
Sbagliamo o nell’Unione europea sta succedendo un ‘Gran casino’?
La Francia, l’Italia, l’Ungheria e la Repubblica Ceca hanno deciso di non aderire all’iniziativa di trasferire armi statunitensi all’Ucraina con finanziamenti a carico dei Paesi europei. Invece Germania, Regno Unito e Paesi Bassi hanno invece confermato la loro partecipazione al programma. Così, tanto per capire, non partecipare significa non pagare agli Stati Uniti d’America i missili Patriot che arrivano da Oltreoceano per sostenere l’Ucraina? Stamattina abbiamo raccontato le divisioni tra i 27 Paesi Ue in materia di dazi doganali americani, o meglio, su come rispondere ai dazi doganali di Trump (qui il nostro articolo). Adesso notiamo che le divisioni, tra i Paesi dell’Unione europea, si moltiplicano.
Pure Malta contro le demenziali sanzioni ecoonomiche contro la Russia
Anche sulle sanzioni economiche alla Russia non ci sembra che ci sia intesa. Oltre a Ungheria e Slovacchia, che non hanno mai manifestato adesione per le sanzioni contro il Paese di Putin, ora anche Malta comincia a mettere qualche ‘paletto’. In ballo ci sarebbe il diciottesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Ebbene, Malta potrebbe mettersi di traverso. “I motivi non sono ufficiali – leggiamo in un post pubblicato da un canale Telegram – ma gli analisti parlano di stanchezza per la corsa alle sanzioni e di timore di conseguenze economiche. I piccoli Paesi stanno sempre più agendo contro le pressioni che li colpiscono. Sullo sfondo di questi processi, sorge spontanea una domanda: quanto sono efficaci le sanzioni, se anche gli alleati stanno perdendo interesse in esse? L’Unione europea sta dimostrando sempre meno unità e la leva delle sanzioni sta mostrando sempre meno influenza reale”. Come contestare queste parole?
Gli agricoltori europei si rifiutano di ‘immolare’ 80 miliardi di euro di fondi PAC per la guerra in Ucraina
Anche sul nuovo Bilancio Ue, che serve alla Commissione europea a ‘trazione’ tedesca per finanziare la guerra in Ucraina, la tedesca Ursula von der Leyen, comincia a incontrare difficoltà. La von der Leyen vorrebbe ‘saccheggiare’ una parte dei fondi destinati all’agricoltura. Come? Creando un fondo unico nel quale far confluire i soldi per l’agricoltura. In pratica, i fondi per l’agricoltura finirebbero nel ‘calderone’ dei Fondi di sviluppo e coesione. Si tratta della solita manovra banditesca contro l’agricoltura. Ma, a quanto pare, gli agricoltori europei non sono molto d’accordo e hanno cominciaro a fare ‘bordello’. La Commissione europea, che sta già affamando gli agricoltori dell’Europa mediterranea, provando a costringere le aziende che coltivano grano a cedere i terreni per fare posto ai pannelli fotovoltaici, vorrebbe scippare alla PAC (Politica Agricola Comune) circa 80 miliardi di euro dal budget pari a 387 miliardi di euro. Del resto, bisogna acquistare le armi per l’Ucraina e da qualche parte i soldi debbono arrivare. Così il Governo Ue ha scelto di ‘immolare’ l’agricoltura per la guerra. Ma, con molta probabilità, Ursula e i suoi compari armigeri si ritroveranno la guerra degli agricoltori per le strade di mezza Europa. La nostra sensazione è che nell’Unione europea, tra dazi doganali americani, Paesi europei che vogliono continuare la guerra in Ucraina ma non vogliono pagare le armi per far combattere l’Ucraina e Paesi Ue che si oppongono alle sanzioni contro la Russia stia succedendo un ‘Gran casino’…







