I dazi? Mettono a nudo le fragilità dell’Unione europea: restare uniti collassando economicamente o porre fine al dominio di Germania e Francia spaccando l’Ue trattando singolarmente con Trump?

di Giulio Ambrosetti

Germania e Francia non vogliono alcun accordo con Trump ma puntano alla guerra commerciale totale contro gli Stati Uniti d’America pensando di scaricare sugli altri Paesi Ue gli effetti negativi che si materializzeranno

Sui dazi doganali americani di Donald Trump sta andando in frantumi l’Unione europea ma non si deve dire. I fatti sono lì a dimostrarlo. Germania e Francia vogliono andare allo scontro totale verso gli Stati Uniti d’America. Questi due Paesi europei non possono accettare i dazi del 50% su acciaio, alluminio e rame. E, soprattutto, non possono accettare i dazi del 25% sulle automobili. L’idea che le auto tedesche e francesi debbano perdere il mercato americano fa impazzire di rabbia i governanti di questi due Paesi. In più ci sono i dazi statunitensi sui prodotti farmaceutici che potrebbero arrivare addirittura al 200%: questo perché l’attuale Governo federale americano vuole riportare le produzioni di farmaci nel proprio Paese (qui un articolo). A parte l’Irlanda, grande produttrice di farmaci, che perderà il mercato americano, gli altri 24 Paesi Ue, Italia in testa, non sono sulla lunghezza d’onda di Germania, Francia e, in parte, dell’Irlanda.

Trump non vuole la guerra commerciale con l’Unione europea: chiede che la Ue dimezzi il surplus commerciale verso gli USA di 200 miliardi di euro, acquistando almeno 100 miliardi di euro di beni americani

Come scriviamo spesso, l’Unione europea vanta un surplus commerciale verso gli USA che, nel 2024, ha sfiorato i 200 miliardi di euro. Ad incassare l’85% di questo surplus sono Germania (80 miliardi di euro), Irlanda (50 miliardi di euro) e Italia (45 miliardi di euro). Trump non vuole la guerra commerciale con l’Unione europea, non a caso ha dato alla Commissione europea oltre tre mesi di tempo per trovare un accorrdo al proprio interno e presentarlo al Governo americano. Il punto è proprio questo: siccome di mezzo ci sono 27 Paesi – tanti sono i Paesi Ue – con interessi divergenti, trovare un accordo è difficile, se non impossibile. L’obiettivo dell’amministrazione Trump non è appioppare dazi all’Unione europea, ma chiede che i 27 Paesi dell’Unione europea acquistino almeno 100 miliardi di euro di prodotti americani, anche eliminando alcune barriere che oggi impediscono a certi beni statunitensi di essere venduti in Europa a prezzi concorrenziali.

Anche in questa vicenda dei dazi, Germania e Francia fanno quello che hanno sempre fatto da quando esiste l’Unione europea dell’euro: i cavoli propri

La richiesta americana è razionale: gli USA non stanno chiedendo alla Commissione europea di azzerare il surplus commerciale ma almeno di dimezzarlo. La richiesta americana sconta due tipi di resistenze. I governi di Germania, Francia e Italia vorrebbero che gli altri 24 Paesi Ue si sobbarchino una buona parte degli acquisti dei prodotti americani. La risposta dei governanti del 24 Paesi Ue è semplice: se i percettori dell’85% del surplus commerciale verso gli USA sono Germania, Irlanda e Italia, sono questi tre Paesi che debbono acquistare i beni americani per l’85% circa o ridurre le esportazioni verso l’America. Quella che abbiamo descritto è la prima resistenza interna all’Ue al possibile accordo commerciale con gli USA. C’è una seconda resistenza, che forse è ancora maggiore. Come già accennato, i governanti di Francia e Germania sono incazzatissimi per via dei dazi americani al 25% sulle auto e non ‘digeriscono’ i dazi americani al 50% su acciaio, alluminio e rame. I governanti di Francia e Germania, sulla base di un calcolo politico-matematico sono convinti che lo scontro commerciale totale con gli USA sia più conveniente di un accordo. In parole più semplici, Parigi e Berlino sono convinti che uno scontro commerciale totale con gli USA potrebbe consentirgli di scaricare una parte dei problemi che si creerebbero sugli altri Paesi Ue. Per francesi e tedeschi è mera convenienza economica. Dell’Europa unita non gliene frega niente. Insomma, Germania e Francia fanno quello che hanno sempre fatto da quando esiste l’Unione europea dell’euro: i cavoli propri.

Quanti sono i Paesi Ue disposti a rompere con la Germania e con la Francia?

Passerà la linea franco-tedesca? Non è detto. Certo, questi due Paesi hanno in mano la Commissione europea e la Banca Centrale Europea (che in realtà non è una Banca Centrale ma una banca privata). Ma ci sono 25 Paesi dell’Unione europea che non hanno interesse a una guerra commerciale totale verso gli USA. Trump lo sa e, infatti, ha lanciato un primo avvertimento. Il significato politico dell’annuncio del presidente americano di dazi al 30% a partire dall’1 Agosto ha anche una valenza, come dire?, di apertura verso i 25 Paesi Ue che hanno interessi diversi da Germania e Francia. E’ come se Trump stesse dicendo di governanti dei 25 Paesi europei: l’America non ha nulla contro di voi, evitate di farvi rappresentare dalla Commissione europea controllata da Germania e Francia e trattate con noi singolarmente. Lo capiranno i governanti dei 25 Paesi Ue? E quanti di questi 25 Paesi Ue sono disposti a rompere con Germania e Francia?

Giorgia Meloni in questa storia dei dazi? O mal consigliata o inadeguata. E in ogni caso ‘schiacciata’ sulle posizioni ‘europeiste del PD di Elly Schlein

L’Italia, ad esempio, non ha motivo di andare a una guerra commerciate totale verso gli USA, perché ci rimetterebbero nella stragrande maggioranza dei casi i produttori dell’agroalimentare e dei macchinari industriali. Al nostro Paese dell’auto non gliene può fregare di meno, perché ne produce ormai pochissime e molte delle attuali fabbriche di automobili chiuderanno i battenti. Così come all’Italia dell’acciaio non gliene frega più di tanto, perché l’acciaieria di Taranto ex ILVA è destinata alla chiusura. Purtroppo, il capo del Governo italiano, Giorgia Meloni, che non nasce ‘europeista’, o perché mal consigliata, o perché inadeguata al ruolo che ricopre, si è ‘imbarcata’ con la presidente della Commissione europea, la tedesca Ursula von der Leyen, che non difende gli interessi dell’Unione europea ma difende solo gli interessi della Germania. Di fatto, Girgia Meloni e il suo partito Fratelli d’Italia, sui dazi doganali americani, tengono la stessa linea politica del PD di Elly Schlein, che è il partito dell’Unione europea ultra-liberista e globalista in Italia. Ma adesso siamo arrivati alla resa dei conti. A meno che Germania e Francia non accettino di cedere, ‘ingoiando il rospo’ dei dazi americani su auto, acciaio, alluminio e rame, lo scontro commerciale con gli USA sarà inevitabile. Delle due l’una: o un’Unione europea ‘unita’ sugli interessi di Germania e Francia che va allo scontro con gli USA, o un’Unione europea che si spacca, dove ogni Paese europeo darà vita a singole trattative bilaterali per siglare con l’America di Trump accordi a due. Nel primo caso l’Unione europea collasserebbe economicamente, nel secondo caso si spaccherebbe politicamente e, in parte, economicamente. Non vediamo soluzioni intermedie.

Foto tratta da Wikipedia

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