di Giulio Ambrosetti

Sapete perché è diventato ordinario far votare i cittadini Domenicà e Lunedì? Perché a votare vanno in pochi. E chi non vota fa benissimo, perché votando si avalla un sistema politico fallimentare e inutile che penalizza i cittadini
Il sito della Regione siciliana pubblica l’elenco dei Comuni della nostra Isola dove si voterà il 24 e il 25 Maggio (ovviamente, a meno di colpi di scena…). “I seggi per le elezioni amministrative in Sicilia saranno aperti Domenica 24 Maggio dalle ore 7 alle ore 23 e Lunedì 25 Maggio dalle ore 7 alle ore 15. In caso di secondo turno di ballottaggio, si voterà Domenica 7 Giugno dalle ore 7 alle ore 23 e Lunedì 8 Giugno dalle ore 7 alle ore 15”. Come potete notare, ormai si vota Domenica e Lunedì, per cercare di far aumentre la partecipazione al voto.
I 71 Comuni dell’Isola dove non cambierà una mazza
I Comuni dove si voterà sono 71. “Di questi – leggiamo sempre nel post del sito della Regione siciliana – 54 eleggeranno Sindaci e consiglieri comunali col sistema maggioritario, negli altri 17 (con popolazione superiore ai 15 mila abitanti) invece si voterà col proporzionale. I capoluoghi in cui si andrà alle urne sono Agrigento, Enna e Messina. Nel dettaglio:
nell’Agrigentino, andranno al voto 9 Comuni: oltre ad Agrigento, Camastra, Cammarata, Casteltermini, Raffadali, Ribera, Sambuca di Sicilia, Siculiana, Villafranca Sicula;
nel Nisseno sono 7: Bompensiere, Mussomeli, Santa Caterina Villarmosa, Serradifalco, Sutera, Vallelunga Pratameno, Villalba;
nel Catanese 9: Bronte, Calatabiano, Mascali, Milo, Pedara, Randazzo, San Giovanni la Punta, San Pietro Clarenza, Trecastagni;
nell’Ennese 6: oltre al capoluogo, Agira, Centuripe, Nicosia, Pietraperzia, Valguarnera Caropepe;
nel Messinese 17: oltre al capoluogo, Alì Terme, Barcellona Pozzo di Gotto, Basicò, Giardini Naxos, Graniti, Limina, Malfa, Malvagna, Merì, Milazzo, Mirto, Naso, Raccuja, San Salvatore di Fitalia, Saponara, Savoca;
nel Palermitano 16: Aliminusa, Altofonte, Caltavuturo, Campofelice di Fitalia, Carini, Godrano, Gratteri, Isola delle Femmine, Lascari, Misilmeri, Polizzi Generosa, Pollina, Santa Cristina Gela, Scillato, Termini Imerese, Villabate;
nel Ragusano 1: Ispica;
nel Siracusano 3: Augusta, Floridia, Lentini;
nel Trapanese 3: Campobello di Mazara, Gibellina, Marsala”.
Cosa pensate di cambiare andando a votare per Sindaci e consiglieri comunali? Forse solo il loro destino, il vostro, egregi cittadini, è segnato: pagare tasse e imposte comunali, autovelox, Ztl e via continuando
Vorrei porre una domanda agli abitanti di questi Comuni: cosa pensate di cambiare andando a votare? Vi è chiaro o no che tutti i Comuni siciliani, chi più, chi meno?, sono senza soldi? Secondo voi i vostri Comuni sono al verde perché negli ultimi quindici-venti anni i Sindaci vi hanno riempito di servizi e di regali? Vi siete accorti o no che i Comuni, oggi, a parte l’ordinaria amministrazione e qualche festa per tenervi buoni servono solo a farvi pagare imposte e tasse comunali? Lo sapete che quando non sanno dove trovare i soldi aumentano l’addizionale IRPEF? E voi andate ancora a votare? Vi siete accorti che i Comuni della nostra Isola hanno adeguato le indennità per Sindaci e amministratori locali (assessori, presidenti del consiglio), adeguamento previsto dalla legge nazionale, sebbene con modalità e tempistiche recepite attraverso norme regionali specifiche? I politici i loro cosi si i ficiru, mentre i cittadini non contano nulla.
Le elezioni ormai servono solo agli eletti, non certo ai cittadini elettori. Le indennità di Sindaci e assessori
Riassumendo, a parole ci dicono che i nuovi amministratori comunali lavoreranno per i cittadini. In realtà, chi viene eletto Sindaco prende un terno perché si sistema per cinque anni. L’indennità dei Sindaci varia a seconda della popolazione del Comune: si va da un minimo di mille e 659 euro al mese per i piccoli Comuni a quasi 14 mila euro al mese per i Sindaci delle Città Metropolitane (capoluoghi di regione o provincia con oltre 100.000 abitanti). L’indennità degli assessori comunali varia sempre a seconda della popolazione e va dal 30 al 45% dell’indennità del Sindaco.
Le indennità dei consiglieri comunali
Indennità più basse per i consiglieri comunali. In questo caso la retribuzione si chiama “gettone di presenza” che viene riconosciuto per ogni seduta del Consiglio comunale e delle Commi.ssioni consiliari. Anche in questo caso, varia sempre a seconda del numero degli abitanti del Comune:
Piccoli Comuni (<10.000 abitanti): Il gettone è generalmente basso, con valori indicati tra 15,34 euro e 18 euro.
Comuni Medi (10.000 – 30.000 abitanti): Il valore sale a circa 22,21 euro.
