Le dichiarazioni di Pier Silvio Berlusconi non annunciano solo il pre-pensionamento di Antonio Tajani ma anche un ponte di Forza Italia verso l’America di Trump

di Andrea Piazza

Anche in politica estera Silvio Berlusconi ha avuto intuizioni geniali

Sforziamoci per un attimo di guardare oltre le parole. La dichiarazione rilasciata da Pier Silvio Berlusconi nella giornata Giovedì 11 Dicembre 2025, non sono state parole al vento ed intrinsecamente rispecchiano la presa di posizione “familiare” includendovi le sorelle Marina e Barbara Berlusconi. Leggendo tra le righe, il loro impatto programmatico sarà dirompente anche sulla politica internazionale dell’Italia. La mia attenzione non è concentrata al taglio gossip, ovvero sul toto nomine, chi potrebbero essere i volti nuovi, ovvero “la pagliuzza”… ma sulla trave portante. Sono stato un simpatizzante di Silvio Berlusconi, l’ho percepito sempre come una persona geniale che, al contempo, soffriva di complesso “inesistente” di inferiorità. Nel senso che, nonostante fosse un uomo di successo, un grandissimo imprenditore fattosi dal nulla, soffriva nel rapportarsi in taluni consessi perché considerato un parvenu. La casta, non mi riferisco al libro di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella… gli ambienti che contano, lo hanno dovuto subire ma, non perdevano occasione di squalificarlo ogni volta che, secondo i ben pensanti, uscisse dal seminato.

Il fondatore di Forza Italia è diventato grande anche grazie alla Prima Repubblica, se ci fosse stata l’Unione Europea l’ascensore sociale sarebbe rimasto fermo

Esiste una personalità che, con i dovuti distinguo, c’è lo fa ricordare, il Presidente americano Donald Trump. In taluni momenti, nel modo di fare, pensare, agire, di condurre la propria vita sembrerebbe il gemello d’oltre oceano di Silvio Berlusconi A differenza del Cavaliere, il tycoon è più ruvido nelle forme (ndr americano in senso assoluto non europeo, forse per sua fortuna) e, a differenza di Silvio Berlusconi, non soffre il complesso di provenienza sociale. Silvio Berlusconi, forse anche a causa della sua amicizia personale con George Bush jr. fu tiepido nei riguardi di Donald Trump quando fu eletto la prima volta nel 2016. Probabilmente anche a causa della ruvidezza e per il suo background europeo non era riuscito a coglierne l’essenza, classificandolo una sorta di fulmine a ciel sereno. Nonostante tutto, la schematicità del Trump-pensiero ha geneticamente molto in comune con il Berlusconi-pensiero. In precedenza la figlia Marina Berlusconi, forse strumentalmente per non scontentare la casta europeista (con il colpo in canna per colpire gli asset industriali) aveva manifestato indifferenza, rilasciando dichiarazioni critiche nei confronti dello stesso Presidente Trump. Peraltro, lo stesso Silvio Berlusconi è diventato grande anche grazie alla Prima Repubblica, se ci fosse stata l’Unione Europea l’ascensore sociale sarebbe rimasto fermo. Rispecchiava la dinamicità imprenditoriale di un’Italia politica poliedrica che dialogava con tutti ma che, al contempo, si era costruita internazionalmente nell’area del Mediterraneo.

Ricordiamoci che Silvio Berlusconi criticò subito Zelenskyj, indicandolo come “nemico del proprio popolo”

Le dichiarazioni di Pier Silvio Berlusconi, implicitamente in nome della famiglia, il ringraziamento prossimo al pre-pensionamento di Antonio Tajani che è il Ministro degli Esteri in carica rappresentano un punto di svolta. L’avere posto l’accento sul pensiero del fondatore di Forza Italia, sconfessato da Antonio Tajani (leader di ‘palazzo’) quando Berlusconi criticò Volodymyr Zelensky indicandolo come “nemico del proprio popolo”, difendendo Vladimir Putin, lo leggo come una riscossa contro tutta la linea politica portata avanti in questa legislatura dal segretario in carica di Forza Italia. Era ora: tra le righe della dichiarazione rilasciate formalmente da Pier Silvio in nome della famiglia tutta, squillano le trombe del rompere gli indugi contro il SOVRANAZIONALISMO europeo. Implicitamente lo interpreto come un segnale verde nazionale SOVRANISTA di condivisione in chiave geopolitica della linea del Presidente Donald Trump. È un ritorno al nostro passato, prima che venissimo sacrificati come gli agnelli nel rito pasquale sull’altare di Maastricht.

L’Italia ante Maastricht 1993 sta ritornando per riprendersi il Paese

È una sollecitazione tellurica alla nostra Premier Giorgia Meloni, al fine di serrare i ranghi ai tavoli europei. Sino adesso, la nostra Giorgia, per sopravvivere, è dovuta rimanere acquattata come Ali Babà in mezzo ai quaranta ladroni (€uropeisti e costretta a dare un colpo al cerchio ed un altro alla botte. È stata costretta a recitare il ruolo della mezza volenterosa, già attenzionato nella liberticida UE perché aveva osato difendere il principio della necessaria unanimità per la validità delle deliberazioni assunte in seno al Consiglio Europeo. Non dimentichiamo che, diversamente dal Premier Meloni, il Colle ed i ministri degli Esteri & della Difesa per fedeltà a Maastricht 1992 avrebbero agito in sintonia ai volenterosi per la pace giusta in Ucraina. Sul piano europeo la linea politica sovranista più coerente è stata seguita dalla Lega, mentre Fratelli d’Italia ha dovuto giocare con l’ingessatura. Sulla notizia del nuovo corso berlusconiano, attendiamo nei prossimi giorni la reazione dei ‘Giornaloni’ con rilancio via etere da parte di coloro che in questi anni hanno osannato Zelensky e, di contro, tentato di bullizzare il Presidente Trump. È arrivata l’ora del cambiamento geopolitico. Il progetto sociale europeo è clamorosamente imploso, la guerra in Ucraina è destinata a finire unitamente alla retorica bellicista della decadente Unione Europea. L’Italia ante Maastricht 1992 sta ritornando per riprendersi il Paese.

Foto tratta da Il Giornale

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