La Magistratura inglese dà torto al Fisco: le parrucche delle donne affette da calvizie sono protesi e non prodotti di bellezza e quindi non si paga l’IVA

di Nota Diplomatica

La causa è stata vinta dalla Mark Glen Ltd

Un fabbricante di parrucche inglese – la Mark Glen Ltd – ha vinto una causa contro il fisco britannico dimostrando alla Corte che le donne affette da calvizie possono essere considerate ‘disabili’ e non semplicemente sfortunate… La questione è nata quando l’azienda ha ricevuto un’ingiunzione dalle autorità fiscali per il pagamento di bollette IVA arretrate per un totale di oltre 277 mila sterline – l’equivalente di circa 320 mila euro – relative agli anni dal 2018 al 2024, sugli introiti derivanti dalla vendita di parrucche speciali destinate a donne parzialmente calve a causa dell’alopecia, ovvero calvizie “a chiazze”. La Mark Glen sosteneva che i suoi prodotti fossero equiparabili a protesi – e quindi esenti da IVA – mentre il Governo li classificava come prodotto di bellezza, dunque soggetti all’imposta. L’azienda ha fatto ricorso e inizialmente gli è andata male. In appello, però, ha ribaltato la decisione, argomentando che, nonostante per i maschi la calvizie possa essere considerata ‘disdicevole’, di fatto non comporta importanti ostacoli professionali o sociali.

La mancanza di capelli nelle donne crea notevoli problemi che vanno considerati

Il caso delle donne era invece giudicato diversamente. Giusto o ingiusto che sia, la bellezza fisica femminile – o la sua mancanza – avrebbe, secondo i giudici, un impatto significativo sulla vita sociale e sulla carriera, giustificando pienamente la posizione del querelante, accolta dalla Corte superiore. La Corte osservò infatti che, mentre il Governo considerava la questione puramente ‘cosmetica’, “La marcata perdita di capelli nelle donne costituisce un impedimento che incide negativamente sulla capacità di svolgere le attività di ogni giorno, che includono il lavoro, i rapporti sociali, il tempo libero ed altre attività che richiedono la necessità di apparire in pubblico”.

Foto tratta da Stanartis

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