di Nota Diplomatica

Le cose che non ti aspetti
Bestemmiare (offendere Dio e/o la Madonna), come in generale dire parolacce, è normalmente considerata un’attività ‘socialmente sconveniente’, da scoraggiare. È anche una pratica molto comune, seppure, secondo una recente ricerca anglo-americana, pronunciare volgarità può far migliorare le prestazioni fisiche di chi le pronuncia, in particolare perché “promuove stati psicologici che conducono al superamento delle costrizioni interne”, cioè, aiuta a ‘liberarsi’ per poter esprimere il massimo degli sforzi in un determinato campo, specialmente quello sportivo.
In Italia il codice penale prevede una sanzione amministrativa per “chiunque bestemmi pubblicamente, con invettive o parole oltraggiose, contro la divinità”
Uno studio recente, condotto in collaborazione tra la Keele University inglese e l’americana University of Alabama, ha mirato in modo particolare a esaminare l’effetto dell’utilizzo delle male parole sull’efficienza delle prestazioni fisiche: nel caso, di un ‘task’ che consisteva nell’alzare centinaia di volte – più volte possibile – una sedia sopra la testa, confermando l’effetto ‘liberatorio’ degli improperi sulla prestazione fisica. Malgrado tutto ciò, la pronuncia di espressioni ingiuriose contro Dio, i santi e le cose sacre è un peccato grave, punito nell’Antico Testamento con la morte (Levitico 24, 16). Anche il semplice ‘parlare vanamente’, ma senza ingiuria, di Dio, è considerato peccato, anche se non si tratta necessariamente di una bestemmia. Il codice di diritto canonico (can. 1369) prevede l’eventualità di una ‘giusta pena’ in casi di particolare gravità. In Italia il codice penale prevede una sanzione amministrativa per “chiunque bestemmi pubblicamente, con invettive o parole oltraggiose, contro la divinità”.
Un aiuto a non bloccarsi e, contemporaneamente, commettere un peccato
Gli esperimenti anglo-americani erano intesi a studiare gli effetti di ‘disinibizione fisica’ provocati dalla pronuncia di parolacce (con precise imprecazioni a scelta dei partecipanti) nel corso delle loro prove, compresi l’insieme di elementi legati al ‘flusso’ psicologico, come la distrazione dal compito, l’umore e la fiducia in sé espressi dai soggetti, tutti elementi che mediavano in maniera significativa ‘l’effetto parolacce’, il cui impatto restava pur sempre evidente. Nell’insieme, secondo la ricerca anglo-americana, i risultati suggeriscono che dire parolacce favorisce stati mentali che contribuiscono alla massimizzazione degli sforzi e al superamento dei freni interni, effetti che dovrebbero avere importanti implicazioni nei campi dello sport e in tutti i contesti che richiedono coraggio e fiducia in sé. Come tale allora, dire parolacce o bestemmie – secondo i ricercatori citati – potrebbe rappresentare un intervento psicologico a basso costo in grado di aiutare gli individui a ‘non bloccarsi’ nei momenti che richiedono il massimo rendimento – oppure, al tempo stesso, potrebbe essere peccato grave…
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