di Giulio Ambrosetti

L’appoggio incondizionato che i cinesi stanno offrendo agli iraniani ci dice che la realtà è sempre stata molto diversa da quella che veniva rappresentata
Abbiamo già illustrato i primi effetti economici della guerra che si è scatenata nel Golfo Persico e che si sta allargando al Mediterraneo e a un’Unione europea che fa finta di non vedere (qui il nostro articolo). Ora proviamo a entrare nel dettaglio di questo conflitto. Proveremo a dimostrare che dietro l’Iran c’è la Cina che, con molta probabilità, è stata e continua ad essere la vera protagonista occulta dei disordini, chimiamoli così, che vanno in scena in Medio Oriente. L’Iran non è un Paese ricco. E non è così organizzato da sostenere gli sforzi militari, economici e organizzativi che stanno dietro alla corsa agli armamenti nucleari, ad Hamas, ad Hezbollah e gli Houthi. L’appoggio incondizionato che la Cina sta offrendo all’Iran ci dice che la realtà è molto diversa da quella che appare. L’Iran non può attaccare, contemporaneamente, le basi militari americane e NATO in nove, dieci Paesi tra il Golfo e il Mediterraneo senza avere un alleato importante dietro. Il vero scontro, oggi, non è da USA e Israele da una parte e Iran dall’altra parte. Il vero scontro, oggi, è tra Stati Uniti d’America e Cina. Lo scontro è iniziato con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. E’ iniziato sul piano economico e, adesso, si è trasformato in uno scontro militare. La Cina ha perso il Venezuela e non può permettersi di perdere la base geopolitica rappresentata dall’Iran.
Stiamo assistendo a un fatto storico: l’Islam sunnita non si sta schierando contro Israele. I veri isolati sono gli sciiti
L’Iran è un Paese immenso. Si estende per oltre un milione e 600 mila Km quadrati tra territori montuosi e altipiani. Come ha scritto qualche giorno fa un canale Telegram, ha “un’estensione che equivale grosso modo a Gran Bretagna, Germania, Francia e Spagna messe insieme”. Con una popolazione di oltre 92 milioni di abitanti. E’ il più importante Paese scciita del pianeta, se è vero che il 90-95% degli iraniani seguono questa religione islamica. Per la cronaca, nel mondo musulmano gli sciiti sono una minoranza: il 13% rispetto all’87% di sunniti. Da oltre 40 anni l’Iran subisce sanzioni economiche da molti Paesi occidentali, Stati Uniti d’America in testa. E’ chiaro che, da solo, soprattutto negli ultimi dieci anni o giù di lì, l’Iran non avrebbe potuto resistere. Come già accennato, dietro l’Iran, dietro la potenza di fuoco dell’Iran, dietro la grande capacità di governare con il polso di ferro una popolazione di oltre 90 milioni di persone c’è la Cina. La Cina di Xi Jinping, Paese comunista, non è molto interessata alla religione sciita. Ai cinesi interessa l’importanza geopolitica dell’Iran e, in parte, il petrolio dell’Iran. In questo caso, più per il futuro che per il presente. Per il presente i cinesi non hanno problemi, perché sono alleati della Russia, secondo Paese produttore al mondo di petrolio (qui un articolo). Per il futuro sì, sono interessati al petrolio dell’Iran, Paese che possiede “le terze riserve di greggio comprovate più vaste al mondo, dopo Venezuela e Arabia Saudita” (AI Overview). Va però aggiunto che la Russia non sembra stia seguendo Cina e Iran, perché è più interessata a chiudere la partita in Ucraina. Insomma, il Paese di Putin non ha motivo di mettersi contro l’America di Donald Trump. Perché queste precisazioni? Perché spiegano, come già sottolinaato, che nell’attuale guerra in corso nel Golfo Persico a fronteggiarsi non sono Stati Uniti d’America e Israele da una parte e Iran dall’altra parte. Di fatto, stiamo assistendo a una guerra fra Stati Uniti d’America e Cina. E stiamo assistendo a un fatto storico nel mondo islamico: i sunniti non si stanno schierando contro Israele e, di fatto, non sono in linea con gli sciiti iraniani. Il tempo della guerra infinita contro Israele sembra sia ormai al capolinea.
