
La televisione promuove la pasta non informando sul come si produce e, soprattutto, con quale grano duro si produce
Per illustrare nel mio blog l’importanza dell’incontro tra agricoltori, pescatori, titolari di partite IVA e
rappresentanti del mondo della cooperazione e della società civile che si è svolto nei giorni scorsi a Caltanissetta comincia con una pubblicità della televisione. Due giorni fa, di sera, seguivo un film. Puntuale arriva la pubblicità. Mi ha colpito la promozione della pasta. Pochi secondi, dieci, forse 15 secondi. Si parla della pasta. O meglio, si promuove la pasta. Nessun marchio: solo la pasta. Può anche andare. Ma non si fa alcun accenno al grano duro che in Italia, a norma di legge, è il grano che si utilizza per produrre pasta. Nessun accenno alla provenienza del grano duro: è prodotto nel Sud e in Sicilia o arriva dall’estero? Silenzio assoluto. O meglio, informazione quasi nulla. Solo la pasta, come se arrivasse dal cielo. Solo la pasta senza alcuna indicazione geografica di produzione: è lo ‘stile’ della televisione che vettura un messaggio mondialista: i cittadini sono solo un consumatori ignoranti. Punto. Come il il cioccolato, per intenderci. La Svizzera esporta il cioccolato nel mondo: ma in Svizzera non si coltiva il cacao, che si coltiva invece in Africa e in Sudamerica. Ma il cioccolato è ‘svizzero’. Come il caffè, che si coltiva in Africa, in Sudamerica e in Asia ma è come se fosse prerogatica dell’Occidente. Sta finendo così anche per la pasta. All’attuale Governo italiano, ai Governi delle Regioni del Sud e della Sicilia, del grano duro e dei problemi degli agricoltori di queste zone non gliene può fregare di meno.ì: e si vede.
Applicheranno il Mercosur così come hanno fatto con il CETA, senza l’approvazione dei Parlamenti dei 27 Paesi Ue?
Questa è la realtà. E tra un po’ arriverà il Mercosur, il folle trattato commerciale tra Unione europea e alcuni Paesi del Sudamerica che aspetta il “Sì” dei 27 Paesi Ue. Con i dazi doganali americani al 50% appioppati al Brasile, gli agricoltori di questo Paese, per esportare ortofrutta, mais, soia e carne in America dovranno o pagare il 50% di dazi (cosa improponibile), o aumentare il prezzo di tali prodotti del 50% (altra cosa improponibile), o cambiare mercato: cosa probabile, se non certa. E l’unico, grande mercato in cui i sudamericani, Brasile in testa, possono vendere i propri prodotti è quello dell’Unione europea. Volete sapere cosa penso? Che potrebbe finire come con il CETA, il trattato commerciale tra Unione europea e Canada che è stato applicato dalla Commissione europea senza il voto di tutti i 27 Paesi Ue. Un ‘golpe’ silenzioso nascosto dall’informazione ‘europeista’, così come hanno nascosto i bambini greci morti quando le banche europee, tedesche in testa, svuotavano i ‘forzieri’ della Grecia. Ricordo, per inciso, che nell’Unione europea gli OGM, gli Organismi Geneticamente Modificati sono vietati, anche se si sta tentando di introdurli surrettiziamente, visto che i Paesi Ue importano soia e mais in massima parte OGM dal Sudamerica, facendo finta di niente, sotto gli occhi ‘distratti’ dell’Unione europea, sempre pronta a infliggere penalizzazioni a questo o quel Paese, soprattutto se possono trasformarsi in benefici per la Germania e per i Paesi del Nord Europa alleati dei tedeschi (vedere l’imbroglio delle quote latte) ma in questo caso silente. Figuriamoci!
Le parole di Padre Giuseppe Di Rosa che ha coordinato i lavori dell’assemblea di Caltanissetta
Il disinteresse di Stato e Regioni del Mezzogiorno veerso il grano duro e la porcata del Mercosur, che la Germania cercherà di far passare a tutti i costi per vendere in Sudamerica le auto che non vende più negli USA, sono solo due esempi dell’importanza dell’iniziativa “Progetto Sicilia Sviluppo” che ha visto la luce qualche giorno fa a Caltanissetta. Per ora, leggiamo in un comunicato, “è il contenitore nella fase
embrionale”, nato “spontaneamente senza sovrastrutture politiche, ma con una volontà precisa di cambiamento per il popolo siciliano”. Ideatore dell’iniziativa è Padre Giuseppe Di Rosa, tra i principali animatori del movimento dei Forconi siciliani del 2012. “Non siamo né di destra, né di sinistra – ha spiegato nel corso del suo intervento Padre Di Rosa – ma proiettati verso il futuro della Sicilia, verso la salvaguardia del suo patrimonio etico-culturale, contro tutte le forme di mafie, a difesa dell’agricoltura, della pesca e a tutela di quel valore imprenditoriale sano che la nostra regione rappresenta. Oggi esiste una Sicilia che lotta per cambiare in grado di creare un volano economico ed occupazionale, dando così dignità al popolo fiero di sé stesso, della sua storia, delle sue tradizioni e consapevole delle sue tante contraddizioni”.
Il ruolo del gruppo di lavoro e il documento-manifesto
Alla fine della riunione è stato formato un gruppo di lavoro che ha approvato un documento-manifesto, nel quale si ribadisce che “il progetto ha come obiettivo una proposta politica, che ponga al centro la
Sicilia non più in uno status di subalternità nei confronti delle altre Regioni”. I protagonisti di “Progetto Sicilia Sviluppo” sottolineano la mancata applicazione dell’Autonomia siciliana, che ha anticipato di un anno e mezzo la Costituzione italiana del 1948. Autonomia siciliana che è stata ‘costituzionalizzata, per l’appunto, con la Costituzione italiana. Del citato gruppo di lavoro fanno parte 14 componenti, che getteranno le basi per la successiva riunione di “Progetto Sicilia Sviluppo”, che si svolgerà a Settembre. Appuntamento che darà l’avvio all’organizzazione del movimento nel territorio. Si punta a creare una sorta di Governo alternativo al Governo regionale siciliano attuale, che proporrà interventi legislativi nelle materie di competenza esclusiva della Regione siciliana.
Il movimento politico regionale
“In quel contesto si decideranno le modalità di prosieguo dell’attività del coordinamento – si legge ancora nel manifesto – con la scelta se trasformarsi in un movimento politico regionale e, in questo caso, con la elaborazione di una piattaforma di proposte da porre all’attenzione del popolo siciliano. In tale ottica procederemo alla costituzione di un organo politico composto da agricoltori, pescatori, imprenditori ed esponenti della società civile, uomini e donne che vogliono concretamente cambiare la nostra Sicilia. Verrà creato un coordinamento regionale composto da un rappresentante per categoria del quale potranno far parte responsabili designati dalle associazioni che sottoscriveranno il manifesto. La nostra Regione deve uscire da un limbo di immobilismo atavico e rilanciare la propria autonomia oltre ad affermare la propria centralità economica nel bacino del Mediterraneo”.
I nomi dei componenti del gruppo di lavoro
Questi i quattordici componenti che faranno parte del gruppo di lavoro: Padre Giuseppe Di Rosa, Marco Giammanco, Adriana Cavasino, Franco Calderone, Mario Rizzo, Giacomo Fascella, Guglielmo Conigliaro, Anna Maria Meli, Alberto Maugeri, Rosario Galati, Beppe De Santis, Angelo La Plena, Vincenzo Maiorana, Felice Coppolino.
Foto tratta da Wikipedia








