
di Frate Domenico Spatola
Il legame con i frati Cappuccini venuti a Palermo nel 1534
Fino al 1624, Santa Cristina, Vergine e martire, fu la “Patrona di Palermo”, titolo che, per volontà del Senato e del Popolo palermitano dovette cedere a Santa Rosalia, dopo il rinvenimento del corpo e la liberazione dalla peste da parte della nuova Eletta. I frati Cappuccini, venuti a Palermo nel 1534, adottarono, a propria “Patrona”, Cristina, e restò tale fino alla fine del XX, quando, per volontà di frate Flaviano, con altri frati a seguito, la sostituirono ancora una volta, con la “Vergine Maria Assunta in cielo”.
Il peggiore nemico della Santa fu il padre che non accettava la scelta della figlia
Da ragazzo, frequentando il Convento dei Cappuccini, imparai a conoscerla. Mi intrigava la sua vita di adolescente già votata a Cristo con la sua verginità. Il martirio, come raccontato da frate Andrea mio primo maestro di sacrestia, mi appassionava perché dipinto a tinte fosche. Il peggiore nemico della Santa, fu infatti il padre che, da prefetto romano, nel terzo secolo dell’era cristiana, non accettava quella sua scelta. Le fece perciò passare i peggiori tormenti “nell’acqua e nel fuoco” e senza la paterna “pietas”. La fanciulla resistette con fede, stupendo tutti per la tenera età. Nella vecchia scala del Convento dei Cappuccini è ancora esposto un quadro di lei. Ritratta in espressione estatica, da “sposa nel giorno in cui va a nozze”. La diocesi di Palermo, fin dall’antichità, le ha dedicato una chiesa in stile romanico, suggestiva per la sacralità. Nell’interland un intero paese porta il suo nome: “Santa Cristina Gela”. Una Santa antica, ma dal nome sempre fresco e con forte richiamo battesimale: Cristina da Cristiana.
Nella foto tratta da Wikipedia particolare della chiesa di Santa Cristina a Palermo







