Ciro Lomonte torna a denunciare il sostanziale default di Regione siciliana e Comuni. Tutto vero. Però bisognerebbe capire perché non si ferma l’enorme flusso di soldi per i grandi appalti dell’Isola

Comuni siciliani senza soldi: il caso dei Campobello di Mazara

Ciro Lomonte, esponente storico di Siciliani Liberi (foto sotto), torna a ribadire che, in Sicilia, Regione e Comuni sono senza soldi. A suo dire, non sono solo spariti i fondi del Pnrr, ma tutti i fondi dello Stato. Scrive Lomonte: “Giungono da tutta la Sicilia conferme alla tesi di Siciliani Liberi per cui praticamente tutti i Comuni e la Regione siciliana sono in condizioni di sostanziale insolvenza. Con i pagamenti che ormai si limitano al solo personale, e nemmeno tutto (come prova il caso dei Consorzi di bonifica regionali), e pochi servizi residui. Questa volta a non pagare la ditta fornitrice è il Comune di Campobello di Mazara che non ha pagato ben 4 fatture per complessivi 123mila euro emesse dall’impresa appaltatrice tra il 2024 e il 2025 per lavori appaltati dal Comune nel 2023 per l’ampliamento dello spiazzo di un ex oleificio destinato ad ospitare i lavoratori stranieri addetti alla raccola delle olive. La ditta ha ovviamente presentato un’ingiunzione di pagamento inclusiva delle spese legali e degli interessi cumulati”. (sopra foto tratta da Blog Sicilia)

Bruxelles non trasferisce più soldi a Roma. E Roma non trasferisce più soldi a Regioni e Comuni

“Il Comune – prosegue Lomonte – non paga perché non ha i soldi, mai trasferiti da Roma. Per la precisione, Roma tramite il Ministero dell’Interno, avrebbe dovuto trasferire 350mila euro tramite la Prefettura di Trapani. Sono arrivati, però, solo 110mila euro, subito pagati all’azienda. Da allora, tutto tace. A differenza di quanto avvenuto con i lavori del Pnrr, fermi ovunque, in cui le imprese e le loro associazioni si sono distinte per uno sconcertante silenzio, l’impresa questa volta oltre a fare ingiunzione di pagamento, ha informato la stampa locale. Che infatti ne scrive subito ne l’edizione dell’1 Settembre de La Sicilia (https://www.lasicilia.it/…/la-ditta-finisce-i-lavori…/). In breve, si conferma la cronica mancanza di denaro delle casse centrali dello Stato, che pure ha portato nei primi 6 mesi del 2025 il gettito fiscale al record storico. I soldi non bastano, perché da Bruxelles non arriva più un centesimo. Mentre gli interessi sul debito pubblico, che vengono pagati puntualmente, nel 2024 hanno superato i 100 miliardi di euro (https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-editoriali-spesa…). Mentre quest’anno, con il debito ormai oltre quota 3 mila miliardi di euro, la cifra pagata in conto interessi dal Tesoro a banche, fondi e risparmiatori detentori dei titoli di Stato supererà quota 100 miliardi, paralizzando di fatto qualsiasi attività dello Stato che non siano – appunto – i pagamenti di stipendi, pensioni, e dell’enorme ammontare annuo di ore di ‘cassa integrazione in deroga’ a milioni di lavoratori che altrimenti sarebbero già tutti licenziati e senza stipendio”.

I ‘buchi’ finanziari della Pubblica Amministrazione italiana

“La notizia dei mancati pagamenti da parte dei Comuni siciliani – prosegue l’esponente di Siciliani Liberi – riguarda moltissimi fornitori di beni e servizi: ad esempio le cooperative che gestiscono comunità alloggio per minori e per disabili psichici con la loro maggiore associazione che annuncia azioni legali (https://livesicilia.it/legacoop-sicilia-ritardi-nei…/)”. Lomonte ricorda, citando un dirigente di un’associazione di cooperative, che “la Sicilia contribuisce a un debito complessivo della PA italiana che, solo nel 2022, era di 3,15 miliardi di euro, record negativo fra tutte le Regioni d’Italia”. Il sistema è ormai al limite, molto vicino al tracollo (https://www.tp24.it/…/pagamenti-alle-imprese-la…/222135).

