di Giulio Ambrosetti

La speranza (per alcuni) e la paura (per altri)
Quest’anno l’anniversario della strage di via D’Amelio è diversa da quanto avvenuto negli anni passati. C’è un clima diverso. Con due elementi concreti nuovi: la speranza (per alcuni) e la paura (per altri). Leggiamo su Wikipedia: “La strage di via D’Amelio fu un attentato terroristico – mafioso avvenuto Domenica 19 Luglio 1992, all’altezza del numero civico 19 di via Mariano D’Amelio a Palermo, in Italia, in cui morirono il magistrato italiano Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e anche prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio[1]), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto fu l’agente Antonino Vullo, che al momento dell’esplosione stava parcheggiando una delle auto della scorta” (qui per esteso l’articolo di Wipipedia).
Per via D’Amelio si potrebbe prospettare un finale molto diverso delle ecumeniche celebrazioni per la strage di Capaci
Speranza e paura. Sì, oggi possiamo affermare che si sta andando avanti. Dopo 33 anni c’è la speranza, concreta, di arrivare alla verità sulla strage di via D’Amelio. E c’è la paura, altrettanto concreta, per i protagonisti ancora in vita di quella stagione, che la verità venga fuori. Se i protagonisti ancora in vita di una stagione contrassegnata da moltissime ombre e da pochissime luci rimangono ancora nell’oscurità, i due protagonisti della verità che, piano piano, emerge dalle nebbie del passato sono invece ben visibili: la Magistratura di Caltanissetta e la famiglia Borsellino (a cominciare da Fiammetta Borsellino). Né la prima, né la seconda si sono mai arrese. La strage di via D’Amelio è legata alla strage di Capaci (nella quale persero la vita il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro). Anche se c’è una differenza. Nel caso della strage di Capaci tutto è andato come previsto: il ruolo assegnato alla mafia, lo scenario internazionale sul quale si sofferma spesso Andrea Piazza (qui un articolo) e le celebrazioni ecumeniche annuali nelle quali sono praticamente scomparsi i soggetti che hanno messo i bastoni tra le ruote a Falcone, tra partiti politici, potere giudiziario e informazione. Uno scenario dove tutto si fonde e si confonde. Proprio come vuole il potere.
Come in uuna partita di poker
Per la strage di via D’Amelio era stata ammannita la stessa ‘minestra’. Erano stati anche trovati i ‘cattivi’. Ma qualcosa, nella gestione successiva all’eliminazione di Borsellino e della sua scorta, non è andata per il verso voluto dal potere. Forse, come si direbbe in Sicilia, i cuochi s’àppiru a scurdari a minestra ‘ncapu u focu e s’abbruciaru tutt’i cosi. Chissà. Fatto sta che ora la Magistratura di Caltanissetta sta provando a ricostruire tutto il contesto che sta attorno alla strage di via D’Amelio, che è legata alla strage di Capaci non soltanto per l’amicizia tra Falcone e Borsellino, ma anche per il rapporto del ROS su mafia e appalti in Sicilia, che magari non sarà centrale ma che, forse, è stato un po’ sottovalutato (o sopravvalutato, a seconda dei punti di vista). La sensazione che si ricava nel seguire, da lettori, i fatti che emergono piano piano dall’azione messa in atto dalla Magistratura di Caltanissetta è che sia in corso una sorta di partita di poker, dove i giocatori – in questo caso gli inquirenti e la controparte degli stessi inquirenti, con riferimento ai soggetti ancora in vita – cerchino, ognuno per la propria parte, di capire il gioco dell’avversario.
Ma chi è che oggi avverte la necessità che la politica si presenti a Palermo oggi 19 Luglio 2025? Perché non se ne tornano a casa?
Così torniamo alla speranza della verità e a chi invece la teme. Agli uomini dello Stato ormai passati a miglior vita, che nella strage di via D’Amelio non hanno lasciato un bel ricordo; e alla massoneria che in questa strage affiora qua e là. C’è anche un po’ di nervosismo da parte di chi, magari, pensava che anche per la strage di via D’Amelio tutto sarebbe finito con il solito rito ecumenico, magari trovando il capro espiatorio di turno da ‘mascariare’ con teleologiche accuse di mafia alla vecchia maniera. Anche quest’anno la politica non manca di far sentire la propria presenza a Palermo: una presenza della quale, in verità, non si avverte la necessità. Intanto la politica, anche per quest’anno – forse, vista l’aria che tira, soprattutto per quest’anno – ci mette il ‘bollo’. E non è facile capire se la politica si presenta a Palermo perché si aspetta tanto dai fatti che vanno emergendo, o se si presenta per altri motivi.
Il coraggio di Fiammetta Borsellino
Stavolta,lo ribadiamo, il finale non sembra il solito, con grande disappunto di chi pensava che tutto si sarebbe concluso con le accuse rivolte ai senza volto. Di questo bisogna dare atto al coraggio di Fiammetta Borsellino che ha sempre parlato con grande coraggio. Ecco alcune dichiarazioni che leggiamo si Informare per informare: “Venticinque anni di schifezze e menzogne“. “Nessuno si fa vivo con noi. Non ci frequenta più nessuno, magistrati o poliziotti. Si sono dileguati tutti. Le persone oggi a noi vicine le abbiamo incontrate dopo il ’92. Nessuno di quelli che si professavano amici ha ritenuto di darci spiegazioni anche dal punto di vista morale”. “Ai magistrati in servizio dopo la strage di Capaci – sottolinea la Borsellino – rimprovero di non aver sentito mio padre nonostante avesse detto di voler parlare con loro. Dopo via D’Amelio riconsegnata dal questore La Barbera la borsa di mio padre pur senza l’agenda rossa, non hanno nemmeno disposto l’esame del Dna. Non furono adottate le più elementari procedure sulla scena del crimine. Il dovere di chi investigava era di non alterare i luoghi del delitto. Ma su via D’Amelio passò la mandria di bufali”.







