di Frate Domenico Spatola

Vangelo di Giovanni 1, 19-28
Col suo rito, Giovanni creava problemi a quelli del tempio, che i pellegrini ormai disertavano, in favore del nuovo battesimo. Mandarono a lui l’inquisizione con sacerdoti e leviti, e ottennero la sua testimonianza su Gesù. Il racconto appare come verbale di polizia.
“Chi sei?”.
“Non sono il Cristo”.
Una sua ammissione in tal senso, e sarebbero scattate le manette. Il Cristo atteso, in quanto figlio di David, era il messia rivoluzionario in cerca di potere. Gli chiesero se si dichiarasse l’Elia, precursore del Messia o il profeta preconizzato nella Legge di Mosè. La risposta fu monocorde e sempre negativa. Si era salvato, almeno quella volta. Eppure qualcuno doveva dichiararsi, se aveva creato il sistema diventato popolare e alternativo al tempio. Qui il Battista sentì doveroso rispondere, parlando di sé e della sua missione. Si dichiarò con le parole di Isaia: “Voce di uno che, nel deserto, grida di preparare la via al Signore”. Irretiti, gli inquisitori vennero al dunque: “Allora, perché battezzi, se non sei il Cristo, né l’Elia, né il profeta?”. Fece subito chiarezza sulla natura del suo battesimo: “Era solo d’acqua”. Perciò di conversione. Ma li allarmò sulla Presenza di chi, dopo di lui, avrebbe adempiuto il vero rito. Era in mezzo a loro, ma essi non lo conoscevano. Lo indicò con metafora. Quella dello “Sposo” (d’Israele) che nessuno può scalzare, neppure lui stesso. La località dell’incontro fu Betania, oltre il Giordano, ma quel nome “Casa del povero”, diverrà abituale dimora del discepolo di Gesù.
Foto tratta da Io e un po’ di briciole di Vangelo







