di Giulio Ambrosetti

Oggi più che mai gli interessi dell’agricoltura europea divergono dagli interessi dell’industria europea che si è auto-incaprettata puntando tutto sull’export (cioè sulla folle globalizzazione dell’economia ormai morente)
Nei giorni scorsi il Consiglio europeo si è dovuto rimangiare la firma del Mercosur, il trattato commerciale tra Unione europea e quattro Paesi del Sudamerica (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) del quale si discute da 26 anni o giù di lì. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha provato a dare un colpo di ‘acceleratore’ (qui un articolo): ma è stata bloccata da un’ondata di proteste degli agricoltori europei, soprattutto francesi, che si sono riversati in massa a Bruxelles per manifestare, per l’appunto, contro il Mercosur e contro i tagli alla PAC, sigla che sta per Politica Agricola Comune. Questo perché la Germania, che sta tornando ai fasti ‘guerrieri del ‘Secolo breve’, ha imposto il riarmo all’Unione europea, provando a scippare il 20% dei fondi PAC. Mossa azzardata, perché la manifestazione di protesta degli agricoltori europei è solo l’inizio: stando a quello che si legge qua e là sulla rete, gli agricoltori di tanti Paesi Ue si stanno preparando per una mobilitazione generale che si materializzerà subito dopo le festa natalizie, grosso modo tra la seconda e la terza decade di Gennaio 2026. Non sarà una manifestazione promossa dai vari sindacati agricoli, che nei Paesi Ue sono quasi tutti allineati & coperti con le varie camarille politiche ‘europeiste’: al contrario, sarà una protesta che partirà dal basso, come quella andata in scena nei giorni scorsi a Bruxelles. L’obiettivo è sempr elo stesso: bloccare i tagli alla PAC e mandare all’aria l’imbroglio del Mercosur che serve solo alle industrie europee a scapito dell’agricoltura.
Si prepara un Gennaio 2026 di fuoco
I segnali che si prepara un Gennaio 2026 di fuoco per l’agricoltura europea arrivano anche dall’Italia. In un video pubblicato sulla propria pagina Facebook, Danilo Calvani, un agricoltore di Latina da sempre in prima fila nelle battaglie a tutela dell’agricoltura, annuncia senza mezzi termini che a Gennaio prossimo ci sarà una grande mobilitazione nazionale (qui il video di Calvani). Interessante anche quello che sta covando sotto la cenere in Sicilia, dove il movimento Agrisat, fondato nei giorni scorsi (qui un articolo) annuncia battaglia. Lo spunto gli è stato offerto dalla vicenda Mercosur: “Si tratta di un trattato commerciale – si legge in un comunicato di Agrisat – che, se entrerà in vigore, distruggerà buona parte dell’agricoltura italiana, specie quella del Sud e della Sicilia”. Nel comunicato si ricorda che nei Paesi del Sudamerica si utilizzano pesticidi che in Europa sono stati banditi da vent’anni e, in alcuni casi, anche da trent’anni perché dannosi per la salute umana. Per non parlare di ormoni e antibiotici, che sono parte integrante delle tecniche agricole sudamericane.
La follia del Mercosur per cercare di salvare la vecchia industria europea in profonda crisi
Dice Franco Calderone, tra i protagonisti del movimento Agrisat: “La richiesta della cosiddetta reciprocità, sbandierata dai soliti personaggi che dicono di difendere gli agricoltori mentre di fatto li affossano, è una tripla presa in giro. La prima presa in giro è che sappiamo tutti che, in Europa, i controlli in materia di salubrità dei prodotti agricoli che arrivano da mezzo mondo sono, nella migliore delle ipotesi, carenti, nella peggiore delle ipotesi assenti. La seconda presa in giro è legata al fatto che nei Paesi del Sudamerica ottengono alte produzioni agricole e zootecniche proprio perché utilizzano a piene mani pesticidi da noi vietati, ormoni e antibiotici. Importare questi prodotti agricoli in Europa per consentire alle industrie europee di esportare le proprie produzioni industriali in Sudamerica, a cominciare dalle auto, sarebbe una follia. La terza presa in giro è legata al fatto che se i quattro Paesi sudamericani, Brasile in testa, dovessero accettare la reciprocità, dovrebbero eliminare i pesticidi dannosi per la salute umana, gli antibiotici e gli ormoni. Ma le loro produzioni agricole e zootecniche si risurrebbero drasticamente e non avrebbero cosa esportare. Poi c’è un quarto punto: il costo del lavoro agricolo, che in Sudamerica è bassissimo. L’Europa non può competere con chi paga un operai agricolo 4-5 euro al giorno, quando va bene. In ogni caso, noi ci opporremo con tutte le nostre forze. E da quello che sappiamo in tutta l’Europa è pronta una mobilitazione generale per il prossimo Gennaio”.
Foto tratta da Il Fatto Quotidiano







