In Sicilia continua trionfare imperterrita l’antimafia come business a spese del denaro della collettività. Una Pasqua senza fine che mette insieme politica, associazioni e fondazioni

di Andrea Piazza

La legalità con i soldi pubblici a pioggia anche a cura del Parlamento siciliano

Sfogliando il quotidiano La Repubblica edizione Palermo Sabato 20 Dicembre 2025, leggendo l’articolo di approfondimento in merito all’approvazione della Finanziaria quater all’Assemblea Regionale Siciliana ho appreso: “… e poi la norma sulla riqualificazione dei beni confiscati alla mafia, nata invece dall’asse tra il forzista Marco Intravaia e la riscrittura del presidente dell’Antimafia regionale, Antonello Cracolici (PD). La misura stanziava inizialmente un sostegno per i progetti presentati dai Comuni fino a 300 mila euro a intervento, per 5 milioni in tutto. Con la riscrittura di Cracolici, a beneficiarne saranno anche i consorzi per la legalità e lo sviluppo ASSEGNATARI di beni confiscati”.

L’antimafia francescana

Personalmente, unitamente a tanti altri che ci credono, continuiamo a vagare in un deserto dove il modello valoriale “dell’antimafia francescana” che pratica la povertà resta nell’ombra della luce abbagliante dell’industria dell’antimafia. Rappresentano due modelli contrapposti: la francescana porta avanti i valori della legalità rifiutando ideologicamente il sovvenzionamento pubblico, mentre l’altra strumentalmente lo utilizza come un bancomat senza limiti. La linea etica dell’antimafia francescana è finalizzata a portare avanti un modello valoriale che rifiuta l’utilizzo/assegnazione del patrimonio confiscato. Il nostro modello è per un utilizzo temporaneo allo svolgimento di manifestazioni in luoghi pubblici, ribadendo la necessità che i beni “mobili ed immobili” confiscati vengano alienati in via ordinaria.

I costi della confisca

Pur avendo la certezza del fallimento dello Stato (A.N.B.S.C.) nella gestione del patrimonio confiscato tra scandali periodici, paladini dell’antimafia o assegnatari di patenti antimafiose a termine, la politica non perde mai l’occasione per aprire i cordoni per rianimare associazioni, fondazioni & company. Rammento a tutti che ogni confisca patrimoniale determina a carico dell’Erario un duplice onere, perché il bene confiscato viene sottratto alla fiscalità generale, mentre i costi di manutenzione straordinaria, ordinaria ( in parte ) e gestionali si proiettano sul soggetto pubblico “giuridicamente proprietario”. Sotto mentite spoglie, l’amministrazione pubblica non vaccinata dal contagio del virus di certa classe politica, dispone assegnazioni e sovvenziona progetti ammantati di legalità… a suon di pecunia etc.

La legalità tra sacro e profano. Il progetto di un marciapiedi della legalità a palermo con le vittime della mafia messe tutto sullo stesso piano

È indubbio che persiste un SISTEMA gestionale che, se dovessimo classificarlo cromaticamente, ebbene, il colore nero sarebbe senza alcun dubbio prevalente. Un sistema che risulta centrale nell’alimentare l’industria più importante per la nostra economia siciliana: “la gestione del patrimonio confiscato” con l’aggravante che è altresì professata in nome della legalità… Una sorta di alchimia mistica che accomuna il sacro con il profano. Sul piano personale, ho un desiderio “rimasto grazie alla sensibilità della classe politica al palo”: la realizzazione dei marciapiedi per ricordare in modalità uniforme (senza nessuna classificazione come vittime di serie A, B, C e campionati amatoriali vari) tutte le vittime uccise dalla mafia in Sicilia, riqualificando i vetusti marciapiedi di viale Croce Rossa di Palermo. Il proposito sarebbe di trasformarlo in luogo di commemorazione ed identitario. L’idea progettuale prevederebbe l’inserimento a terra su pietra lavica dei nominativi di tutte le vittime della mafia e l’impiego della maiolica per rivestire le aiuole (coinvolgendo tutti i maestri siciliani riproducendo i disegni più rappresentativi) ed i pannelli in pietra lavica ceramizzata per descrivere i momenti più significativi della nostra storia come popolo siciliano. La mozione con questa proposta è stata presentata da un soggetto politico al Consiglio Comunale di Palermo ma beneficia del valore dell’indifferenza. Forse, se lo avessi fatto articolare con un bel progetto di business (mi sono limitato ad allegare una nota tecnica illustrativa), il viatico sarebbe stato diverso.

Le profezie esatte di Leonardo Sciascia e Michele Pantaleone, ovvero l’antimafia trasformta in un’occasione finanziaria e in un’aspirazione per conquistare posti di potere

Resto del principio che, sul sangue dei nostri caduti nella lotta alla mafia, il denaro non dovrebbe minimamente girare intorno, per evitare che qualche pescecane ingurgiti un bel pezzo di carne sonante. Sono assolutamente critico del modello prevalentemente, strutturato sull’antimafia business che, indubbiamente, smuove le leve finanziarie e drena denaro pubblico: insomma una sorta comitato elettorale etico permanente all’insegna del denaro pubblico. La mafia, per tutti, dovrebbe rappresentare una disgrazia permanente. Abbiamo l’esempio di altre tragedie consegnateci dalla storia dell’uomo, indubbiamente talune complesse o genocide come l’olocausto, dove il dolore non è stato trasformato mai in Re Mida, rimanendo solenne, non convertendosi in una festa commemorativa. Avevano ragione due intellettuali siciliani come Leonardo Sciascia da Racalmuto e Michele Pantaleone da Villalba che, profeticamente, asserivano che l’antimafia sarebbe stata trasformata in un’occasione finanziaria ed un’aspirazione per conquistare posti di potere. Alle soglie del 2026, dopo l’Year After 1992, l’antimafia tutto è tranne ciò che dovrebbe essere. Per altri diversamente definibili, mutuando l’espressione di Leonardo Sciascia – “I professionisti dell’antimafia” – è invece una Pasqua senza fine.

Foto tratta da Assemblea Regionale Siciliana

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