di Giulio Ambrosetti

Proviamo a ‘leggere’ che cosa sta succedendo nell’economia reale
Siamo sicuri che la ‘lettura’ della guerra esplosa nel Golfo Persico – America e Israele contro l’Iran sostenuto dalla Cina – sia quella giusta? Ce lo chiediamo e lo chiediamo perché stanno venendo fuori un paio di stranezze e i possibili e inaspettati interessi cinesi. La prima stranezza l’abbiamo raccontata ieri: “La paura del buio (Iran) e di restare senz’acqua (Paesi del Golfo) impone la tregua tra ayatollah e USA. Ma Israele continua a bombardare il Libano (ricambiato dagli iraniani)”. Come si può notare, gli interessi dell’America di Donald Trump e degli israeliani divergono, ammesso e non concesso che siano stati gli stessi da quando Trump è tornato alla Casa Bianca.
Quello che non ti aspetti: Trump rimuove le sanzioni sul petrolio iraniano
La seconda stranezza la leggiamo in un articolo de La Cruna dell’Ago, il blog di Cesare Sacchetti: “Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, l’uomo che ufficialmente sarebbe schierato al fianco di Israele nelle guerra contro l’Iran ha appena deciso di rimuovere le sanzioni sul petrolio iraniano. Significa, in concreto, che ora le petroliere iraniane che si trovano già in mare potranno vendere il loro petrolio agli Stati Uniti, una decisione che porterà nelle casse della teocrazia islamica la enorme cifra di 14 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti che, va ribadito, sarebbero in guerra contro l’Iran tolgono le sanzioni al loro ‘nemico’, mettendogli a disposizione i fondi necessari per fare non una, ma dieci guerre contro Israele, sempre più alle corde e sempre più isolata” (qui per esteso l’articolo in questione).
Con il caos che si è creato i grandi capitali hanno cominciato ad abbandonare i Paesi del Golfo
Poi c’è la Cina. Fino a prima della guerra nel Golfo Persico i Paesi di questa parte del mondo richiamavano grandi investimenti. Città immaginifiche al posto dei deserti, hotel da favola, leggi semplici, pressione fiscale bassa che attrae investimenti e via continuando. Da meno di un mese non è più così. Gli iraniani stanno bombardando questi Paesi con la scusa della presenza di basi militari americane. Probabilmente è così. Ma c’è il rovescio della medaglia. Con il caos che si è creato i capitali hanno cominciato ad abbandonare i Paesi del Golfo. Se la guerra finirà in tempi brevi il fenomeno dovrebbe rientrare, anche se ci vorrà un po’ di tempo per sistemare questi luoghi colpiti dalle bombe iraniane. Nel frattempo c’è chi cerca luoghi alternativi. Quali?
Nel silenzio generale succede che le guerre vengono utilizzate per spostare i grandi capitali: è così da sempre solo che se ne parla sempre poco…
Il Giappone è in grande difficoltà, perché per l’energia dipende per il 70% dallo Stretto di Hormuz. Idem la Corea del Sud (qui un articolo). Il Sudamerica non è mai stato economicamente appetibile, anche perché è sede di Narco-Stati che, per la prima volta nella storia, vengono combattuti dai governi di alcuni Paesi e, soprattutto, dagli americani che vogliono a tutti i costi bloccare l’arrivo nel territorio USA di cocaina e fentanyl. In Africa sono in corso rivolgimenti con guerre delle quali si parla poco: la sanguinosa guerra in Sudan, la guerra nella Repubblica Democratica del Congo, le guerre nel Sahel, in Nigeria e in Somalia. Ci sarebbe l’Australia dove va in scena inflazione e produzione in calo. E poi c’è l’America di Trump che, guarda caso, apre le braccia a chi investe, con agevolazioni di tutti i tipi. Certo, c’è lo spettro dell’inflazione, ma questo Paese, insieme con la Russia, sta guadagnando una barca di soldi con i prezzi di petrolio e gas alle stelle. Ed è anche logico, visto che l’America e il Paese di Vladimir Putin sono, rispettivamente, il primo e il secondo produttore di petrolio e gas del mondo.
