
Un geometra siciliano accende i riflettori sui vincoli feudali che ancora bloccano migliaia di proprietà in Sicilia e, in generale, nel Mezzogiorno d’Italia
Aldo Davide Pilato, 58 anni, geometra di San Cataldo, provincia di Caltanissetta (foto sotto), ci ha inviato una riflessione molto interessante su un problema che è molto più diffuso di quanto si pensi: proprietari che non riescono a vendere i propri terreni perché gravati da annotazioni catastali di “enfiteusi” in favore del Demanio dello Stato o di enti ecclesiastici, senza avere la certezza che esista alcun documento che provi l’esistenza effettiva di questi vincoli feudali. Pilato racconta che nel 2025 ha gestito un caso emblematico: sette immobili in provincia di Caltanissetta risultavano catastalmente gravati da enfiteusi in favore del Demanio dello Stato (concedente). “Ho presentato formale istanza all’Agenzia del Demanio, Direzione Regionale Sicilia – racconta Pilato – che ha risposto per iscritto: ‘La Scrivente non risulta nel possesso di alcun contratto di livello’. Sulla base di quella dichiarazione la compravendita è stata regolarmente stipulata senza necessità di affrancazione”. (sopra foto tratta da Wikipedia)

Una storia che si riallaccia alla strate di Portella della Ginestra
Da qui la domanda: quanti altri proprietari, si chiede il geometra, rinunciano a vendere o pagano affrancazioni non dovute semplicemente perché ignari dei propri diritti? L’esperienza professionale lo ha spinto ad effettuare uno studio storico-giuridico con un dossier di oltre 150 pagine, riassunto in un saggio: “Enfiteusi, questione agraria e conflitto sociale nel Mezzogiorno”. Un lavoro “che ricostruisce come antichi vincoli feudali continuino a perpetuare strutture di rendita incompatibili con la Costituzione”. Non mancano i passaggi storici: “La strage di Portella della Ginestra avvenne undici giorni dopo la vittoria elettorale del blocco socialcomunista alle elezioni regionali siciliane del 20 Aprile 1947. Non fu banditismo casuale: tra il 1944 e il 1949 si contarono in Italia 34 braccianti uccisi, 561 feriti, oltre 10.000 bastonati, migliaia di arrestati. Tra le vittime anche Placido Rizzotto, sequestrato e ucciso dalla mafia il 10 Marzo 1948 a Corleone, Accursio Miraglia assassinato il 4 Gennaio 1947 a Sciacca, Epifanio Li Puma e Calogero Cangelosi. La repressione del movimento contadino – dice sempre Pilato – fu la difesa armata della rendita fondiaria e delle strutture giuridiche che la perpetuavano: i livelli, le enfiteusi, i rapporti che assicuravano ai proprietari assenteisti il controllo passivo della terra”.
I casi recenti: nobili che rivendicano interi paesi
“Nel 2009 – leggiamo nel documento che ci ha inviato Aldo Pilato – il Comune di Caltagirone rivendicò canoni enfiteutici a centinaia di agricoltori: a un proprietario di 60 are – valore 5.000 euro – chiese 2.820 euro per l’affrancazione. Nacque un ‘Comitato No enfiteusi’ e il Consiglio Notarile organizzò un convegno per fare chiarezza”. Pilato ricorda anche che poco più di un decennio addietro venne rivendicato il 20% del territorio del Comune del Nisseno da soggetti che sostenevano di essere ancora i titolari del ‘dominio diretto’ feudale su terre coltivate da generazioni da privati cittadini. “In controtendenza – ricorda sempre il geometra – nel 2008 il Comune di Mussomeli rinunciò volontariamente a tutti i diritti enfiteutici “non riscossi da epoca immemorabile”, consolidando gratuitamente la proprietà in capo ai cittadini”.
La sentenza che cambia tutto
L’autore dello studio ricorda che “il 5 Gennaio 2026 la Cassazione (sentenza n. 247/2026) ha chiarito che le annotazioni catastali di enfiteusi non hanno alcun valore probatorio, l’onere della prova grava sul concedente e, in assenza di titolo costitutivo scritto, il possessore può usucapire la piena proprietà. Questa sentenza tutela già oggi migliaia di proprietari – aggiunge Pilato – ma non risolve alla radice il problema sistemico”.
La proposta: abolire per legge i vincoli storici
La parte conclusiva dello studio lancia una proposta legislativa: abolire d’ufficio tutti i rapporti di enfiteusi costituiti prima del 1° Gennaio 1951, consolidando la piena proprietà in capo agli attuali enfiteuti senza obbligo di affrancazione. “Chi ha coltivato la terra per generazioni – dice sempre il geometra Pilato – ha un titolo di merito infinitamente superiore a quello del concedente che ha percepito passivamente rendite per decenni o secoli. L’articolo 44 della Costituzione impone di trasformare il latifondo. La riforma agraria del 1950 iniziò l’opera ma lasciò irrisolto il nodo dei rapporti enfiteutici preesistenti”. Il riferimento, in questo casso, è alla riforma agraria varata dall’Assemblea regionale siciliana. Secondo il geometra, l’abolizione non sarebbe solo una riforma giuridica ma “un atto di giustizia storica verso chi ha pagato con il sangue la rivendicazione la terra a chi la lavora. Oggi, Primo Maggio, a 79 anni dalla strage di Portella della Ginestra – conclude Pilato – quelle parole suonano come un monito: la democrazia incompiuta sulla questione agraria è un debito che la Repubblica non ha ancora saldato con i suoi morti”.
Il lavoro “Enfiteusi, questione agraria e conflitto sociale nel Mezzogiorno” del geometra Aldo Davide Pilato è disponibile presso lo studio in via V. Bellini n. 5, San Cataldo (CL) – Email: aldo.davide.pilato@gmail.com







