Gli americani hanno cominciato a bombardare l’isola di Kharg, snodo fondamentale per il greggio iraniano. Mentre gli israeliani hanno iniziato a colpire le ferrovie dell’Iran

Con molta probabilità, l’America di Trump sta lanciando un messaggio anche a Cina, Francia e Giappone che si sono messi in testa di utilizzare la guerra nel Golfo Persico per colpire il dollaro statunitense

In anticipo sull’utimatum, dopo la rottura della trattativa, gli Stati Uniti d’America hanno iniziato a colpire i bunker e installazioni difensive che si trovano nell’isola di Kharg (foto sopra tratta da Wikipedia). Per la cronaca, l’isola di Kharg dista 25 km dalla costa iraniana e 483 km a nord ovest dello Stretto di Hormuz. Il suo porto è uno dei più importanti centri di esportazione di petrolio greggio del mondo. Gli americani stanno colpendo al cuore l’economia iraniana. L’isola di Kharg gestisce il 90% delle esportazioni totali di petrolio del Paese. Si tratta di circa 1,7 milioni di barili al giorno, per un totale di circa 950 milioni di barili all’anno. Con molta probabilità, la mossa dell’amministrazione di Donald Trump è anche una risposta a francesi e giapponesi che, d’accordo con la Cina, pagando il pedaggio all’Iran in valuta cinese (renminbi) per il passaggio delle navi petroliere e gasiere, partecipano direttamente alla cosiddetta ‘dedollarizzazione’ (qui un articolo).

La disperazione del globalisti di tutto il mondo che temono una vittoria di Trump in Iran e il suo trionfo alle elezioni americane di medio termine di Novembre

I globalisti sono nella disperazione. Sanno che se Trump vincerà la guerra in Iran il sistema economico e finanziario fondato sulla globalizzazione dell’economia e sulle multinazionali crollerà a picco nel giro di pochi mesi. E sanno anche che i sondaggi che danno Trump in picchiata tra gli elettori americani sono veri fino a un certo punto, perché alla maggioranza dei cittadini USA l’idea di chiudere la partita con l’Iran dopo 47 anni di vita del regime teocratico e dispotico di questo Paese non dispiace affatto: anzi. In queste ore, dopo averlo dato per malato e per ricoverato in ospedale, i globalisti cercano di far passare per matto Trump. Sì, i globalisti sono dei poveracci. Penosi! Può sembrare una barzelletta, ma ai ‘progressisti’ di tutto il mondo di un regime dispotico che ha tiranneggiato un Paese di 92 milioni di abitanti (il riferimento ovviamente è all’Iran) oggi non gliene frega niente, ammesso e non concesso che si siano interessati seriamente di questo problema in passato. Loro temono solo una vittoria militare di Trump in Iran e la disfatta dei Democratici americani alle elezioni di medio termine (Midterm Elections) che si svolgeranno il prossimo Novembre, quando gli americani rinnoveranno il Congresso.

Adesso che ferrovie, ponti, centrali elettriche e dissalatori vengono bombardati da americani e israeliani si configuurerebbe la violazione della convenzione di Ginevra. Ma nelle guerre non sono fatti ordinari?

Intanto Israele ha iniziato a bombardare le ferrovie iraniane. Lo ha fatto dopo aver avvertito la popolazione di questo Paese di non viaggiare in treno. E potrebbero anche iniziare i bombardamenti per colpire le centrali elettriche e i dissalatori. Ci sono anche gli aspetti tragicomici: adesso che i bombardamenti su centrali elettriche, ponti e dissalatori li stanno effettuando Israele e l’America di Trump, ebbene, si configurerebbe la violezione della convenzione di Ginevra. Peccato che i russi bombardino ormai da quasi due anni le centrali elettriche ucraine: ne sanno qualcosa i governanti dei Paesi Ue che pagano ogni mese una barca di soldi per fornire gli impianti elettrogeni all’Ucraina. Per non parlare dei ponti russi fatti saltare in aria dagli ucraini e dagli alleati degli ucraini. Per non parlare degli impianti di dissalazione nei Paesi del Golfo colpiti dagli iraniani. La verità è che quando la guerra arriva, arriva per tutti: per le persone, per i ponti, per le centrali elettriche, per i dissalatori, per le linee ferroviarie, per gli aeroporti. Insomma, come usiamo dire in Sicilia, per denigrare Trump non sanno più che minchia dire…

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