Gli americani fermano i bombardamenti dell’Ucraina (leggere NATO) agli impianti del Caspian Pipeline Consortium (CPC). Tutelano la Russia? Sì, ma anche interessi USA, britannici e italiani

La notizia l’ha lanciata il Financial Times e ripresa da un canale Telegram

Stando a quanto scrive un canale Telegram molto informato sulla Russia, il vice presidente americano, JD Vance (foto sopra tratta da Wikipedia), ha chiesto all’Ucraina “di interrompere gli attacchi agli impianti petroliferi del consorzio del gasdotto del Mar Caspio”. Il canale Telegram cita il Financial Times. E così è: la stessa notizia la leggiamo su AI Overview, l’intelligenza artificiale di Google: “Secondo quanto riportato dal Financial Times ad Agosto 2026, l’Ucraina ha sospeso gli attacchi con droni contro le petroliere e le infrastrutture legate al Caspian Pipeline Consortium (CPC) nel porto russo di Novorossiysk. La decisione è arrivata dopo una richiesta esplicita del vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, per proteggere i mercati energetici globali e gli interessi delle aziende occidentali”.

Di fatto, l’amministrazione americana sta tutelando i propri interessi e quelli russi

La notizia è un po’ comica, perché sappiamo tutti che dietro l’Ucraina c’è la NATO. Quindi l’amministrazione americana ha bloccato la NATO e non l’Ucraina. Se proprio vogliamo chiamare le cose per nome e cognome, il Governo americano, oltre a difendere “gli interessi del mercato globale del petrolio” (che significa evitare che il prezzo del petrolio vada ancora su: proprio in queste ore il prezzo si è attestato intorno a 82 dollari al barile: prezzo perfetto per gli americani), sta difendendo il Kazakistan, che è un Paese legato alla Russia di Vladimir Putin. Di fatto, gli USA stanno difendendo i russi. Non a caso, sempre su Al Overview, si legge: “L’Ucraina ha acconsentito a non colpire le strutture del CPC e le navi non russe, a condizione che queste ultime non trasportino carichi russi o non siano soggette a sanzioni ucraine”.

La composizione azionari del Caspian Pipeline Consortium (CPC) spiega tutto

Siccome bisogna essere precisi, non ci resta che andare a leggere la composizione azionaria del già citato Caspian Pipeline Consortium (CPC), l’oleodotto che trasporta petrolio dal Kazakistan al Mar Nero in Russia. Gli impianti del Consorzio appartengono a un mix di Stati e multinazionali che operano nel settore dell’energia: la Russia detiene il 31%; il Kazakistan il 20,75%; la multinazionale americana Chevron detiene il 15%; la statunitense ExxonMobil detiene il 7,5%; la russa Lukoil detiene il 12,5%; la britannica Shell detiene il 7,5%; l’italiana Eni detiene il 2%. Poi ci sono altri soci minori: BG Overseas (altra società inglese) Oryx, Kazakhstan Pipeline Ventures che, insieme, detengono il 5,75% circa. Insomma, Ucraina e NATO stavano colpendo gli interessi non soltanto di Russia e Kazakistan, ma anche degli Stati Uniti d’America, del Regno Unito e dell’Italia.

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