Il centurione romano straniero oppressore e non cristiano che cerca Gesù è la testimonianza della ricerca di Dio che è presente nel cuore degli uomini

di Frate Domenico Spatola

Commento a un passo del Vangelo di Matteo 8 5-11

Il centurione amava il servo malato. A Cafarnao scongiurava Gesù perché lo guarisse dalla paralisi e dalle atroci sofferenze. Pronta fu la risposta: “Verrò e lo guarirò”. Il centurione non volendo compromettere Gesù perché non entrasse in casa di un pagano che lo avrebbe reso impuro, si fidò della sola sua Parola. “Non sono degno che tu entri sotto il mio tetto. Una sola tua parola basterà a guarire il mio servo”. Aggiunse che così egli si comportava con i subalterni, che gli obbedivano. Aveva fede in Gesù che poteva anche egli comandare alle malattie. Si sorprese il Signore e fece notare a chi lo seguiva di non avere trovato in Israele una fede così grande. Anticipava l’ingresso dei pagani alla mensa con Abramo, non sulla base di pregiudizi e privilegi, ma sulla fede.

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