di Giulio Ambrosetti

La storia dell’oro tedesco (seconda riserva al mondo) che i tedeschi non controllano
Ogni tanto in Germania riaffiorano i fantasmi della Seconda Guerra Mondiale. E’ quanto sta avvenendo in questi giorni. Dopo aver cambiato la propria Costituzione per contrarre un mega debito di mille miliardi di euro, i tedeschi vorrebbero riprendersi il proprio oro che si trova in parte degli Stati Uniti d’America, in parte a Londra e in parte a Parigi. Ovviamente, trattandosi di una notizia che riguarda la Germania, i ‘sudditi’ dell’Unione europea non debbono aprire bocca. La bocca invece l’ha aperta la presidente della Commissione Difesa del Parlamento europeo, Marie-Agnes Strack-Zimmermann, che ha dichiarato apertamente di essere a favore del rientro in patria delle riserve auree tedesche e ha rivolto un appello in tal senso al Governo federale del Сancelliere tedesco, Friedrich Merz. Della vicenda si occupa con dovizia di particolari un post di un canale Telegram, che ricorda che, stando ai dati ufficiali, la Federal Reserve Bank di New York (leggere la Banca Centrale americana nota anche come FED) “custodisce 1.236 tonnellate d’oro di proprietà della Germania, pari a circa 185,7 miliardi di euro”. Per la cronaca, la Germania possiede circa 3 mila e 300 tonnellate di oro pari 340 miliardi di euro. Nel mondo le riserve di oro tedesche sono al secondo posto dopo gli Stati Uniti d’America che dispongono di 8 mila 133 tonnellate di oro. Al terzo posto al mondo, almeno sulla carta, c’è l’Italia con 2 mila 452 tonnellate di oro. Sul suolo tedesco si trova soltanto il 51% delle riserve auree nazionali. Il resto, oltre che negli USA, è depositato a Londra e Parigi.
La Germania pensa a una moneta diversa dall’euro, magari legata all’oro? Ovviamente ciò segnerebbe la fine della moneta unica europea
La Germania può chiedere agli americani, ai tedeschi e ai francesi di riavere il proprio oro? No. E qui ricompaiono i citati fantasmi del secondo conflitto mondiale. Il riferimento è al cosiddetto “Atto del Cancelliere”. Torniamo così al post su Telegram: “Nel 1949, tra la Germania sconfitta e gli Alleati – Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia – è stato firmato un accordo segreto. Secondo tale patto, le potenze vincitrici mantengono il controllo su settori chiave della vita della Repubblica Federale Tedesca, incluse le sue riserve auree. La durata dell’accordo è di 150 anni. Ogni Cancelliere tedesco, prima di assumere l’incarico, firma un impegno scritto con USA, Regno Unito e Francia per rispettare questo trattato”. Insomma, i tedeschi, non soltanto per riprendersi il proprio oro ma anche per controllare altri settori chiave del proprio Paese dovranno attendere pazientemente un altro po’ di tempo… E infatti il Cancelliere Merz si è guardato bene dal chiedere il rientro dell’oro tedesco presente in America. Anche perché sa benissimo che non servirebbe a nulla. Peraltro, i tedeschi sono in debito con gli Stati Uniti, se è vero che questi ultimi hanno consentito alla Germania, qualche anno dopo la fine del secondo conflitto mondiale, di interrompere il pagamento dei debiti di guerra, con la scusa che la stessa Germania Ovest costituiva un muro difensivo dell’Occidente contro il comunismo. In ogni caso, il fatto che in Germania si parla di oro significa che i tedeschi non escludono i tornare a una moneta diversa dall’euro: la vera notizia potrebbe essere questa. Ovviamente una moneta tedesca che segnarebbe la fine della moneta unica europea.
L’imbroglio tedesco dell’euro
Nonostante questo, grazie anche ai massoni dell’europeismo, la Germania è riuscita a costruire un’Unione europea a proprio uso e consumo. I tedeschi hanno anche inventato l’euro, una moneta a credito nelle mani del sistema bancario controllato sempre dai teutinici e, in parte, dai francesi. L’euro serve per indebitare gli Stati europei che sono caduti in questa ‘trappola’. Il riferimento è agli Stati europei che non sono protetti & sodali dei tedeschi. La truffa monetaria dell’euro – perché l’euro è un imbroglio monetario e politico ai sensi di legge – è servita alla Germania anche per esportare i propri beni, soprattutto in America. Il gioco è finito quando è arrivato alla Casa Bianca Donald Trump. Se ancora non è chiaro state leggendo la seconda puntata del nostro approfondimento sull’oro (qui la prima puntata). Nella prima puntata del nostro ‘viaggio’ attorno all’oro abbiamo raccontato perché il prezzo dell’oro sta crescendo. Nei giorni scorsi c’è stato un tentativo di far abbassare il prezzo di questo metallo prezioso. Ma non è andata molto bene, perché il prezzo è ricominciato a salire. Anche se il tentativo di far calare il prezzo di questo metallo è ancora in corso.
