Grani antichi e identità: da Leonforte parte la sfida per rilanciare l’economia dell’entroterra della Sicilia

Domani nel Comune dell’Ennese si apre un convegno internazionale dedicato al pane, al grano e alla memoria contadina

Leonforte – Non sarà soltanto un convegno dedicato al pane, al grano e alla memoria contadina. Il 2° Convegno Internazionale “Cerere e la terra del grano: simboli del pane”, che si apre domani, Venerdì 29 Maggio, a Leonforte, e che si concluderà Domenica 31 maggio, si annuncia come un vero laboratorio culturale ed economico per ripensare il futuro dell’entroterra siciliano partendo dalle sue radici più profonde: la cerealicoltura, i grani antichi, le tradizioni alimentari e il patrimonio immateriale legato al pane. Al centro di questa visione vi è il lavoro del professore Basilio Varveri, studioso e custode di un repertorio culturale che intreccia canti, riti, memoria popolare e civiltà del grano, coadiuvato da Mauro Crisafulli, esperto in politiche territoriali, impegnato nella valorizzazione dell’identità territoriale e delle produzioni locali. Il loro obiettivo è chiaro: trasformare il grano, e in particolare i grani antichi siciliani, da semplice prodotto agricolo a perno di una nuova economia dell’entroterra, capace di unire agricoltura, cultura, turismo, artigianato, ricerca e comunità.

Mauro Crisafulli: fare delle produzioni cerealitiche dell’entroterra della nostra Isola un marchio di qualità territoriale

Il convegno, ospitato tra Villa Bonsignore, la Galleria della Creatività “E. Barbera”, la Dimora degli Dei e il Museo della Cuddura, mette insieme studiosi, agronomi, archeologi, operatori culturali e rappresentanti di diversi Paesi. Il programma alterna interventi scientifici, workshop, degustazioni, visite guidate, momenti musicali e tavole rotonde: il pane viene raccontato non solo come alimento, ma come simbolo di civiltà, lavoro, fede, festa e appartenenza. Particolarmente significativa è la direzione indicata dal professsore Varveri che, attraverso canti della tradizione, componimenti poetici, inni orfici, epitaffi e materiali del repertorio classico e popolare restituisce al grano una dimensione storica e spirituale. Il pane, in questa prospettiva, non è folclore da museo, ma linguaggio vivo di una comunità. È memoria che può diventare economia, se saputa organizzare, comunicare e mettere in rete. Accanto a lui Mauro Crisafulli, che richiama l’urgenza di una strategia concreta: fare delle produzioni cerealitiche dell’entroterra della nostra Isola un marchio di qualità territoriale, valorizzando coltivazioni tradizionali, filiere corte, trasformazione artigianale, panificazione rituale e turismo esperienziale. Il grano antico può diventare una leva per contrastare lo spopolamento, creare occupazione, recuperare terreni agricoli, sostenere piccoli produttori e generare nuove opportunità per giovani, imprese e associazioni.

L’entroterra della Sicilia è un capitale enorme

La tavola rotonda prevista domani, Venerdì 29 Maggio, dedicata a “Leonforte: passato, presente e futuro”, rappresenta uno dei momenti centrali dell’iniziativa. Qui il confronto si allargherà, grazie anche agli interventi del professpre Fabrizio Ferreri, sociologo del territorio, e di Giovanni Vitale, esperto di comunicazione e intelligenza artificiale. La loro presenza aggiunge due tasselli fondamentali alla riflessione: da un lato l’analisi sociale dei territori interni, delle comunità rurali e delle trasformazioni economiche; dall’altro il ruolo della comunicazione contemporanea e delle nuove tecnologie nel raccontare, promuovere e posizionare le produzioni locali sui mercati nazionali e internazionali. È proprio su questo punto che il convegno assume un valore strategico. L’entroterra siciliano, spesso raccontato soltanto attraverso le sue fragilità, possiede invece un capitale enorme: biodiversità agricola, paesaggio rurale, saperi contadini, pani votivi, feste religiose, musei della memoria, produzioni di nicchia e comunità ancora capaci di custodire ritualità antiche. Perché questo patrimonio diventi sviluppo, però, occorre costruire una narrazione forte, moderna e credibile, capace di parlare tanto alle comunità locali quanto ai consumatori, ai visitatori e agli investitori.

I grani antichi siciliani debbono parlare al mercato senza perdere autenticità

Il messaggio che emerge dal convegno è netto: non basta produrre grano, occorre costruire attorno al grano una filiera culturale ed economica. Serve un patto tra agricoltori, panificatori, istituzioni, scuole, studiosi, associazioni, operatori turistici e professionisti della comunicazione. I grani antichi devono uscire dalla retorica nostalgica e diventare progetto economico sostenibile, riconoscibile e competitivo. Devono parlare al mercato senza perdere autenticità. Leonforte, con la sua Cuddura, i suoi pani rituali, la sua tradizione agricola e la sua posizione nel cuore dell’Isola, può candidarsi a essere uno dei centri propulsori di questa rinascita. Il lavoro del professore Varveri, coadiuvato da Mauro Crisafulli, va esattamente in questa direzione: dimostrare che la cultura non è un ornamento, ma una risorsa produttiva; che la memoria non è immobilità, ma energia; che il pane può tornare a essere simbolo di comunità e, insieme, motore di sviluppo. In un tempo in cui molti territori interni cercano una nuova identità economica, “Cerere e la terra del grano” lancia una proposta forte: ripartire dalla terra, dai semi, dai gesti antichi e dalla capacità di raccontarli al mondo. Perché il futuro dell’entroterra, forse, passa proprio da ciò che l’entroterra ha sempre saputo fare meglio: seminare, custodire, trasformare e condividere.

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