Con la cattura del presidente del Venezuela Nicolás Maduro da parte dell’America di Trump è cominciato il conto alla rovescia per ridurre drasticamente il commercio di cocaina nel mondo

Il presidente americano in campagna elettorale ha promesso lotta senza quartiere alla droga che arriva negli USA dal Sudamerica: anche in questo caso sta mantenendo gli impegni

L’ha promesso e l’ha fatto. Nel programma del presidente americano Donald Trump c’è la guerra ai ‘cartelli’ sudamericani della droga. Da settimane gli USA tengono sotto scacco il Venezuela e affondano navi sudamericane cariche di cocaina. Nelle ultime ore hanno attaccato e catturato il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro. L’attacco a questo Paese da parte dei militari degli Stati Uniti c’è stato, anche se in parte ‘telefonato’. Mentre quella di Maduro e della moglie sono stati arresti concordati. Il presidente del Venezuela sarebbe già in America, dove verrà processato. Lo ha dichiarato il sottosegretario di Stato statunitense, Christopher Landau. Di fatto, fa un passo avanti la guerra dichiarata dal presidente Trump non soltanto ai già citati ‘cartelli’ della droga ma anche alle piantagioni di coca che si trovano soprattutto in tre Paesi sudamericani: Perù, Bolivia e Colombia. Per la prima volta siamo davanti a una vera lotta alle mafie mondiali che fino ad oggi hanno fatto soldi a palate con il traffico di cocaina. Nel mondo ci sono altri Paesi che coltivano la pianta di coca. Ma venendo meno la produzione di cocaina in Sudamerica e il commercio di questa droga dallo stesso Sudamerica nel resto del mondo il colpo, per il settore, sarà mortale.

E’ evidente che l’attacco americano in Venezuela è stato concordato da Trump con Cina e Russia. Spartizione anche del petrolio venezuelano?

La situazione è confusa. Nelle scorse ore è stata data la notizia che il Ministro della Difesa del Venezuela, Vladimir Padrino López, è stato ucciso. Notizia smentita: il generale è vivo. Nel frattempo i governi di Cina, Iran, Cuba, Colombia e una serie di altri Paesi hanno condannato l’aggressione degli Stati Uniti contro il Venezuela. In un canale Telegram vicino alla Russia leggiamo: “Come sappiamo, le condanne nel mondo moderno non impressionano quasi nessuno”. E’ evidente che l’attacco americano in Venezuela è stato concordato da Trump con Cina e Russia: se non fosse così sarebbe già scoppiata la guerra mondiale. I cinesi hanno avuto mani libere a Taiwan dove nei giorni scorsi hanno effettuato una minacciosa esercitazione militare per fare capire agli ‘indipendentisti’ che quest’isola fa parte della Cina (qui un articolo); mentre i russi stanno accelerando le azioni militari per completare la conquista del Donbass. Ovviamente è stato chiesto il solito intervento dell’ONU, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, che, quando si parla di cose serie, non ha alcuna voce in capitolo. C’è chi scrive che gli americani si impossesseranno anche del copioso petrolio del Venezuela. Sarà così? Ci sembra difficile che cinesi e russi restino fuori dal giro.

E’ probabile che anche in Iran americani, cinesi e russi abbiano concordato la sostituzione della teocrazia degli Ayatollah

Mentre le cronache registrano la caduta di Maduro e gli attacchi sempre più pesanti della Russia in Donbass, in Iran va in corso una rivoluzione popolare contro il regime degli Ayatollah: va da sé che anche questa protesta in Iran è concordata tra America, Cina e Russia, che stanno provvedendo a ‘ridisegnare’ gli equilibri nel mondo. Gli unici che ancora non hanno capito quello che sta succedendo sono i governanti della fallimentare Unione europea dell’euro che si ostinano ad aiutare l’Ucraina, Paese destinato alla sconfitta, nonostante gli atti terroristici che sta mettendo in atto con l’aiuto di Paesi occidentali. Ma, forse, alla fine questo non è un male che viene per nuocere, perché così facendo gli ‘europeisti’ daranno un colpo di acceleratore alla disgregazione della stessa Unione europea che americani e russi vogliono smantellare.

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