L’oro tedesco resterà in America e, in parte, in Inghilterra e in Francia
Tornando alla Germania, va detto che i tedeschi hanno capito che gli americani non sono esattamente degli stupidi. Un conto è ‘incaprettare’ alcuni Paesi europei, in parte corrotti, con la moneta unica, mentre altra e ben diversa cosa è pensare di riprendersi l’oro dagli Stati Uniti d’America, dall’Inghilterra (che non fa più parte dell’Unione europea proprio perché ha rifiutato di sottomettersi alla Germania) e dalla Francia (che sulle questioni monetarie se ne frega dell’Unione europea, tant’è vero che ha assunto il controllo della BCE, sigla che sta per Banca Centrale Europea, facendo i propri comodi con la gestione a briglia sciolta del proprio debito pubblico: qui un articolo). Tutto questo mentre l’Italia, Paese ‘incaprettato’ dal sistema euro, paga ogni anno quasi 100 miliardi di interessi sul debito pubblico (3 mila miliardi di euro), che peraltro è inferiore al debito pubblico della Francia (oltre 3 mila e 400 miliardi di euro).
Trump vuole porre fine al ‘Signoraggio bancario’ per trasferire la gestione della moneta al Tesoro americano
Siamo così arrivati alle considerazioni finali. Fino a prima dell’avvento di Trump alla Casa Bianca a lavorare per il ritorno dii un sistema monetario legato all’oro erano solo i Paesi del BRICS: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Oggi lo scenario è in movimento, perché Trump si vuole sbarazzare della massoneria bancaria che controlla la moneta negli Stati Uniti d’America. Ufficialmente raccontano che la Federal Reserve System, la Banca Centrale americana nota anche con l’acronimo FED è autonoma dalla politica. Questa è una grandissima minchiata. Dagli anni della presidenza di Abramo Lincon una ristretta cerchia di personaggi controlla la produzione di moneta in America e, di conseguenza, controlla l’economia e, in parte, anche la finanza. Stiamo parlando dei protagonisti del ‘Signoraggio bancario’. Sono questi signori che in America hanno sempre deciso tutto, probabilmente anche l’eliminazione di politici che non obbedivano ai loro ordini. Trump vuole porre fine al ‘Signoraggio bancario’ per trasferire la gestione della moneta al Tesoro americano. Non è da escludere che la nomina del nuovo presidente della FED designato da Trump, Kevin Warsh, che prenderà il posto di Jerome Powell, dovrà occuparsi proprio di questo. Gli attacchi che arrivano in questi giorni a Trump, con il tentativo, fra il tragicomico e il ridicolo, di coinvolgere lo stesso Trump nella vicenda di Jeffrey Epstein, il finanziere pedofilo dalle mille ombre e dalle pochissime luci, rientrano in questo scenario.
Tra breve tempo i Paesi che non avranno oro saranno in difficoltà
Riusciranno a frenare Trump? Questo non lo sappiamo. Ma sappiamo che i cosiddetti Epstein files coinvolgeranno fino al collo gli esponenti del Partito Democratico americano. Questo non soltanto perché i personaggi che si sono accompagnati per quasi un trentennio ad Epstein sono legati ai Dem americani, ma anche perché gli intellettuali progressisti americani che non hanno mai demonizzato la pedofilia sono tutti riconducibili a questo partito. Sappiamo inoltre che si potebbe determinare, se non un’alleanza, almeno un comune sentire tra i Paesi del BRICS che puntano a una moneta unica agganciata all’oro e l’America di Trump che vuole sbaraccare il ‘Signoraggio bancario’. Certo, lo scenario è complicato, perché l’Iran degli ayatollah è andato a ripararsi sotto l’ombello del BRICS: e questo complica le cose, perché con una teocrazia che uccide chi dissente non si può trattare. L’Iran di oggi appanna e indebolisce oggettivamente l’immagine della Cina e della Russia e allontana un progetto comune per eliminare il ‘Signoraggio bancario’. Ma oggi tutto è in movimento. In ogni caso, il ritorno alle monete legate all’oro è ormai questione di tempo. Non si potrà più creare moneta dal nulla come avviene oggi. E bene ha fatto il Governo italiano a bloccare le eventuali mire della Banca Centrale Europea (BCE) sull’oro del nostro Paese. In un futuro, molto più vicino di quanto si pensi, chi non avrà oro sarà in difficoltà. Forse è questa la vera ragione per la quale il prezzo dell’oro va su.







