
A quanto pare dalla Tunisia non arriva soltanto olio d’oliva a prezzi stracciati. Cosa portiamo sulle nostre tavole?
I carciofi: cosa stiamo portando in tavola in Italia? Carciofi che arrivano dall’estero, ma noi non siamo informati. O meglio, qualcuno che prova a informare i consumatori italiani c’è. Ecco un VIDEO, che troviamo sulla pagina Facebook C.R.A. Agricoltori Traditi. Il video illustra cosa sta succedendo con i carciofi italiani: raccoglierli non conviene, perché i commercianti guadagnano di più con i carciofi che arrivano dall’esero: per esempio, dalla Tunisia, che non sta inondando l’Italia solo con l’olio d’oliva ,a anche di carciofi.
Come hanno ‘ammazzato’ la produzione di carciofi del nostro Paese in poche cifre
Sempre sui carciofi va un post sulla pagina Facebook Foodiverso. Il titolo già racconta l’essenziale: “CARCIOFI A TERRA, PROFITTI IN CASSA, LA GDO MANGIA, GLI AGRICOLTORI DIGIUNANO”. Per la cronaca, l’acronimo GDO sta per Grande Distribuzione organizzata. Leggiamo il post: “Distese ricolme di carciofi lasciati a marcire nei campi della #puglia e di altre parti d’Italia. Non per calamità naturali, non per mancanza di lavoro, ma per una scelta obbligata: raccoglierli non conviene più. A dicembre 2024 al produttore venivano riconosciuti 80 centesimi a capolino. Oggi? Dieci. Una cifra che non copre nemmeno i costi di raccolta. Il risultato è surreale e indecente: campi pieni, magazzini vuoti e scaffali della Grande Distribuzione ben forniti… ma di prodotti importati. È il solito copione: ai produttori si chiede di rispettare standard elevatissimi, costi crescenti, burocrazia soffocante. Alla grande distribuzione si lascia il coltello dalla parte del manico, libera di schiacciare i prezzi all’origine e gonfiarli lungo la #filiera. Il valore si perde nei campi, mentre altrove si moltiplica. Così l’agricoltura italiana viene umiliata due volte: prima economicamente, poi culturalmente. Perché lasciare il prodotto a terra non è spreco, è un atto di sopravvivenza. Lo spreco vero è un sistema che preferisce importare piuttosto che garantire un prezzo giusto a chi produce qualità, lavoro e territorio. Intanto si parla di accordi commerciali, di #mercati globali, di competitività. Ma la domanda è semplice: competitivi per chi? Di certo non per chi lavora la terra. E nemmeno per i consumatori, che pagano di più prodotti peggiori, mentre l’agricoltura locale viene lentamente spenta. I #carciofi a terra non sono un incidente: sono un messaggio. E raccontano, senza filtri, il fallimento di una filiera dominata dalla Grande Distribuzione, dove chi produce vale sempre meno e chi intermedia guadagna sempre di più”.
Sopra riportiamo la foto tratta dalla citata pagina Facebook Foodiverso ottenuta con AI








