Ma guarda un po’ che combinazione: mentre Trump si accinge a colpire il ‘Signoraggio bancario’ e i ‘cartelli’ sudamericani di cocaina, crack e fentanyl arriva una sentenza sui dazi…

di Giulio Ambrosetti

In realtà, c’è anche la battaglia politica contro le multinazionali farmaceutiche dell’attuale amministrazione americana che è solo alle battute iniziali

Quindi il presidente degli Stati Uniti d’America non può utilizzare lo strumento dei dazi doganali. E da quando? Da quando Donald Trump ha deciso di attaccare frontalmente i ‘cartelli’ della droga in Sudamerica ‘rischiando’ di lasciare i flaccidi europei senza cocaina e senza crack? O da quando ha deciso di sbaraccare una balorda globalizzazione dell’economia che, alla fine, si sostanziava nel fatto che i Paesi di mezzo mondo esportavano i propri prodotti negli USA? O da quando il Segretario per la Salute dell’amministrazione Trump, Robert Kennedy junior, ha cominciato a smontare il sistema truffaldino delle multinazionali farmceutiche che hanno fatto e vorrebbero continuare a fare il bello e il cattivo tempo soprattutto sul fronte dei ‘vaccini’ che non vaccinano? Per caso c’entrano gli ‘scienziati’ che Kennedy ha buttato fuori perché adottavano scelte miliardarie in confitto di interessi? O forse da quando il presidente Trump ha avviato la fine del cosiddetto ‘Signoraggio bancario’? Eh sì, sono tanti i fronti di guerra aperti dall’attuale presidente USA. Guarda caso, in questo contesto, arriva una ‘scognita’ Corte d’Appello federale e sentenzia che alcuni dei più importanti dazi doganali introdotti dall’Amministrazione Trump sono “illegali”. Eccesso di potere, dicono questi giudici. La competenza, su tale materia, dicono sempre questi giudici, è del Congresso e non del presidente. Se è così come mai il Congresso non ha aperto un fronte di guerra politica e perlamentare contro Trump?

Una sentenza che favorisce Cina, Unione europea e altri parassiti della globalizzazione

Eppure Trump ha applicato i dazi ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (Leepa). E’ una legge del 1977 che dà al presidente il potere per affrontare minacce “insolte e straordinarie”. Ma per questi giudici americani 2 mila miliardi di deficit federale all’anno – questo il ‘buco’ finanziario ereditato dal presidente Trump dal suo predecessore, il Dem Joe Biden – non sono un’emergenza. Non è la prima volta che una magistratura statunitense cerca di bloccare i dazi doganali che stanno ridisegnando il contesto economico mondiale provocando i seguenti effetti: a) riduzione drastica del deficit federale americano; b) fine della ‘festa’ per i Paesi – Germania in testa, ma anche la Cina – che producevano una parte del Proprio Prodotto Interno Lordo (PIL) a spese del bilancio degli Stati Uniti; c) fine delle furbate dei Paesi dell’Unione europea, che oltre a guadagnare una barca di soldi esportando senza limiti i propri prodotti negli USA, impedivano ai prodotti americani di entrare in Europa grazie proprio ai dazi doganali. I dazi disposti dall’amministrazione Trump restano in vigore in attesa che si pronunci la Corte Suprema degli Stati Uniti, che non dovrà decidere sui dazi, ma dovrà decidere se affossare l’economia degli Stati Uniti d’America per favorire i Paesi che fino a qualche mese fa hanno esportato i propri prodotti senza limiti negli USA provocando un ‘buco’ finanziario da 2 mila miliardi di dollari all’anno.

La reazione di Trump

E’ chiaro che questa strana sentenza – che tutela Cina, Unione europea e altri Paesi del mondo – oltre a colpire l’economia americana, prova ad affondare Trump. E’ altrettanto chiaro che i dazi, da soli, non giustificano un attacco così demenziale non a Trump ma agli Stati Uniti d’America. Non a caso la reazione del presidente USA non si è fatta attendere: “Se i dazi venissero mai rimossi, sarebbe un disastro totale per gli Stati Uniti. Non tollereremo più deficit commerciali ed enormi barriere imposte da Paesi che danneggiano i nostri produttori e agricoltori. Con l’aiuto della Corte Suprema renderemo l’America di nuovo forte e potente”.

L’attacco al presidente del Venezuela, Maduro, che fa il pesce dentro il barile

Come sottolineato all’inizio di questo articolo, i fronti di guerra aperti da Trump sono tanti. Forse il più insidioso è quello che tocca gli interessi della droga, ovvero la cocaina e il fentanyl che entrano negli Stati Uniti attraverso il confine tra Texas e Messico. Trump non sta soltanto costruendo a ritmo serrato un muro di circa 2 mila km tra Messico e Texas per impedire ai migranti che trasportano droga di entrare in America, ma ha dislocato navi da guerra nel mare antistante il Venezuela, Paese che, piaccia o no al presidente Nicolás Maduro, è noto proprio per essere uno dei punti di snodo della droga, insieme con altre tre Paesi sudamericani noti per la coltivazione delle piante di Coca (Erythroxylon coca), Bolivia, Colombia e Perù. “L’intenzione degli Stati Uniti – si legge su euronews. – è quella di colpire le operazioni dei narcotrafficanti venezuelani per annullare il sostegno economico al regime di Nicolás Maduro, che si aggira intorno ai 500 milioni di dollari al mese (circa 428 milioni di euro) secondo i dati di Washington. Si ritiene che i traffici del Cártel de los Soles (Cartello dei Soli) siano diretti dalle stesse Forze armate del Venezuela“. Ora chi vive a Palermo provi a immaginare cosa succederebbe se, da un giorno all’altro, non arrivasse più la cocaina. Chissà quali conseguenze ‘politiche’… Idem per altre città italiane ed europee. Immaginate la guerra in Ucraina senza la cocaina? (fa pure rima). Non solo. Di conseguenza, non sarebbe più possibile trovare il crack, che è notoriamente una droga a basso costo prodotta proprio dallo scarto della lavorazione della cocaina, peraltro molto ‘gettonata’ a Palermo (qui un articolo). Che succederebbe nelle città dove migliaia di ragazzi fumano il crack? meglio non pensarci… E’ in questo scenario che succede? Arriva una Corte d’Appello americana che prova a seminare il caos sui dazi…

Foto tratta da Wikipedia

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