
di Giulio Ambrosetti
Per ora in Inghilterra è andata in scena una tempesta in un bicchiere d’acqua
Abbiamo atteso qualche giorno per scrivere la seconda puntata della storia di Jeffrey Epstein (foto sopra tratta da Wikipedia) perché, errando, pensavamo che, dal 16 Febbraio ad oggi, sarebbe successo qualcosa di clamoroso. Ci siamo sbagliati. C’è stato sì l’arresto, in Inghilterra, dell’ormai ex principe britannico Andrew Mountbatten-Windsor. Ma, a quanto pare, si è trattato di una mezza sceneggiata, se è vero che, dopo l’arresto, il nobile inglese è stato rilasciato. Peraltro, tra i capi di accusa non spuntano chissà quali fatti. L’ex principe è accusato di aver passato notizie ad Epstein. Attenzione: non è un’accusa di poco conto. Ma il finanziere americano, oltre a brigare con i servizi segreti di mezzo mondo, si occupava di altri argomenti, come abbiamo anticipato nella prima puntata (che potete leggere qui).
Ricordiamo che, per quasi 35 anni, le ‘carte’ su Epstein sono state nelle mani dei Democratici americani
Tornando al cuore della storia che stiamo provando a raccontare, in questa seconda puntata cercherò di rispondere alla mia vechia amica che mi chiede perché stanno cercando in tutti i modi di tirare in ballo Trump in questa storia. Per rispondere compiutamente debbo ricordare che, dai tempi del Democratico Bill Clinton presidente degli Stati Uniti, tutte le ‘carte’ su Epstein sono state nelle mani di personaggi legati al Partito Democratico americano: e non è mai venuto fuori niente. L’incidente, chiamiamolo così, del 2005, avviene durante la presidenza di George Walker Bush, chiamato comunemente George W. Bush, o George Bush, o anche George Bush Jr (presidente USA dal 2001al 2009), Repubblicano sulla carta, di fatto legato anche lui ai potentati globalisti allora in fase di espansione. Ma, come abbiamo ricordato, anche questa seconda vicenda giudiziaria, che si conclude con una condanna di 18 mesi di carcere a carico di Epstein, non intacca il potere del finanziere pedolilo, che rimane sulla cresta dell’onda. Seguono altre denunce a suo carico. La più nota è quella di Virginia Giuffre, grande accusatrice di Epstein e della sua complice Ghislaine Maxwell. Virginia Giuffre è morta suicida nell’Aprile dello scorso anno. La stessa fine di Epstein. Coincidenze…
“Jeffrey Epstein disprezzava Donald Trump”
Abbiamo già ricordato che l’attuale presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, ed Epstein si erano conosciuti negli anni ’90 del secolo passato. Allora Trump era un giovane imprenditore e bazzicava il Partito Democratico. Non è, la loro, un’amicizia che dura molto tempo. I rapporti tra i due si interrompono bruscamente nel 2005. Epstein viene accusato di aver abusato di una minorenne. La ragazzina in questione è la figlia quattordicenne di un amico di Trump. Abbiamo già raccontato che l’inchiesta a carico di Epstein si conclude con un quasi nulla di fatto. Peraltro si scoprirà che erano state abusate altre minorenni. Si racconta che Trump era molto adirato. A questo punto citiamo un passaggio di un interessante articolo che Cesare Sacchetti ha scritto per il suo Blog La Cruna dell’Ago: “Jeffrey Epstein disprezzava Donald Trump. Sapeva che il magnate newyorchese era diverso dagli altri ricchi dell’alta società newyorchese, e che aveva una morale a differenza di molti in quel mondo. Trump sorprese Epstein a molestare una minorenne in uno dei suoi locali in Florida. Non si voltò dall’altra parte come fanno molti in quel giro, ma prese Epstein e lo cacciò fuori dal suo club, fino a collaborare negli anni successivi con la giustizia americana per farlo arrestare. Epstein sospettava che fosse stato proprio Donald Trump a farlo arrestare, e l’ipotesi che il magnate fosse un infiltrato per conto dell’FBI negli anni a venire ha preso sempre più consistenza, soprattutto se si considera il fatto che una volta divenuto presidente, Trump ha fatto di nuovo mettere dietro le sbarre la sua vecchia conoscenza” (qui per esteso l’articolo di Cesare Sacchetti).
