
Tra il 1876 e il 1914 il numero di meridionali costretti ad emigrare toccò i 14 milioni a causa della conquista del Sud ad opera dei piemontesi con la ‘benedizione’ (e i soldi) degli inglesi
“Ma la pagina più emblematica dell’epopea risorgimentale fu la conquista del Sud, di un regno libero e indipendente fin dal 1734, guidato da un re italiano con un popolo pacifico, ingegnoso e relativamente prospero, una flotta seconda in Europa solo a quella inglese, dotata di ben 472 navi, un debito pubblico minimo, notevoli riserve auree, grandi opere civili in corso e le tasse più leggere d’Europa. Un popolo che in pochi anni viene schiacciato sotto il tallone di ferro e ridotto ed obbligato ad un esodo di proporzioni bibliche verso lidi lontanissimi e spesso inospitali. Fra il 1876 e il 1914 il numero di italiani meridionali che dovette abbandonare per la miseria la propria terra toccò i 14 milioni. La colonia meridionale non si piegò subito e, a qualche mese dall’invasione, metà dell’esercito piemontese – 120 mila baionette – fu sanguinosamente impegnato per alimentare una guerra fratricida, di repressione del ‘brigantaggio’, secondo la definizione data dagli invasori. Si trattava invece di genuina, legittima e sentita ribellione di un popolo che, alla stregua degli intrepidi vandeani e dei duri tirolesi di Andreas Hofer, non voleva saperne di essere ‘liberato’”.
Epiphanius – Massoneria e sette segrete, Controcorrente Edizioni, pag. 183.
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