Lo Stato italiani ha trasferito la propria insolvenza a Regioni e Comuni

“Dalla grande Catania alla piccola Caccamo – scrive ancora Lomonte – i Comuni siciliani, tutti in dissesto e insolventi di fatto, e pressoché tutti senza bilancio quando ormai l’anno sta per concludersi, non fanno più nulla. A spiegarlo, è il Sindaco di Caccamo: “Senza bilancio non possiamo fare nulla. Stiamo organizzando la sagra della salsiccia e abbiamo ripreso anche la sagra della pizza. Per superare le criticità serve maggiore attenzione da parte della Regione. Anche un piccolo contributo negato può significare la perdita di un’opera pubblica o di un servizio importante per i cittadini. Ogni giorno dobbiamo fare i conti con limiti oggettivi che rallentano la nostra azione”. (https://ilsicilia.it/caccamo-dalle-difficolta-al…/). Gli fa eco il Sindaco di Catania, Enrico Trantino: ‘Per le buche non c’è un euro. Le strade di Catania sono disastrate ma non abbiamo soldi. Sono frustrato’. Ed aggiunge: ‘La questione è una sola: dobbiamo intervenire. Il problema è come, non potendo contare su un solo euro di spesa corrente da destinare a tale fine. A inizio Aprile scadrà un bando della Regione siciliana: la nostra speranza – e delle città di Messina e Palermo – è potere intercettare queste somme per un primo intervento’. In pratica, dice il Sindaco di Catania, il Comune non ha in cassa un solo euro per riparare una strada o un marciapiede. E nello stesso medesimo stato si trova il Comune di Palermo e qualsiasi altro Comune della Sicilia. Come si vede, l’euro è di fatto già saltato e il Tesoro ha già fatto default, cioè è in condizioni di insolvenza. Solo che l’insolvenza, invece di dichiararla a livello centrale facendo così collassare l’euro nello spazio di pochi giorni, la si è trasferita a Regioni e Comuni. Che ora però, sono alla paralisi. Esattamente come previsto dall’unica forza politica realista e leale della Sicilia”.

“Il Comune di Catania è una macchina senza motore e la situazione è quella di una trincea di guerra”

“Leale è stato anche il Sindaco di Catania – dice sempre l’esponente di Siciliani Liberi -. Che presentandosi pochi giorni fa in Consiglio comunale per rendicontare alla città quanto fatto dall’amministrazione nel 2024 ha detto la verità: ‘Il Comune di Catania è una macchina senza motore e la situazione è quella di una trincea di guerra’ (https://qds.it/catania-trantino-dichiarazioni…/…)’. Ovvero, non solo non ha un centesimo, ma ogni singolo euro introitato va a coprire parte dell’enorme buco finanziario svelato da Confcooperative per la pubblica amministrazione in Sicilia: buco che nel 2022 era di 3,15 miliardi di euro. Ed oggi, tre anni dopo, è molto ma molto di più”.

Silvio Berlusconi nel 2011 non si arrese ai massoni e predoni dell’Unione europea a ‘trazione’ tedesca: e gliel’hanno fatta pagare