E’ con la prima presidenza Trump che cominciano i guai per Epstein
Talvolta i conti tornano. Il tentativo di tirare in ballo Trump in questa storia è illogico. Come abbiamo scritto più volte, avendo avuto nelle mani per quasi trentacinque anni l’archivio di Epstein, se i Democratici avessero avuto qualcosa contro Trump l’avrebbero usata nella campagna elettorale delle presidenziali del 2024 per mandare all’aria la sua candidatura e fare eleggere Kamala Harris. In realtà non c’è nulla, perché dopo il 2005 Trump è diventato un implacabile avversario di Epstein e dei suoi amici Dem. E’ con l’elezione a sorpresa di Trump alla Casa Bianca, nel 2016, che cominciano i veri guai giudiziari per Epstein. Vengono avviate nuove indagini. Già a fine 2018 si inseguono voci su possibili svolte giudiziarie non esattamente favorevoli al finanziere pedofilo. I primi di Luglio del 2019 Epstein si trova a Parigi. L’aria, per lui, si è fatta pesante. Ma forse non immagina che le cose si stanno mettendo male. Il 6 Luglio, al rientro dalla Francia, Epstein viene arrestato a New York con l’accusa federale di “traffico di esseri umani a scopo sessuale”. Finisce nel carcere Metropolitan Correction Center di New York. La sua carcerazione dura meno di quattro giorni: viene trovato morto la mattina del 10 Agosto 2019. Tesi ufficiale: suicidio. Si dice che Epstein, che si sentiva abbandonato da tutti i suoi amici, aveva deciso di fornire la sua versione dei fatti. Vero? Falso? Vattelappesca! Se cercate sulla rete troverete questa notizia. E, da qualche parte (io non sono molto bravo nelle ricerche sulla rete), troverete anche la notizia che Trump non era affatto convinto del suicidio. Così come ci sono personaggi, anche importanti, che sostengono che quello trovato morto nel carcere di New York non è Epstein, che sarebbe ancora vivo.
Perché non è stato possibile fare sparire l’archivio di Epstein
Come già accennato, fino a quando i Democratici sono stati al potere in America, su Epstein, al massimo, circolavano solo voci. Qualcuno, giustamente, potrebbe chiedere: se i Dem americani hanno avuto tra le mani le ‘carte’ su Epstein e se alcuni di loro, come sta venendo fuori, sono coinvolti in queste bruttissime storie di sesso con le minorenni e di atti legati al satanismo perché non hanno fatto sparire tali ‘carte’? La risposta è semplice: perché in America questo non si può fare. Negli Stati Uniti operano alcune ‘Agenzie’ che non dipendono né dal potere esecutivo (Casa Bianca), né dal potere legislativo (Senato e Congresso). Tali Agenzie operano talvolta in raccordo con il potere giudiziario, talvolta in totale autonomia. La politica americana, se è forte, può bloccare la diffusione di certe notizie. E i Democratici, quando governano, sono molto forti. Ma le ‘carte’ non spariscono, non possono sparire. Peraltro nel caso di Epstein, come abbiamo raccontato, queste ‘carte’ sono finite in altri Paesi del mondo. Per esempio in Russia, dove il Ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, è molto informato sulle ‘gesta’ di Epstein (come abbiamo raccontato qui). E infatti le ‘carte’ su Epstein stanno venendo fuori, non a caso, con la presidenza Trump, anche se in ‘dosi omeomatiche’ e in un clima di grande confusione, che forse è tutt’altro che casuale. Ma… E qui diamo la nostra interpretazione su quello che sta venendo fuori e, soprattutto, sul come le notizie dell’archivio di Epstein vengono rese note.
Una confusione con molta probabilità creata ad arte
Nelle ultime settimane sono stati divulgati circa tre milioni e mezzo di file sul caso Epstein. E pare che ce ne siano pronti altrettanti. E forse sarebbero pronte altre ‘milionate’ di file sempre legati all’archivio Epstein. Quanti collaboratori aveva il discusso finanziere per mettere su un archivio con milioni e milioni di file? Cento? Duecento? Cinquecento? Archiviare 10 milioni di foto, video, e-mail, lettere e altra documentazione non è una cosa facile. E allora? E allora è probabile che, per creare confusione ad arte, chi ha avuto nelle mani l’archivio di Epstein abbia, come dire?, abbondato un po’, aggiungendo montagne di notizie irrilevanti ma che hanno creato il caos. La mossa è molto astuta. Se l’amministrazione Trump e l’autorità giudiziaria cominciano a ‘scremare’ le notizie concentrandosi sui fatti più importanti, ebbene, verrebbero accusati di occultare altre notizie. Scoppierebbero polemiche violentissime. Così sono costretti a pubblicare tutto.
