di Politicus

Si racconta che il presidente americano era furente per la visita della delegazione Ue in Cina e voleva mandare tutto all’aria con dazi del 100%. Questa volta i suoi collaboratori lo hanno ‘placcato’: “Dall’Europa dobbiamo prendere quello che possiamo e tenerci le basi militari”
Si racconta che, in realtà, il presidente americano Donald Trump, dopo aver appreso la notizia che i rappresentanti Ue si erano recati in Cina, sia andato su tutte le furie. Ha addirittura pensato a dazi del 200% contro gli ‘europeisti’. Ma questa volta sarebbe stato ‘placcato’ dai suoi collaboratori: “A noi dell’Unione europea non ce ne frega niente – gli hanno detto – da lì dobbiamo prendere quello che possiamo e tenerci le basi militari. Lì la Germania vuole qualche sconto per le proprie auto da far entrare nel nostro Paese. La Ursula von der Leyen vuole almeno questo, di tutto il resto non gliene frega niente. Lasciamoli cuocere nel proprio brodo, tedeschi e tutta l’Unione europea. Limitiamoci a tenere i dazi al 15%, anche perché stanno mollando l’Ucraina per non pagare a noi i missili Patriot: e quuesto è quello che vuole la Russia e che vogliamo anche noi”. I collaboratori di Trump avrebbero anticipato al presidente quello che poi è accaduto in Cina: e cioè che Xi Jinping non avrebbe concesso nulla alla von der Leyen, anche perché i cinesi hanno sul groppone i dazi americani che gli hanno ridotto di un terzo e forse più le esportazioni. Figuriamoci se vanno ad acquistare i beni Ue. Insomma, per una volta Trump si è calmato e non ha fatto di testa propria. Ma resta furente, soprattutto verso i tedeschi. Anche se si è convinto a fare buon viso a cattivo gioco. Volendo, poi, il gioco non è così cattivo, perché l’Unione europea, nei prossimi tre anni, dovrebbe acquistare petrolio, gas liquido e armi: magari non saranno 750 miliardi ma un po’ di acquisti ci saranno. Così anche per gli investimenti europei in America: magari non saranno 600 miliardi ma qualcosa arriverà.
Ma il vero disastro di Ursula von der Leyen e di António Costa è stato l’incontro in Cina con Xi Jinping che ha detto a chiare lettere che la Russia deve vincere la guerra in Ucraina. Chiusura totale anche sull’economia
Andiamo alla visita della von der Leyen in Cina che ha preceduto di pochi giorni l’incontro con Trump in Scozia. A parte un generico documento comune sulla lotta al cambiamento climatico, gli ‘europeisti’ hanno portato a casa un pugno di mosche. Alla riunione con Xi Jinping si sono presentati il presidente del Consiglio europeo, António Costa, e la già citata presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Gli esponenti dell’Unione europea hanno provato invano di convincere la Cina a usare la sua influenza per porre fine al conflitto in Ucraina. Ma hanno tovato un muro di gomma. La Cina resta alleata della Russia di Vladimir Putin, che deve vincere la guerra in Ucraina. La Cina non ha nascosto di non essere interessata alla pace, perché la guerra in Ucraina tiene impegnati gli americani, che lo vogliano o no. Anche se i cinesi non l’hanno affermato, sono molto soddisfatti che l’Unione europea sia impegnata a proseguire la guerra in Ucraina contro la Russia, sempre perché così distrae gli USA. Putin è d’accordo? Sì, perché considera l’Unione europea una nullità in campo bellico. Nessun accordo commerciale Cina-Ue. La Cina continuerà ad esportare a prezzi bassi i propri prodotti. Se all’Unione europea non piace, ebbene, mandi al diavolo la globalizzazione economica. La Cina non cambia politica economica sulle terre rare e, in generale, sui minerali stategici. Ha addolcito i toni con gli USA in cambio della possibilità di esportare i propri prodotti negli USA, anche con al 55%: è evidente che anche con queste tasse a carico dei consumatori americani i cinesi continueranno ad avere dei margini. Del resto, quale sarebbe l’alternativa? La Cina, a propria volta, ha piazzato dazi del 10% sulle merci americane.
Foto tratta da scenarieconomici.it








