Il potere delle parole oggi ha spostato la definizione di ciò che è tollerabile verso altri ambiti

di Nota Diplomatica

La nuova blasfemia

La “libertà di parola”, ovvero la possibilità di esprimere senza freni le proprie opinioni – scegliendo appunto ’in libertà’ i termini da utilizzare – è una delle più importanti conquiste della democrazia occidentale. È però un diritto ‘labile’, oggi messo sotto attacco in modi imprevisti e non sempre facilmente individuabili. Si riconosce e si accetta che la libertà di parola abbia dei limiti, spesso esemplificati dal caso ipotetico della persona che urla ‘Al fuoco!’ in un teatro affollato, innescando un panico pericoloso che fa correre tutti verso le uscite nello stesso istante. Al di là delle espressioni che creano un pericolo pubblico immediato, dovremmo – almeno in teoria – essere liberi di dire ciò che vogliamo, anche utilizzando parole un tempo non ammesse tra le persone ‘perbene’.

Da qualche tempo è molto più tollerata l’espressione scatologica o esplicitamente sessuale rispetto a quella razziale o di genere

Saremmo dunque liberissimi di dire ciò che vogliamo o no? Negli ultimi anni è nata una nuova categoria di comportamenti verbali ’socialmente vietati’, non di rado anche per legge… nuove oscenità, se così vogliamo dire, se pure non vengono esplicitamente caratterizzate come tali. Il divieto, più o meno chiaro lo stesso, è comunque molto simile. Queste espressioni perlopiù – per quanto non esclusivamente – riguardano categorie di persone che, per razza, orientamento sessuale, fede religiosa e altre caratteristiche riteniamo pubblicamente appropriato ‘proteggere’, spesso per rimediare a ‘torti storici’. Così, da qualche tempo è molto più tollerata l’espressione scatologica o esplicitamente sessuale rispetto a quella razziale o di genere. Tutto ciò per dire che le parole oggi ‘vietate’, non di rado in maniera formale, sono quelle che riguardano temi socialmente inaccettabili anziché le oneste oscenità di una volta, che al peggio ora rappresentano una mancanza di buon gusto. Non siamo diventati più tolleranti verso le parolacce, ma abbiamo piuttosto spostato la definizione di ciò che è tollerabile verso altri ambiti.

Foto tratta da 123RF

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