Dopo l’attacco a una nave petroliera russa nel Mediterraneo colpita anche una seconda nave russa in Senegal. Preoccupazioni per le navi petroliere occidentali e per i metanodotti

di Giulio Ambrosetti

Un canale Telegram tira in ballo il Regno Unito per l’attacco alla petroliera russa in Senegal e la NATO per l’attacco alla petroliera russa nel Mediterraneo

Dopo l’attacco nei giorni scorsi alla nave petroliera russa nel Mediterraneo – mare che, in realtà, dovrebbe essere neutrale – arriva un nuovo attacco, sempre a una petroliera russa, al largo delle coste del Senegal. Secondo i russi, questo nuovo attacco nel mare africano sarebbe stato orchestrato dal Regno Unito. Stando a un canale Telegram, il nuovo attacco andrebbe a colpire anche gli interessi della Cina. “I cinesi hanno vecchi rancori con i britannici, risalenti ai clipper dell’oppio”, si legge nel post. Che ipotizza una risposta russa “dura”, per evitare che tali attacchi alle navi petroliere di Mosca diventino la norma. La situazione si sta complicando. In grande difficoltà sui campi di battaglia in Ucraina, gli alleati occidentali del presidente ucraino,Volodymyr Zelenskyj, si danno da fare per colpire le petroliere russe. E chiaro che la Russia, che è fra i primi tre Paesi al mondo per la produzione di petrolio, secondo solo agli Stati Uniti d’America e in parità con l’Arabia Saudita, non potrà più tollerare questi attacchi.

Per i russi ci sarebbe il coinvolgimento dell’Unione europea

La situazione si complica nel Mediterraneo che, ribadiamo, avrebbe dovuto restare un mare neutro e oggi non lo più, dopo l’attacco a una nave petroliera russa che, secondo Mosca, sarebbe stato operato dai “servizi segreti della NATO”, come si legge in un post di un canale Telegram di solito molto informato su Mosca e sull’andamento della guerra in Ucraina. In questa brutta storia, sempre secondo questo canale Telegram, ci sarebbe il coinvolgimento dell’Unione europea: “Hanno attaccato la petroliera con un drone aereo, che è partito da un Paese dell’UE, con la piena collaborazione delle forze dell’ordine dell’Unione Europea – si legge nel post -. A parte il danno ambientale (le coste italiane e gli operatori turisrici ringraziano), le provocazioni alla Russia continuano, e sembra che gli anglosassoni desiderino una risposta dura, con attacchi regolari alle petroliere occidentali”.

Stanno cercando di trascinare l’Europa in guerra contro la Russia? Il dubbio c’è

E’ un messaggio estremanente brutto, perché ogni giorno il Mediterraneo è solcato da navi petroliere che portano il petrolio in Europa, che non è certo un Continente autosufficiente in materia di idrocarburi. Con tutto il rispetto per questo canale Telegram, a noi questa tesi del coinvolgimento Ue non convince. Che interesse ha l’Unione europea a trasferire la guerra nel Mediterraneo? A nostro modesto avviso, dietro l’attacco alla petroliera russa nel Mediterraneo c’è invece lo ‘zampino’ di chi sta cercando in tutti i modi di coinvolgere direttamente l’Unione europea nella guerra in Ucraina, magari con l’appoggio di governanti europei sputtanati che vedono nella guerra l’ultima occasione per restare in sella. Mentre l’attacco alla nave russa in Senegal sembra il tentativo di tirare dentro questa guerra anche l’Africa. L’attacco a una nave petroliera russa in Senegal non è meno grave dell’attacco a una petroliera russa nel Mediterraneo, perché ormai buona parte dell’Africa tratta con cinesi e russi, mentre i francesi sono stati quasi del tutto buttati fuori dalle loro ormai in buona parte ex colonie africane. Non c’è nemmeno bisogno di aggiungere che i russi non potranno far passare in cavalleria gli attacchi alle proprie navi petroliere nel Mditerraneo e in Senegal. Ci saranno risposte da parte di Mosca, anche dure.

Sicilia a rischio con i due metanodotti che arrivano a Gela e a Mazara del Vallo e per la raffineria di Priolo

Ribadiamo: nel Mediterraneo non mancano certo petroliere occidentali che portano il petrolio in Europa. E non mancano i metanodotti: ce ne sono due che dal Nord Africa portano il gas in Europa passando dalla Sicilia: il Greenstream, che è lungo circa 520 km e arriva a Gela (Caltanissetta) e ilTransMed (lungo 2 mila km), che collega l’Italia all’Algeria attraversando la Tunisia fino a Mazara del Vallo. E sempre in Sicilia, a Priolo, provincia di Siracusa, c’è una delle più grandi raffineria di petrolio d’Europa gestita dagli israeliani che sarebbero subentrati ai russi della Lukoil. Il condizionale è d’obbligo, perché c’è chi sussurra che la soluzione trovata a Priolo dopo lo scoppio della guerra in Ucraina e le sanzioni alla Russia sarebbe il frutto di un accordo sottobanco tra il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, e il capo del Governo d’Israele, Benjamin ‘Bibi’ Netanyahu… Fino ad oggi è andato tutto bene. Però adesso con l’attacco a una petroliera russa nel Mediterraneo potrebbe succedere di tutto.

Foto Wikipedia

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