Dopo il ‘congelamento’ dei fondi russi investiti in euro si potrebbe profilare la confisca delle società europee che hanno investito nel Paese di Putin. Il caos potrebbe dare l’avvio alla fine dell’euro

di Giulio Ambrosetti

Venerdì scorso i Paesi Ue d’accordo sullo scippo di circa 250 miliardi di fondi russi erano 25 su 27. Oggi sono diventati 20. Si va diffondendo il terrore per quello che potrebbe succedere?

Ben 25 Paesi dei 27 Paesi dell’Unione europea hanno votato “Sì” al ‘congelamento’ degli asset russi a tempo indeterminato presenti nell’istituto finanziario belga, Euroclear. Gli unici due Paesi che hanno votato “No” sono Ungheria e Slovacchia. Il Governo del Belgio è molto critico ma alla fine non si è opposto. Dopo di che si assiste a un pentimento di cinque Paesi Ue, i cui governi si dicono contrari allo scippo dei fondi russi. Si tratta di Belgio, Bulgaria, Repubblica ceca, Italia e Malta. Sembra una farsa: se hanno approvato il ‘congelamento’ dei circa 250 miliardi di euro russi perché, adesso, non vogliono che questi soldi non vangano regalati all’Ucraina? Come in quasi tutte le cose che riguardano l’Unione europea si va avanti tra divisioni, forzature, polemiche. Proviamo a illustrare cosa potrebbe succedere.

Davanti allo scippo dei fondi i Paesi del mondo che hanno investito in euro potrebbero ritirarsi causanfo un terremoto monetario ed economico nell’Europa presunto-unita

Nei giorni scorsi, per la precisione Venerdì 12 Dicembre abbiamo scritto un articolo per MediaOnOnline nel quale abbiamo ipotizzato quelli che possono essere i rischi legati al ‘congelamento’ e alla successiva cessione dei fondi russi all’Ucraina. Sono tanti i soggetti che hanno investito in euro. Alcuni di questi Paesi – soprattutto Cina e Paesi arabi – davanti a uno scippo ai danni della Russia potrebbero decidere di ritirare i propri investimenti in euro, creando un terremoto monetario che protrebbe arrecari danni alla stabilità della moneta unica europea (qui il nostro articolo). Non è da escludere che alcuni di questi investitori internazionali abbiamo avvertito i Governi dei Paesi Ue. La nostra è solo un’ipotesi. Però, come già accennato, se fino a Venerdì scorso i contrari allo scippo di fondi alla Russia, nell’Unione europa, erano solo Ungheria e Slocavvia, adesso i Paesi sono diventati sette.

La possibile mossa della Russia: ‘congelare’ le imprese europee che hanno investito nel Paese di Putin

Sette Paesi su 27 non sono la maggioranza. Vanno messe nel conto altre ipotesi. Ci possono essere Paesi Ue disposti ad accettare la sfida della Russia, che si è già rivolta alle autorità internazionali chiamate a pronunciarsi sugli atti di pirateria finanziaria (appropriarsi degli investimenti di altri Paesi è un atto di pirateria finanziaria). Non è da ecludere che questi Paesi europei pensino di vincere davanti a questi particolari Tribunali. E, in ogni caso, non hanno problemi a pagare, in quota parte, l’eventuale restituzione dei 250 miliardi di euro alla Russia. Poi ci sono Paesi non non saprebbero dove trovare la propria quota di restituzione dei fondi alla Russia. Tra questi c’è l’Italia, che per portare a termine la manovra economica e finanziaria di poco meno di 19 miliardi di euro sta facendo i salti mortali. Ebbene, se le cose dovessero andare male l’Italia dovrebbe sborsare 25 miliardi di euro, che potrebbero arrivare o da tagli ai servizi (a cominciare dalla sanità pubblica, che dal 2012 è il ‘bancomat’ dei Governi che si sono succeduti fino ad oggi) o da nuovi balzelli. C’è anche un altro motivo che, con molta probabilità, sta spaventando i governanti di Belgio, Bulgaria, Repubblica ceca, Italia e Malta e, forse, di altri Paesi europei. In Russia hanno investito, in attività imprenditoriali, tanti gruppi esteri, compresi italiani. In queste ore il Paese di Vladimir Putin starebbe preparando una risposta: ‘congelare’ le attività imprenditoriali di imprese europee. Una mossa che si trasformerebbe in una confisca di queste imprese da parte del Governo russo.

Una scusa per consentire allaGermania di uscire dall’euro?

Insomma, si potrebbe scatenare il caos. Di questo caos qualcuno ne potrebbe approfittare. Chi? E’ noto che alcuni osservatori filo-tedeschi hanno detto a chiare lettere che la Germania uscirà quanto prima dall’euro (qui un articolo). L’eventuale pronunciamento delle autorità internazionali contro lo scippo di 250 miliardi di euro alla Russia e, soprattutto, la confisca di imprese europee che hanno investito in Russia e che operano nella stessa Russia scatenerebbe un pandemonio. Il caos economico e finanziario sarebbe assicurato e la Germania potrebbe prendere la scusa per mollare l’euro che oggi, per i tedeschi, è un peso, dal momento che non possono più ‘alleggerire’ gli altri Paesi Ue come hanno fatto fino ad ora. Insomma, non è certo un caso se ad aver voluto il ‘congelamento’ dei soldi russi investiti in euro sia stata la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che è, per l’appunto, tedesca…

Orban: l’attacco agli asset russi? Una dichiarazione di guerra

Interessante, su questo tema, una dichiarazione del capo del Governo dell’Ungheria, Viktor Orban: “Eludendo l’Ungheria, violando il diritto europeo in pieno giorno e in pubblico, stanno attentando ai beni russi – dice Orban -. Questa è una dichiarazione di guerra. Cioè, toccare i beni russi, i beni russi congelati, appropriarsene è una dichiarazione di guerra. Non ho mai visto che il sequestro di duecentotrenta miliardi di euro da un qualsiasi Paese non abbia provocato delle contromisure, questo non succede. Qui suonano la prima viola tre tedeschi, e, a mio parere, sono loro che stanno portando l’Unione in un vicolo cieco o che la stanno guidando contro un muro. Il cancelliere tedesco Merz, il leader della più grande fazione del Parlamento europeo, il signor Weber, e Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea. E ragionano così: o i soldi russi ci sono, o non ci sono. E la guerra o finisce, o non finisce. E se non finisce, allora serviranno altri soldi. Ci sono i soldi russi, e c’è un’altra opzione: raccogliere i soldi dagli Stati membri. Il presidente della Commissione europea, tra l’altro, chiede ai 27 Stati membri 135 miliardi di euro. Una proposta eccellente, ma non intendiamo parteciparvi: lasceremo questa meravigliosa opportunità ad altri”.

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