dove si insegna tutto ciò che serve per abitare il futuro in modo consapevole dall’economia circolare alla falegnameria, dalla cucina naturale all’elettronica di base. Accanto a questo, scuole parentali e nidi diffusi per attrarre famiglie giovani, e programmi di scambio tra anziani e giovani, dove il sapere e il tempo vengono condivisi in modo circolare. I borghi diventano così fucine di competenze e di coesione sociale.

Il “capitale diffuso”

Per ripopolare serve anche sostenibilità economica. Ecco perché si parla sempre più di imprese di comunità, forme cooperative che gestiscono beni comuni (foreste, immobili, servizi) e reinvestono nel territorio. O, ancora, di fondi locali che finanziano micro-imprese, agricoltura rigenerativa, turismo esperienziale. Alcuni borghi stanno sperimentando un modello chiamato “capitale diffuso”: tutti, residenti e simpatizzanti, possono diventare co-proprietari di un piccolo “fondo del borgo”, partecipando attivamente alla sua rinascita. Perché non usare la potenza del gioco e del racconto? Alcuni borghi stanno organizzando veri e propri giochi di ruolo immersivi (LARP), dove i visitatori “vivono” nel borgo per alcuni giorni, impersonando mestieri antichi o personaggi immaginari. Un modo coinvolgente per conoscere il territorio, divertirsi e lasciarci un pezzo di sé.

Coabitazione culturale, agricoltura solidale, inclusione

In parallelo, strumenti come gli NFT (certificati digitali) del borgo consentono a chiunque di “adottare” simbolicamente una casa, un progetto, una chiesa da restaurare, sostenendo così la rinascita anche a distanza. E poi documentari, serie web, podcast: il borgo diventa storia da raccontare, non solo da visitare. Infine, una proposta fuori dagli schemi: accogliere comunità minoritarie o migranti in borghi abbandonati, dove costruire modelli di coabitazione culturale, agricoltura solidale, inclusione. In cambio, nuove energie, nuove storie, nuovi cittadini. E poi, perché no?, istituire la “cittadinanza onoraria del borgo” per chi decide di contribuire alla sua rinascita. O lanciare un Festival del Ritorno, per richiamare ogni anno gli emigrati, i figli e nipoti di chi da quei borghi partì.

Dalla scintilla all’incendio di idee

Quella delle case a 1 euro è stata una scintilla. Ora serve un incendio di idee. La sfida dei borghi è la sfida dell’Italia: mettere insieme bellezza, innovazione e comunità. Non si tratta solo di salvare i paesi abbandonati. Si tratta di reimmaginare un modo diverso di vivere. Più lento, più connesso alla terra, più umano. E in questo, ancora una volta, potremmo essere i primi.

Sopra Palazzo Adriano, foto Wikipedia

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