Grandi Comuni (>30.000 – 500.000 abitanti): Il gettone presenza si attesta intorno a 36,15 euro.
Grandi Città (>500.000 abitanti): Il gettone può arrivare a 103,29 euro.
Sarebbe interessante capire quante volte si riuniscono le Commissioni in una settimana…
Nei Comuni si trovano le risorse per gli appalti, non certo per i cittadini
Perché queste precisazioni? Per sottolineare che oggi chi viene eletto nei Comuni va, di fatto, a svolgere un lavoro retribuito. Tutto legittimo. Il problema è che i Comuni, oggi, servono a poco o nulla. A Palermo – e forse non solo a Palermo – ormai da anni le strade, di sera, o sono poco illuminate o al buio. E non gliene frega niente a nessuno. A Palermo non mancano i soldi per i grandi appalti che non finiscono mai – appalti ferroviari, collettore fognario e via continuando – ma non ci sono i soldi per l’illuminazione delle strade. Ed è così in tanti altri Comuni della nostra Isola. Queste cose i vertici dell’ANCI Sicilia (sigla che sta per Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) le sanno benissimo ma non lo possono dire. Anche loro debbono recitare la parte dei “Comuni presidio di democrazia” e “primo presidio per i cittadini”: tutte balle!
Fino a quando l’Italia rimarrà infognata nell’Unione europea dell’euro i Comuni non avranno speranza
Anzi a Palermo l’attuale amministrazione comunale, dopo circa 40 anni di abbandono, ha cominciato ad asfaltare alcune strade: e infatti i politici del suo stesso schieramento politico lo criticano e non lo vogliono ricandidare perché invece di spendere i soldi “per la politica” ha cominciato ad asfaltare le strade e ha persino cercato di porre fine alle abitazioni occupate non si capisce bene da chi (o quasi). Con questo non vogliamo attaccare i Sindaci e, in generale, gli amministratori comunali. Vogliamo soltanto affermare che i Comuni, fino a quando l’Italia rimarrà infognata nell’Unione europea dell’euro, non hanno alcuna speranza.
Il Fondo regionale per le Autonomie è stato ridotto di due terzi
Il sistema è semplice: con la truffa del debito pubblico l’Unione europea scippa i soldi al Governo italiano; il Governo trasferisce il proprio default su Regioni e Comuni. In Sicilia, fino a prima dell’arrivo del disastroso Governo ‘europeista’ di Matteo Renzi il Fondo regionale per le Autonomie ammontava a quasi un miliardo di euro all’anno. Oggi l’Assemblea regionale siciliana stanzia, sì e no, 300 milioni all’anno che vengono erogati con ritardi di sei mesi e, talvolta, anche di un anno. I Comuni, per tutta risposta, hanno cercato di ‘spremere’ i cittadini con tasse e imposte comunali, autovelox, ZTL, multe e via coninuando. Ma come sanno benissimo gli amici dell’Anci Sicilia, ormai tanti cittadini siciliani non pagano più, in massima parte picchì i picciuli fineru, in minima parte perché si sono rotti i cabbasisi e non vogliono più pagare.
Una politica italiana ridicola controllata a bacchetta dall’Unione europea
Concludendo, oggi la politica italiana è ridicola. Avete presente le mucche con l’anello al naso? Ebbene, è questa l’immagine della politica italiana. Con la corda dell’anello al naso tenuto dall’Unione europea a ‘trazione’ tedesca. Il resto sono chiacchiere. Le elezioni per la Camera dei deputati e per il Senato si trascinano con le liste bloccate: i cittadini non scelgono una beata mazza: in lista vanno i sodali delle segreterie dei partiti: soggetti che, nella stragrande maggioranza dei casi, non hanno nemmeno i voti per amministrare i condomini dove abitano e, forse, nemmeno i voti dei propri familiari. L’Assemblea regionale siciliana, oggi, è un guscio vuoto che funziona solo quando non approva leggi. E’ solo uno stipendificio da 14-15 mila euro al mese cadauno per i 70 ‘califfi’ di Sala d’Ercole. Il Governo regionale (leggere presidenza della Regione siciliana e assessori) deve fare i salti mortali e se non avesse a disposizione i fondi europei e, quando arrivano se arrivano, i fondi nazionali potrebbe chiudere bottega. I lavori pubblici, l’agricoltura, la Formazione professionale, il sostegno alle imprese, la gestione dell’ambiente e persino la gestione dei beni culturali vanno avanti da oltre un quindicennio con fondi che non sono regionali. Oggi la Regione siciliana – soprattutto dopo i nove anni dei rovinosi Governi di centrosinistra che hanno ‘svuotato’ il Bilancio regionale e ‘assassinato’ l’articolo 36 dello Statuto – è un’aporia economica, finanziaria e amministrativa.
Oggi andare a votare non serve anulla, perché non cambia nulla
In questo scenario andare a votare è una perdita di tempo che giustifica e dà forza a un sistema che va contro i cittadini. Dopo di che i candidati nei Comuni vi diranno che, se li eleggerete, “le città rinasceranno”, che cambierà tutto” e bla bla bla. Tutte balle. Le elezioni comunali, oggi, sono solo dei concorsi pubblici per cinque anni: cinque anni da Sindaco (che nomina per cinque anni gli assessori) e cinque anni da consigliere comunali. I cittadini sono solo il mezzo per tenere in piedi un sistema fallito culturalmente prima che politicamente, economicamente e finanziariamente.







