di Giulio Ambrosetti

Per il mondo enologico italiano la lotta alla globalizzazione economica promossa dal presidente americano è una grande opportunità. Oggi Trump sputtanerà e sfanculerà la cricca iperglobalista di Davos
Ormai è ufficiale: il Governo federale degli Stati Uniti d’America presieduto da Donal Trump ha deciso di appioppare dazi doganali del 200% allo champagne e ai vini francesi. Ufficialmente perché il presidente della Francia, Emmanuel Macron, si rifiuta di entrare a far parte del board per Gaza. In realtà, Trump, con il nuovo anno, ha deciso di dare un bel colpo di accelerare sullo smantellamento della globalizzazione economica, dell’Unione europea e della NATO. E sta cominciando dalla Francia, attaccando frontalmente una delle esportazioni hiave di questo Paese. Oggi, con molta probabilità, il presidente USA, intervenendo al forum globalista di Davos sputtanerà non soltanto lo stesso forum ma tutto l’impianto dell’Occidente espressione legato a doppio filo alla globalizzazione economica. Epilogo scontato, perché Davos, com’è universalmente noto, è l’epicentro mondiale del sistema globalista che Trump vuole frantumare.
L’Italia non deve seguire l’eventuale guerra economica dell’Unione europea contro gli USA
Per l’Italia, tornando ai dazi americani del 200% appioppati a champagne e vini francesi, si apre una fase importante. L’Italia è un grande produttore di vini. Fino ad oggi, a parte qualche marca prestigiosa, il mercato americano ha sempre rappresentato un mercato per i vini di qualità media a prezzi non elevati. Con i dazi a vini e champagne francesi si apre una grandissima opportunità sia per i vini italiani di elevata qualità, sia per i vini spumanti italiani di alto livello. Va assolutamente evitata, per l’Italia, l’eventuale cretinaggine di associarsi all’Unione europea per la “risposta comune” agli Stati Uniti d’America. Al contrario, il Governo di Giorgia Meloni – uno dei pochi esecutivi a non stare antipatico all’America di Trump – deve dissociarsi da un’Unione europea che, da quando esiste, non ha fatto altro che penalizzare il nostro Paese.
Il ritornello “L’Unione europea opera in un mercato globale” funziona solo quando c’è da ‘incraprettare’ il nostro Paese
Parlano i fatti oggettivi: i francesi, dall’avvento dell’imbroglio massonico della moneta unica tedesca, pardon, europea hanno fatto incetta di aziende agroalimentari italiane e tutto andava bene perché, ci dicevano, “siamo nell’Unione europea che opera in un mercato globale”. Quando l’Italia ha provato ad acquisire alcuni settori della cantieristica francese siamo stati bloccati: in questo caso il ritornello “siamo nell’Unione europea che opera in un mercato globale” non andava più bene. Funziona solo quando c’era da andare nel culo all’Italia, grazie anche ai politici italiani che hanno svenduto il nostro Paese. Idem per le banche: quelle italiane sono state colonizzate da soggetti esteri, anche riconducibili a Paesi Ue. Quando una banca ormai solo in parte italiana ha provato ad acquisire una banca tedesca, il Governo della Germania ha bloccato tutto. Ora è arrivato il momento di dire “basta” a una Europa finto-unita di imbroglioni. Il Governo Meloni si dia una mossa e, tramite i buoni rapporti con Trump, apra la via ai vini e spumanti italiani che sono perfettamente in grado di sostituire quelli francesi nel mercato americano.
Foto Wikipedia







