di Frate Domenico Spatola

Commento a un passo del Vangelo di Luca 10, 25-37
La Legge di Mosè con le sue prescrizioni impediva al sacerdote e al levita, che passavano accanto all’uomo ferito a morte, di prendersi cura di lui. Toccarne le ferite equivaleva a rendersi “impuri” per il culto, al quale essi non volevano rinunciare. Un samaritano, senza vincoli di Legge, si lasciò commuovere e si prese cura del malcapitato. All’interlocutore Gesù provò a fare capire che mentre i religiosi agivano per far piacere a Dio, nell’obbedienza della Legge, il Samaritano agìva come Dio, compassionevole. Era la nuova dottrina che Gesù voleva inculcare al maestro della Legge che gli chiedeva chi dovesse ritenere suo prossimo. Lo invitava piuttosto a farsi egli stesso “prossimo”.
Foto tratta da Unità Pastorale San Salvaro








