Il caso della parrocchia di Santa Teresa del Bambino Gesù a Palermo: come una sentenza rischia di uccidere la speranza di tanti giovani tra le mura del proprio oratorio

di Andrea Piazza

Condannata a risarcire 45 mila euro: vicenda che desta stupore

Come un fulmine a ciel sereno, abbiamo appreso tutti dell’esito “rivoluzionario” della sentenza di prime cure pronunziata in composizione monocratica dalla seconda sezione civile del Tribunale di Palermo. La parrocchia Santa Teresa del Bambino Gesù è stata condannata a risarcire i condomini confinanti di via Filippo Parlatore nella misura di 45 mila euro a titolo di danni psicofisici subiti e svalutazione monetaria degli appartamenti che si affacciano nell’atrio interno dell’oratorio. L’Arcidiocesi di Palermo ha diramato un comunicato stampa “condivisibile in toto” ( link nota https://stampa.chiesadipalermo.it/le-attivita-sociali-nelloratorio-fanno-troppo-rumore-stupore-per-la-decisione-del-tribunale-che-condanna-la-parrocchia-s-teresa-del-bambino-gesu/ ) rimarcando la circostanza che, in precedenza, erano state adottate misure finalizzate a contenere l’esuberanza giovanile. Al contempo, il Sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, ha aperto una sottoscrizione cittadina per non penalizzare le risorse e la vocazione verso i giovani dell’ente religioso.

Qualche domanda visto che ci troviamo nella città delle cubature della Milano dei ricchi

Faccio presente che non ho letto le motivazioni (perché non reperibili allo stato) poste a fondamento della decisione. Pertanto il mio giudizio non potrà essere equiparabile ad una sorta di parere legale. Mi chiedo preliminarmente, in ordine alla presunta svalutazione delle unità immobiliari facenti parte del condominio di via Filippo Parlatore, se al momento della realizzazione dell’edificio fossero in esercizio le attività ludiche. Magari, a suo tempo, gli acquirenti beneficiarono di un prezzo ridotto per le probabili emissioni sonore? Fu una scelta consapevole da parte dei medesimi acquirenti? Come accaduto in tante vicende palermitane, nelle quali le cubature sono state aumentate, viene da chiedersi: sono state rispettate le distanze legali?

Nell’atmosfera che si respira oggi, tra violenza e ideologia woke, Don Bosco non sarebbe riuscito a strappare i giovani dalla strada

Nel merito, in tutta sincerità, trovo la sentenza rivoluzionariamente pericolosa, assimilabile alla giurisprudenza legata alla rimozione del crocifisso dalle aule scolastiche (uniformità strutturata sull’esclusione o non sulla tolleranza dell’inclusione). Viviamo in una società laica, sempre più fondata sui valori della rimozione del passato per essere diversamente inclusivi (ideologia woke), dove l’interesse generale è piegato tendenzialmente all’interesse del singolo (una rivoluzionaria società dell’ individuo). Se Don Bosco (Giovanni Melchiorre Bosco 1815 -1888) avesse vissuto ai nostri tempi, in seguito al recepimento delle normative europee, ebbene, sono sicuro che non sarebbe riuscito nell’intento sociale di strappare i giovani dalla strada per dare loro una speranza. Sotto il profilo morale, a mio avviso, questa sentenza mette in discussione e piega l’alto valore sociale delle attività parrocchiali di prossimità. Secondo questa linea filosofica illuministica all’estremo, le attività ludiche sarebbero possibili in un luogo isolato e, implicitamente, sarebbe necessaria una preliminare attività logistica per trasportare i giovani in un luogo isolato (colonie lavoro-campi di concentramento).

… e meno male che il problema è la famiglia nel bosco…

Viviamo in una città dove la delinquenza giovanile è in aumento, dove il modello di famiglia tradizionale, anche in seguito alla riforma culturale del diritto di famiglia del 1975, è in profonda crisi identitaria… I risultati sono evidenti (altro che famiglia nel bosco!). Sarà sacrosanto l’impugnazione della sentenza innanzi al giudice del gravame, la Corte di Appello di Palermo. Questa sentenza è una sorta di barometro-termometro, il malessere della nostra società. Oramai, è venuta meno la funzione regolatoria dell’istituzione sull’altare del diritto egoistico, sbilanciato in rapporto alla comunità sociale. Questa sentenza eticamente è equipollente al valore riconosciuto da taluni verso la figura del docente o del medico che presta le cure al paziente. Oggi, chi opera nella funzione di arricchire le menti del domani, o chi presta in corsia la propria professionalità per curare e salvare la vita altrui, deve convivere nella paura di essere percosso da un momento all’altro da parenti o amici rabbiosi.

Oggi, nella nostra società, quello che manca è lo spirito popolare del buon senso che, forse non è un caso, talvolta è assente anche nell’esercizio della Giurisdizione

Da anni porto avanti i valori dell’antimafia francescana, sollecito la realizzazione per trasformare i marciapiedi vetusti di viale Croce Rossa in un luogo per commemorare tutte le vittime uccise dalla mafia in Sicilia, trasformandolo al contempo in un luogo identitario con maioliche e pannelli in pietra lavica ceramizzata per descrivere i momenti più significativi della nostra storia come popolo siciliano. Ad oggi il Consiglio comunale di Palermo non ha candelarizzato la discussione della mozione depositata oltre 2 anni addietro. In certi momenti mi sembra di muovermi contro i mulini a vento, ovverosia di rapportarmi con il disinteresse generale. Oggi, nella nostra societa quello che manca è lo spirito popolare del buon senso che, forse non è un caso, talvolta è assente anche nell’esercizio della Giurisdizione. Dobbiamo guardare oltre il progressismo eterogeneo, la modernità ci struttura come persone razionali, i modelli classici ci bilanciano e guidano attraverso la forza millenaria dei sentimenti. La storia dell’uomo è un continuo avvicendarsi di corsi e ricorsi che soltanto nell’equilibrio valoriale in medio stat virtus può ritrovare le condizioni spirituali per guardare oltre con speranza, la stessa uccisa per tanti giovani tra le mura del proprio oratorio.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *