La vendita di euro da parte degli Stati Uniti d’America è solo semplice aiuto allo yen giapponese o è l’inizio di una strategia ben più pesante contro un’Unione europea sempre più divisa?

A nostro modesto avviso, la mossa del Tesoro USA è stata sottovalutata

Tra Giappone e Unione europea gli Stati Uniti d’America non hanno avuto dubbi: hanno scelto il ‘Paese del Sol Levante’. Nei giorni scorsi il Segretario del Tesoro USA, Scott Bessent, ha deciso di vendere euro per far salire lo yen, la moneta giapponese. Una mossa fatta, a quanto pare, senza avvertire la Banca Centrale Europea (BCE). Non c’è da stupirsi, perché la BCE non è una banca pubblica ma una banca privata. Per questo motivo è esagerato, se non fuori luogo, parlare di una violazione della consultazione tra le autorità monetarie occidentali. Peraltro c’è anche una motivazione economica, oltre che politica: gli USA, in questa fase, sono interessati a tenere un dollaro ‘forte’. Quindi ha preferito utilizzare le riserve in euro.

Il grande debito pubblico giapponese – che nello scenario economico di oggi è diventato un problema – c’entra fino a un certo punto

Fine della storia? Non esattamente. Forse soffermarsi solo sul grande debito pubblico giapponese potrebbe essere un errore. Sicuramente gli Stati Uniti d’America hanno interesse a mantenere buoni rapporti con il Giapppone. Ma gli USA non hanno alcun interesse – questo è il vero punto della vicenda – a restare in buoni rapporti con l’Unione europea. E’ difficile, in questa fase storica, capire “chi sta con chi” nello scacchiere geopolitico internazionale. Ma un fatto è piuttosto chiaro: l’Unione europea non va a genio agli Stati Uniti e non va a genio alla Russia. In più l’Unione europea, oggi, è sempre più divisa al proprio interno su questioni cruciali: gestione dell’energia alla luce dei prezzi crescenti di petrolio e gas; gestione dell’economia; gestione del commercio con l’estero; e, soprattutto, gestione dei migranti, come dimostra la vicenda di Ceuta, in Africa. Un eventuale attacco all’euro – moneta la cui stabilità dipende anche da chi ha investito in questa divisa – potrebbe accelerare la fine di un’esperienza che si sta dimostrando disastrosa…

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