C’è un modo per evitare all’Italia i dazi americani e le altre penalizzazioni? Sì: uscire subito dall’Unione europea e aderire all’area del dollaro americano. Successo assicurato per le imprese italiane

di Giulio Ambrosetti

Con l’adesione all’area del dollaro le merci italiane potrebbero circolare liberamente negli Stati Uniti d’America. Le imprese italiane, nel giro di un paio di mesi, ‘volerebbero’. A cominciare dalle PMI

C’è un modo per evitare all’Italia i dazi doganali dell’America di Donald Trump e le altre penalizzazioni? Assolutamente sì: uscire subito dall’Unione europea (e quindi anche dall’area euro) e aderire all’area del dollaro americano. Per poi valutare con calma la possibilità di diventare il 51° Stato USA. La prima mossa andrebbe fatta subito; la seconda mossa, l’eventuale adesione agli Stati Uniti d’America, andrebbe meditata, ribadiamo, con calma. L’adesione all’area del dollaro americano darebbe al nostro Paese un notevole vantaggio, perché tutte le imprese italiane non avrebbero più bisogno di ‘esportare’ negli USA i propri beni, perché facendo parte dell’area del dollaro americano le nostre merci avrebbero campo libero negli USA. Per le PMI (Piccole e Medie Imprese) italiane, che sono l’ossatura dell’economia del nostro Paese, sarebbe l’affare del secolo. Chi ha un po’ di memoria ricorderà che, subito dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, Trump ha proposto ai canadesi, agli inglesi e agli abitanti della Groenlandia di aderire agli Stati Uniti. A tanti osservatori è sembrata una battuta del presidente USA. Alla luce di quanto sta avvenendo con le politiche commerciali dell’amministrazione americana, la proposta di Trump risulta razionale. L’Italia potrebbe anticipare gli eventi, lasciare l’euro, aderire al dollaro USA e valutare con calma la possibilità di diventare il 51° Stato americano.

Prima si avrebbe il boom dell’agroalimentare italiano. Piano piano si rilancerebbe anche l’industria automobilistica e tutto l’indotto

Aderendo al dollaro americano l’Italia, come già accennato, potrebbe vendere senza problemi i propri prodotti in tutta l’America. Ci sarebbe subito, già dal primo mese, un boom di vendite per i prodotti agroalimentari italiani. Non solo. Trump, è noto, sta sbaraccando la globalizzazione e sta puntando sul rilancio delle proprie industrie che negli ultimi anni hanno delocalizzato gli stabilimenti fuori dall’America. Tra le industrie che l’attuale amministrazione americana vuole rilanciare c’è quella automobilistica. In questo momento l’industria automobilistica italiana è in fase di smantellamento. Stellantis, la multinazionale che ha rilevato quasi tutti i più importanti marchi automobilistci italiani, si è già in parte trasferita negli Stati Uniti per usufruire delle agevolazioni previste per il rilancio di questo settore dall’amministrazione Trump. Se l’Italia entrerà nell’area del dollaro americano, ebbene, sarà la stessa amministrazione americana a programmare il rilancio delle fabbriche italiane e di tutto l’indotto. Le attuali 200 mila auto all’anno prodotte in Italia potrebbero diventare in breve tempo un milione, con un notevole rilancio dell’occupazione in questo settore. Ne trarrebbe giovamento anche la farmaceutica. Di pù: considerato che nell’Unione europea l’agricoltura è penalizzata, si potrebbe discutere con gli americani anche il rilancio del settore agricolo.

L’adessione all’area del dollaro è l’unica via per rilanciare l’acciaieria di Taranto senza inquinamento ambientale

Non solo. Al di là di ‘capitomboli’ del Governo italiano di Giorgia Meloni, l’acciaieria di Taranto è in chiusura, non soltanto perché inquina ma soprattutto perché, con i dazi americani sull’acciaio al 50%, non si capisce a cosa servirebbe l’acciaio prodotto a Taranto. Entrando nell’area del dollaro, con il contestuale rilancio dell’industria automobilistica italiana e con la possibilità di collocare nel grande mercato americano non soltanto le auto prodotte in Italia ma tutti i beni prodotti con l’acciaio, l’acciaieria di Taranto aacquisirebbe un ruolo centrale e, con l’aiuto degli americani, si potrebbe eliminare l’inquinamento.

L’Unione europea è già morta. Al debito pubblico italiano, che per la metà è una truffa tedesca, penserebbe Trump che sa come proporre all’Unione europea uno dei suoi accordi ‘fantastici’

Qualcuno dirà: e l’Unione europea? Senza il mercato americano, con la Russia messa di traverso e con la Cina che aiuta la stessa Russia, l’Unione europea è già morta. Ancora gli ‘europeisti’ non se ne sono accorti, ma lo capiranno entro la fine di quest’anno. Restando nell’Unione europea, un’alta percentuale di aziende italiane è destinata a chiudere i battenti. La pressoché totale inadeguatezza mostrata dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nella trattativa commerciale con Trump dimostra che l’Europa unita non c’è più. Quache altro osservatore dirà? E i circa 3 mila miliardi di debito pubblico italiano? Per poco più della metà si tratta di un debito pubblico truffaldino, provocato dall’adesione dell’Italia all’imbroglio monetario tedesco chiamato euro. La metà di questo debito, insomma, si azzera con il ricorso all’istituto del debito detestabile o odioso (qui un articolo). L’altra metà del debito sarà oggetto di un accordo tra il presidente degli Stati Uniti d’America e la presidente della Commissione europea von der Lyen. Noi siamo certi che Trump, che nelle trattative economiche è un grande ‘filibustiere’, troverà il modo per arrivare a un accordo ‘fantastico’ per noi. Se ci riflettiamo, l’Italia è piena di basi militari americane, se è vero che se ne contano 33. Fino ad ora abbiamo subito tutti gli oneri di questa situazione. Aderendo all’area del dollaro americano cominceremo a usufruire anche di importanti benefici economici e sociali.

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