La Cina, Paese comunista, ha usato la globalizzazione a proprio uso e consumo sfruttando la stupidità dei globalisti occidentali
Grazie alla stupida globalizzazione economica i cinesi hanno piazzato le proprie merci in mezzo mondo e forse più. Mentre, per citare un esempio di stupidità economica, l’Unione europea ultra-liberista e globalista riduceva al minimo gli aiuti di Stato con il cervellorica normativa sul de minimis, la Cina, con i soldi dello Stato, sosteneva e sostiene ancora le proprie produzioni riducendo i costi e li esporta nel mondo. La Cina ha utilizzato la globalizzazione economica per farsi i fatti propri, restando un Paese comunista che controlla la propria economia. Il problema è che ha trovato stupidi che gliel’hanno consentito. Tedeschi e francesi hanno capito il gioco e, sottobanco, hanno fatto la stessa cosa, impedendo ad altri Paesi europei di prendersi le loro industrie e le loro banche. Poi ci sono i citati stupidi che, a fine anni ’90, giravano in lungo e in largo ripetendo il ritornello competitin is competition. Sono quelli che hanno ridotto i propri Paesi con le ‘pezze al culo’ tra truffa del debito pubblico, Avanzo primario alle stelle, ‘Patti di stabilità’ demenziali… Grazie alla globalizzazione la Cina si è arricchita. Scrive AI Overview, l’intelligenza artificiale di Google: “Nel 2024, il surplus commerciale globale della Cina ha raggiunto livelli record, avvicinandosi a 1 trilione di dollari (circa 993 miliardi). Sebbene le tensioni commerciali e i dazi abbiano influenzato il commercio con gli USA, il surplus complessivo cinese ha continuato a crescere, trainato dalle esportazioni e da un forte avanzo, confermando la Cina come principale potenza commerciale mondiale”. Senza la stupida e criminale globalizzazione economica la Cina non sarebbe mai diventata la potenza modiale che è oggi. Alla fine, se ci riflettiamo, ha sfruttato la dabbenaggine economica e politica insieme degli occidentali. Grazie al fatto di essere diventata una grande potenza economica e militare la Cina ha potuto aiutare l’Iran. E dall’Iran, con gli aiuti economici della Cina, sono nati Hezbollah in Libano, gli Houthi nelle Yemen e, soprattutto, Hamas, organizzazione politica e militare palestinese islamista.
Non è da escludere che l’attacco ai dazi doganali americani sia sostenuto, anche direttamente, dalla Cina
Con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca il giocattolo che la stupidità politica ed economica occidentale ha messo nelle mani della Cina si è rotto. Con i dazi doganali Trump ha assestato un colpo mortale alla globalizzazione economica. La Cina ha cercato di parare il colpo, perché senza la globalizzazione non può più arricchirsi a spese dell’Occidente, peraltro infiacchito dalle classi dirigenti ‘Progressiste’ dedite, nella migliore delle ipotesi alle ‘fantasie sessuali’ succedanee ai diritti sociali e, nella peggiore delle ipotesi, alla cocaina, alla pedofilia e al satanismo. La Cina, che ha imperniato la propria economia sull’export, senza la globalizzazione non è più in grado di crescere e di aiutare l’Iran. Non è da escludere che l’attacco ai dazi doganali americani sia sostenuto, anche direttamente, dalla Cina. Contemporanemente, Trump ha messo sotto assedio i Paesi sudamericani che producono ed esportano cocaina. Ieri abbiamo dato notizia dell’attacco americano ai ‘Cartelli’ che operano in Equador (qui un articolo), che fa seguito all’attacco ai ‘Cartelli’ messicani e venezuelani. Ma la battaglia più dura e difficile è quella che si sta consumado in Iran. Dove, lo ribadiamo, a fronteggiarsi sono USA e Cina. Come scriviamo da quando è iniziata la guerra in Iran, la Cina ha già perso il Venezuela e non può permettersi di perdere anche l’Iran. I cinesi daranno battaglia.
I politici che dicono che l’Iran calpesta diritti e democrazia ma la guerra è sbagliata non salveranno i propri Paesi dalla crisi
Noi ci auguriamo che la guerra finisca presto. Questo avverrà se Iran e Cina si arrenderanno. Sarà così? Ci sembra improbabile. I cinesi sono molto abili a sfruttare la stupidità altrui, come nel caso della globalizzazione economica. Ma non hanno grandi esperienze di guerra. E allora? L’Iran è ben armato. Ma questo potrebbe non bastare. I cinesi e gli iraniani potrebbero buttarla sull’economia. Hanno iniziato con la chiusura dello Stretto di Hormuz. Con molta probabilità, cercheranno, come stanno già facendo, di allargare il campo di azione della guerra al Mediterraneo. Gli americani hanno già risposto affondando la nave iraniana Iris Dana che navigava nell’Oceano Indiano. Il messaggio è chiaro: gli USA non temono un allargamento del conflitto. Con molta probabilità, cinesi e iraniani potrebbero provare a seminare il caos nelle attività economiche e commerciali del mondo: cosa che stanno già facendo. Per ora gli effetti sono contenuti. Considerato che per cinesi e iraniani l’economia è uno strumento che in questa guerra potrà fare la differenza, non sono da escludere aumenti stratosferici dei prezzi di petrolio e gas. A pagare sarebbero i Paesi che, sempre stupidamente, si sono giocati l’autosufficienza economica, monetaria e alimentare, sempre nel nome dell’ottuso globalismo economico. Chi ha già capito quello che succederà è il Cancelliere tedesco, Friedrich Merz, che è già volato a Washingotn per cercare di proteggere il suo Paese da una probabile tempesta economica in arrivo. I politici che dicono che l’Iran calpesta diritti e democrazia ma la guerra è sbagliata non salveranno i propri Paesi dalla crisi. E l’Unione europea? Non esiste. E’ solo un’aporia politica destinata a franare. Prepariamoci al caos.








