di Giulio Ambrosetti

Come si fa a dire che gli USA hanno esaurito gli armamenti? E come si può credere a un racconto del genere trattandosi della più grande potenza militare del mondo?
E’ vero, da quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deciso di fermare i bombardamenti in Iran in attesa che si completi il logoramento, soprattutto economico, di questo Paese, il nostro BLOG ha allentato un po’ l’attenzione. Anche perché, a parte il surreale accordo tra gli iraniani e l’Oman che ‘incapretta’ l’Unione europea (qui un articolo), di fatto mezzo-alleata di Teheran, non c’è molto altro da scrivere. Siccome i soliti noti continuano a ripetere che gli USA non hanno più armi, che l’Iran ha vinto la guerra e bla bla bla proviamo un po’ a fare il punto della situazione.
La verità è che gli USA hanno deciso di far ‘cuocere a fuoco lento’ Iran e Cina, continuando a controllare le navi in entrata e in uscita dal Golfo
Togliamo di mezzo la minchiata ‘atomica’ che gli americani non hanno più armi. L’amministrazione Trump ha deciso di far ‘cuocere a fuoco lento’ l’Iran e i suoi alleati di ferro (leggere Cina) e i suoi alleati di fatto (Unione europea). Gli USA non hanno abbandonato il Golfo: continuano a controllare le navi in entrata e in uscita. Chi ha un po’ di memoria ricorderà che gli americani, negli ultimi bombardamenti effettuati in Iran, hanno distrutto un numero imprecisato di infrastrutture. Non tutte le infrastrutture iraniane ma un bel numero sì. Una strategia per rendere difficoltosi (e più costosi) gli aiuti che la Cina fornisce all’Iran. Come scriviamo spesso, l’Iran ha un’estensione territoriale immensa: due volte la superficie della Spagna e dell’Italia messe insieme. La metà di questo territorio è montuoso. Con la distruzione di tante infrastrutture operata dagli americani, far circolare gli aiuti cinesi, nell’ex Persia, è diventato più complicato. Non è un elemento secondario, perché in Iran vivovo 92 milioni di persone.
L’accordo tra Iran e Oman? Sulla carta è perfetto. Peccato che…
Dopo di che gli americani aspettano gli eventi. Se avete seguito la televisione e, in generale, i media globalisti saprete che l’accordo tra Iran e Oman è stato dato per quasi fatto. Questi due Paesi dovrebbero chiedere i pedaggi alle navi che passano dallo Stretto di Hormuz. Siamo certi che non vi sarete persi i servizi di informazione della televisione e, in generale, gli ‘strilli’ globalisti, nemici giurati dell’attuale presidente americano, che hanno sottolineato che “l’America di Trump è stata fatta fuori dalle trattative sulla riapertura dello Stretto di Hormuz”. Questa, ovviamente, è un’altra minchiata, perché, come già ricordato, i militari USA controllano sempre le navi in entrata e in uscita dal Golfo Persico. E infatti, alla fine della scorsa settimana, dopo aver blaterato per giorni e giorni di “americani messi in fuori gioco”, gli iraniani sono stati costretti ad ammettere che gli accordi tra loro e l’Oman non funzionano senza il placet degli USA. Così anche televisioni e media globalisti in generale sono stati costretti a prendere atto che, ‘forse’, se gli americani non sloggeranno dal Golfo, beh, gli iraniani non vinceranno la guerra…
La speranza degli iraniani? Che Trump e Netanyahu rincoglioniscano del tutto…
Gli americani andranno via dal Golfo? Tutto è possibile, certo. Intanto sono ancora lì. E aspettano. Con il Golfo Persico chiuso gli iraniani non posso far passare il proprio petrolio da lì. Idem per lo zafferano e i pistacchi, due produzioni agricole fondamentali per l’Iran. Possono fare qualcosa nel Mar Caspio, sperando che le proprie navi non vengano bombardate: cosa che in realtà è già avvenuta qualche settimana da ad opera degli ucraini (o della NATO?). Alla fine della scorsa settimana gli iraniani che, secondo i media globalisti, hanno ‘vinto’ la guerra nel Golfo ‘sonfiggendo’ l’America di Trump, non hanno chiesto solo che gli USA accettino l’accordo con l’Oman, ma che stassi americani e, supponiamo, gli israeliani paghino per i danni economici che hanno provocato in Iran. E vorrebbero anche i soldi ‘congelati’ in Occidente. Sarà così? Se americani e israeliani rincoglioniscono del tutto – riconcoglionimento totale, senza sprazzi di minima lucidità – sì. Ma siccome abbiamo qualche dubbio sul rincoglionimento di Trump e Benjamin ‘Bibi’ Netanyahu, abbiamo la sensazione che tutto resterà così. Poi ci sono quelli che dicono che Trump non è in linea con Netanyahu: magari sarà vero. Ma, a nostro modesto avviso, non in questa fase storica.
La finta ‘lite’ tra Trump e Israele su Gaza. La somma minchiata sulla chisura del Canale di Suez
Nel frattempo non possiamo non notare che il citato Netanyahu finge di litigare con il presidente USA che, a parole, lo ha invitato a lasciare Gaza. Di fatto, Israele tiene sempre sotto tiro Hamas a Gaza e Hezbollah in Libano. In Siria non sembra che gli iraniani abbiano voce in capitolo. In Iraq gli alleati dell’Iran sembrano quasi scomparsi. Nello Yemen i ribelli Houthi, altri alleati storici dell’Iran, sembrano più confusi che persuasi. A metà Luglio i soliti disinformatori-tragediatori hanno messo in giro la voce che gli Houthi avrebbero chiuso lo Stretto di Bab El-Mandeb e quindi il Canale di Suez: altra minchiata totale: tale chiusura, infatti, provocherebbe un terremoto economico in Cina e nell’Unione europea, ovvero ai Paesi alleati dell’Iran (ne abbiamo scritto qui). Per concludere, tra una buttanata e l’altra non ci rimane che aspettare. Siamo proprio curiosi di conoscere le mosse della Cina di Xi Jinping, che fino ad ora ha smpre appoggiato l’Iran con costi che crescono di giorno in giorno…