Lo scontro su Taiwan potrebbe essere uno specchietto per le allodole: in realtà, la Cina sta puntando a far crescere Hainan, destinata a diventare la più grande Zona Economica Speciale del mondo
Ma c’è anche la Cina, piuttosto nascosta ma presente. Le cronache ci raccontano che cinesi e americani si contendono l’isola di Taiwan. Anche in questo caso sorge il dubbio che questa competizione possa essere, almeno in parte, uno specchietto per le allodole. Sta passando inosservato lo sviluppo dell’isola di Hainan, che si trova nella parte meridionale della Cina. E’ di circa un terzo più estesa della Sicilia e, dal 2020, è oggetto di grandi trasformazioni. Per dirla in breve, nel silenzio generale Hainan è già diventata la più grande Zona Economica Speciale della Cina. Al pari degli Stati Uniti d’America, Hainan starebbe attirando tanti capitali. La storia economica insegna che le guerre servono anche a spostare i capitali. La guerra nel Golfo sta spostando i capitali dai Paesi del Golfo verso gli USA e la Cina, con l’Isola di Hainan. Non a caso, in queste ore, il Governo dell’Iran che, a parole, dice che non c’è alcuna trattativa con gli americani, continua a combattere contro Israele (più che altro è Israele che continua ad avanzare in Libano, costringendo l’Iran a difendere Hezbollah) ma ha riaperto lo Stretto di Hormuz a pagamento: sembra che gli iraniani si accingano a chiedere 2 milioni di euro per il passaggio di ogni nave carica di petrolio o gas). Qui si nota la differenza tra linguaggio e realtà: il tono dei governanti iraniani è sempre barricadiero ma, di fatto, hanno subito pensantissimi bombardamenti americani, le risorse economiche scarseggiano, hanno perso l’influenza che avevano a Gaza con Hamas e si accingono a perdere l’influenza in Libano. Trump esagera quando dice di avere piegato l’Iran. Ma pur avendo ancora tante armi, il presidente americano non dice inesattezze là dove precisa che gli iraniani cercano un accordo per fermare la guerra. Parlano i fatti.
La dabbenaggine politica ed economica dell’Unione europea che va ancora dietro alla globalizzazione e a una Germania fallita
E l’Unione europea? Un disastro totale. E’ l’unica aree del mondo che va ancora dietro alle stupidaggini del Green Deal, come il surreale dibattito sulle cosiddette ETS, ovvero le emissioni di CO2 in un mondo inquinato da guerre violentissime. Cretinaggini al cubo. Ma se fosse solo per questo sarebbe nulla. Gli ‘europeisti’ sono gli unici a non aver capito che la globalizzazione dell’economia è fallita. Non per Trump, che gli ha assestato solo il colpo di grazia. La globalizzazione è fallita perché non ha portato ricchezza ma solo grandi diseguaglianze economiche e sociali. Ed è fallita perché, applicata all’agricoltura, ha messo in discussione la sovranità alimentare, che è fondamentale in tempo di guerre e di clima ballerino.
Dopo Mercosur e accordo commerciale con India, l’ineffabile Ursula von der Leyen ha firmato un terzo accordo commerciale con l’Australia. Obiettivo: vendere prodotti industriali – auto tedesche in testa – e importare prodotti agricoli
Così, mentre tanti Paesi del mondo tutelano i propri agricoltori – che diventano strategici in un modo dominato dall’incertezza – e puntano a far crescere i consumi interni, la presidente della Commissione europea, la ‘piazzista’ tedesca Ursula von der Leyen, dopo aver annunciato l’applicazione del Mercosur, dopo aver firmato un accordo commerciale con l’India, ha firmato in queste ore un terzo accordo commerciale con l’Australia, altro Paese globalista in declino. La musica è sempre la stessa: quello che resta dell’Unione europea esporta prodotti industriali – le auto tedesche in testa – e in cambio importa prodotti agricoli. Tre accordi commerciali che la von der Leyen ha firmato fregandosene del Parlamento europeo e dei Parlamenti dei 27 Paesi Ue, calpestando il principio dell’unanimità. Tra prodotti agricoli e zootecnici sudamericani, indiani e adesso anche australiani, buona parte delle aziende agricole europee chiuderà i battenti, gettando sul lastrico milioni di agricoltori. Alla prima crisi alimentare gli europei mangeranno carburatori e spinterogeni. Però salveremo le auto tedesche. Vi pare poco?
P.s.
Bravissima Giorgia Meloni ad andare dietro all’Unione europea globalista, no? Meglio del PD di Matteo Renzi e di Elly Schlein…
Foto Wikipedia