Sarà un crescendo rossiniano di notizie-bomba sino alle elezioni di metà mandato (Midterm Elections) previste a fine anno
Guarda caso, chi ha messo su questo ambaradan oggi accusa Trump e l’amministrazione giudiziaria di sollevare polveroni. Ribadiamo: la mossa di chi cerca di creare confusione per rendere incomprendibile questa storia è astuta. Perché in un modo o nell’altro crea problemi. Ma è una strategia che allungherà solo i tempi. E che, alla fine, agevolerà i Repubblicani americani più che mai intenzionati a far emergere tutti i fatti, compresi i più raccapriccianti, dalla pedofilia ai sacrifici umani legati al satanismo. Trump e i Repubblicani, che apparentemente sembrano in difficoltà per i milioni e milioni di notizie messe in circolazione – notizie nella stragrande maggioranza di casi irrilevanti – di fatto stanno cavalcando il caos, centellinando le notizie importanti che verranno fuori entro quest’anno, prima delle elezioni di metà mandato (dall’inglese Midterm Elections). L’eventuale coinvolgimento di personaggi di spicco del Partito Democratico potrebbero sortire, per questa forza politica, effetti tutt’altro che positivi nel voto delle citate elezioni di metà mandato previste alla fine di quest’anno.
L’illusione dei potenti e di chi gli ‘lecca il culo’
Chi pensava e continua a pensare che la vicenda è troppo grossa per potere esplodere e, magari, che i Democratici americani sono troppo potenti per finire nel ‘tritacarne’ del ‘caso’ Epstein è stato smentito dai fatti. Già un paio di ‘siluri’ sono partiti. E’ stato pesantemente ‘azzoppato’ il miliardario Bill Gates, grande finanziatore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), braccio operativo dell’ONU nel mondo sanitario. Gates, coinvolto nella vicenda Epstein, ha già iniziato a diradare la sua presenza (qui un articolo) ai grandi appuntamenti mondani, economici e politici. Della tempesta che si sta scatenendo in Inghilterra abbiamo gà scritto all’inizio di questo articolo. Aggiungiamo che non sono da escludere problemi per il capo del Governo, Keir Starmer. Intanto l’ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti, Peter Mandelson, costretto alle dimissioni, è stato convocato per testimoniare davanti al Congresso sul caso Epstein. C’è chi giura che in Inghilterra gli effetti del cosiddetto “Epstein files” che hanno coinvolto il principe Andrea potrebbero essere i prodromi di una tempesta ben più grande. Un fatto è certo: già questa storia ha iniziato a lambire i laburisti. Già si parla di notizie che arrivano in Francia. E anche in Italia. Si parla, ad esempio, di politici italiani in auge nel 2018, oggi fuori gioco. Ci sarebbe anche la pedofilia del centro Nord Italia. E si vocifera anche della Sicilia.Per esempio, della storia della pedofilia di fine anni ’90 del secolo scorso a Palermo. Storie ‘sepolte’ ma non per questo meno importanti.
I dubbi sulla testimonianza di Clinton e di sua moglie Hillary al Congresso
Lo scorso 4 Febbraio abbiamo già raccontato che l’ex presidente americano, il Democratico Bill Clinton, e sua moglie Hillary Clinton, già Segretario di Stato dell’ex presidente americano, sempre Dem, Barack Obama, sono stati costretti ad accettare di presentarsi davanti al Congresso degli Stati Uniti alla fine di questo mese, in pratica la prossima settimana. Come abbiamo già scritto, marito e moglie, all’inizio non ne volevano sapere di presentarsi davanti al Parlamento americano per parlare di Epstein e quindi di pedofilia. “Il presidente della Commissione di Vigilanza del Congresso, il repubblicano James Comer, li ha convinti. Come? Ha presentato una richiesta di incriminazione per Clinton e moglie. Davanti a questa prospettiva, l’ex presidente americano e l’ex Segretario di Stato si sono piegati. Testimonieranno davanti al Congresso senza limiti di tempo; ciò che diranno verrà firmato e trascritto. Hillary Clinton comparirà davanti al Congresso il 26 Febbraio, il marito il 27 Febbraio”. (qui per esteso il nostro articolo). Ebbene, fino a quando non li vedrò seduti davanti ai parlamentari americani del Congresso continuerò a non credere che Clinton e signora accetteranno di farsi interrogare. Faccio una previsione: non escludo che, da qui alla fine di questo mese succeda qualcosa: cosa non lo so ma potrebbe essere qualcosa per ritardare questo appuntamento. Il solito ‘complottista’ che non sono altro? Vedremo.
Seconda puntata/ Fine