Che dire? L’analisi di Lomonte non fa una grinza. Ma noi non crediamo al default dell’Italia. Proviamo a illustrare il perché. A differenza di Silvio Berlusconi, che nel 2011 ha avuto il coraggio di dire “No” ai massoni e predoni dell’Unione europea a ‘trazione’ tedesca, che infatti lo hanno ‘sbarellato’ da Palazzo Chigi con un mezzo golpe bancario-finanziario, l’attuale capo del Governo italiano, Giorgia Meloni, da euroscettica è diventata ‘europeista’: e infatti lo spread è ai minimi storici. Questo già ci dice che l’Italia affonderà solo se affonderà prima la Germania: cosa non improbabile. C’è un secondo motivo per il quale non vediamo a breve l’affondamento economico dell’Italia. Se è vero, come denuncia Lomonte, che tante amministrazioni comunali e altri soggetti pubblici non hanno i soldi per pagare lavori pubblici già iniziati – come nel caso del Comune di Campobello di Mazara – è anche vero che i soldi per i grandi appalti non mancano certo. Proprio la Sicilia è un esempio eclatante del fiume di denaro pubblico che tiene in piedi grandi opere pubbliche che non si completano mai: la Circumetnea, la nuova autostrada Palermo-Agrigento, la nuova autostrada Agrigento-Caltanissetta, l’eterna autostrada Siracusa-Gela, le infinite ‘manutenzioni’ lungo l’autostrada Palermo-Catania, le ‘manutenzioni’ lungo l’autostrada Palermo-Messina, le ‘manutenzioni’ lungo l’autostrada Catania-Messina, la ‘mitica’ Nord-Sud, ovvero la strada a scorrimento veloce Mistretta-Gela (lavori in corso da oltre 70 anni: un record appaltizio!); e anche, ‘fresca fresca’, l’autostrada Catania-Ragusa; a queste si aggiungerà la sceneggiata del Ponte sullo Stretto di Messina, con partenza da poco più di 2 miliardi di euro scippati alle consenzienti Regione Calabria e Regione siciliana. Quindi tutti i grandi appalti ferroviari in salsa sicula, dai ‘raddoppi’ ferroviari che, in tanti casi, dagli anni ’50 del secolo passato ai nostri giorni, non hanno raddoppiato alcunché, fino al Passante ferroviario di Palermo che, lo ricordiamo, non è stato ancora completato; per non parlare della chiusura dell’anello ferroviario di Palermo e delle nuove linee di Tram, sempre di Palermo, annuciate in queste ore, anche se sottofinanziate: giusti quattro soldi per armare i cantieri e poi si viri, come si usa dire in Sicilia. Ancora a Palermo ci sarebbero i lavori del collettore fognario e i lavori nell’area portuale, sempre di Palermo: opere che, in entrambi i casi, gareggiano con l’eternità. Ci fermiamo qui ma l’elenco è lungo.

Quando in Italia si fermerà la giostra dei grandi appalti che non finiscono mai, beh, allora sarà default

Al nostro amico Lomonte diciamo: se l’Italia fosse vicina al default queste grandi opere che non finiscono mai sarebbero state bloccate; invece i lavori proseguono. Se non arrivassero i soldi in tutti questi cantieri ci sarebbe un gran casino con proteste di operai e bla bla bla. Invece i soldi pubblici arrivano, a fiumi. Al massimo, si può assistere a qualche blocco temporaneo, giusto il tempo di arrivare al ‘concordato’: e poi la giostra appaltizia riprende a girare, girare, girare… Noi, che siamo nessuno, abbiamo calcolato che utilizzando il 50% di questo enorme flusso di denaro pubblico che ogni anno arriva in Sicilia per tenere in piedi questi grandi appalti senza fine, tutti i Comuni della nostra Isola azzererebbero i propri ‘buchi’ finanziari e tornerebbero a erogare servizi ai cittadini e non a vessarli con balzelli vari per tenersi in piedi; la sanità pubblica tornerebbe a funzionare con il giusto numero i medici, infermieri e posti letto, in tre anni si azzererebbero i debiti dei Consorzi di Bonifica che tornerebbero a funzionare e, forse, anche le ex Province potrebbero tornare ad occuparsi delle strade provinciali e della manutenzione degli edifici scolastici. Ma questo non avviene e non avverrà, perché la ‘greppia appaltizia’ consociativa in salsa sicula ‘lubrifica’ il sistema politico, il sistema imprenditoriale, il sistema sindacale e i vari controllori. Il resto? Minchiate.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *