di Giulio Ambrosetti

Crisi economiche d’Europa. Francia e Germania sempre peggio. Sul Regno Unito gli indomiti ‘europeisti’ cercano di far credere che questo Paese sia in crisi per la Brexit. Tutto falso: è in crisi a causa della guerra in Ucraina e per l’eccessiva presenza di migranti che stanno causando rivolte in tante città
Le crisi economiche sono tante. La Francia senza le colonie africane che regalavano a questo Paese soldi e minerali strategici a volontà, a cominciare dall’uranio, a costi bassissimi, è sull’orlo della bancarotta, con un debito pubblico che supera i 3 mila e 400 miliardi di euro (più elevato del debito italianom che si attesta a poco più di 3 mila miliardi di euro). La Germania, pur controllando quello che resta dell’Unione europea e pur avendo condotto la trattativa sui dazi americani cercando di salvaguardare l’export negli USA delle proprie auto non riesce a frenare la crisi industriale. Il Regno Unito è alle prese con la rivolta di tante città che non vogliono più ospitare migranti e con le proteste di tanti cittadini che non sanno come pagare gli affitti delle case in cui vivono (qui un articolo). Sul Regno Unito va detto che i soliti disinformatori seriali ‘europeisti’ rilanciano la tesi farlocca della crisi economica frutto della Brexit. Niente di più falso. L’economia del Regno Unito è in leggera crisi a causa della guerra in Ucraina, come del resto tutta la fallimentare Unione europea. La Brexit non c’entra una mazza. In Italia la crisi economica viene nascosta dal diluvio di bonus distribuiti a destra e a manca e dalla disinformazione, ma ogni tanto qualcosa emerge: per esempio, andare in pensione a 64 anni regalando però allo Stato il Trattamento di fine rapporto (Tfr): siamo oltre la vergogna. Sono in pochi, e tra questi un canale Telegram, START MAGAZINE e il quotidiano economico e finanziario britannico, Financial Times, ad affrontare la crisi di un segmento importante dell’industria europea: l’alluminio. Proviamo a illustrare che sta succedendo.
Le due cause della crisi dell’alluminio in Europa: alto costo dell’energia per mancanza del gas russo a basso costo e i dazi doganali americani: tombola!
Cominciamo con il post pubblicato dal canale Telegram: “40 miliardi di euro: è il fatturato annuo dell’industria alluminifera europea, ormai in crisi, che garantisce un milione di posti di lavoro in Europa. La Commissione europea sta preparando misure d’emergenza per salvare il settore”. Telegram cita il Financial Times. Uno dei motivi della crisi dell’industria dell’alluminio in Europa è il costo dell’energia. Si torna, così, agli effetti nefasti della guerra in Ucraina. Prima di questa guerra l’Unione europea usufruiva del gas russo a prezzi bassi. Oggi la Ue, che si è schierata in difesa dell’Ucraina, non ha più il gas russo, almeno direttamente. Morale: il gas che arriva oggi in Europa ha un costo elevato e questo sta mettendo in ginocchio buona parte dell’economia europea. Per la cronaca, il Paese dell’Unione europea dove l’energia costa di più è l’Italia. Dove, lo ribadiamo, tante industrie non hanno ancora sbaraccato solo perché è un corso una sorta di ‘Festival’ dei bonus e della Cassa integrazione. Ma è solo questione di tempo: quasi tutte le industrie automobilistiche italiane sono destinate alla chiusura e, piano piano, affonderanno annche altre aziende. Più l’Italia continuerà ad appoggiare l’Ucraina, più l’economia italiana franerà.
Scatenare una guerra contro gli americani sull’alluminio significherebbe la totale chiusura del mercato USA alle auto europee, pardon, tedesche…
Negli Stati Uniti d’America, prima dell’arriivo di Donald Trump alla Casa Bianca, l’industria dell’alluminio era boccheggiante. Il presidente USA ha deciso di rilanciare questo settore e ha appioppato dazi doganali al 50% sull’alluminio. I dazi colpiscono i prodotti in alluminio che entrano in America ma non i rottami di alluminio. I rottami di alluminio sono essenziali per l’industria di questo settore. Come illustra nell’articolo START MAGAZINE, gli americani pagano i rottami di alluminio un prezzo più elevato del prezzo pagato in Europa: così, ormai da alcuni mesi, i rottami di alluminio europei finiscono negli Stati Uniti d’America. Morale: gli impianti europei che lavorano i rottami di alluminio sono in grande difficoltà e piano piano vanno chiudendo i battenti con perdite di migliaia e migliaia di post di lavoro. Dovrebbe essere la Commissione europea a reagire. Ma non può farlo, perché la reazione dell’amministrazione Trump sarebbe immediata, con un aumento dei dazi doganali sui prodotti europei. Tra l’altro, gli USA si sono impegnati a ridurre i dazi sulle automobili europee – che poi sono quasi tutte tedesche – dal 15% al 6-7% almeno per un certo numero di vetture. Scatenare una guerra contro gli americani sull’alluminio significherebbe la totale chiusura del mercato americano alle auto europee, pardon, tedesche. Come potete notare, per l’ennesima volta, pur di tutelare la propria economia, la Germania, che continua a controllare l’Ue, potrebbe non esitare a sacrificare l’alluminio europeo per tutelare le proprie auto.
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