di Frate Domenico Spatola

Le risposte che cerchiamo sono tutte nei loro nomi
Arcangeli sono detti, come “messaggeri maggiori”. San Gregorio Magno, nel VI secolo, fece una catechesi sulla loro “missione”. I loro nomi sono infatti funzionali a ciò, come servizio nella Chiesa e per gli uomini. “Michele” è già nel nome una sfida a coloro che si oppongono al progetto di Dio. Il francescano Duns Scoto, nel XIII secolo, sosteneva che tale progetto era la “incarnazione del Verbo”, il Figlio di Dio che si sarebbe fatto uomo. “Non serviam!” fu la risposta degli angeli ribelli. Al “non ti servirò” la risposta è nel nome Michele: “Chi è come Dio?”. Nell’Apocalisse al capitolo XII si parla di lui mentre guida l’esercito celeste contro gli attentatori Al volere di Dio. Altro arcangelo è Gabriele, che dichiara la “Forza di Dio”. Nella Bibbia collega le due Alleanze. Parlando al profeta Daniele, chiuse l’Antica, rivolto a Zaccaria, il futuro padre del Battista, e annunciando a Maria che sarebbe diventata la “Madre di Dio”, aprì la Nuova. A Raffaele è dedicato un intero libro del Vecchio Testamento, quello di Tobia. Sarà l’angelo, “Medicina di Dio”, che ne guarirà il padre Tobi e libererà la moglie Sara. Più che di nomi, si tratta di funzionali “missioni”, che i nostri Arcangeli continuano ad esercitare sulla Terra, a servizio degli uomini e per la loro salvezza. Con la loro protezione ci sentiamo più sicuri, perché essi ci manifestano ciò che è Dio per noi.
Foto tratta da Famiglia del Cuore Immacolato di Maria







