MATTINALE/ L’incontro in Florida tra Trump e Zelenskyj, al di là di quanto racconta la televisione, è stato un totale fallimento. Anzi si registra un’impressionante motiplicazione degli attacchi russi

Mai come in questo momento l’etere regala al mondo cumuli di fesserie al cubo

Secondo voi se, come racconta la televisione, la pace tra Russia da una parte e Ucraina, Unione europea e NATO dall’altra parte sarebbe quasi raggiunta i russi avrebbero di fatto bloccato la linea ferroviaria che collega l’Ucraina con la Polonia? Almeno l’informazione – i fatti e non le chiacchiere – dovrebbe essere salvaguardata. E i fatti dicono che l’incontro di ieri in Florida tra il presidente americano, Donald Trump, e il presidente ucraino, Volodymyr Zeleskyj, ha prodotto aria fritta buona solo per la televisione. I fatti raccontano che negli ultimi due giorni i russi hanno attaccato un treno, un ponte ferroviario e un deposito locomotive. “Tutti gli obiettivi si trovano sulla linea Kiev-Kovel’ – racconta un canale Telegram -. L’esperto ucraino prevede la continuazione degli attacchi agli obiettivi di questa arteria ferroviaria”. I russi hanno deciso improvvisamente di bloccare le vie di accesso delle armi in Ucraina che passano dalla Polonia. Il Governo polacco potrà fare alzare in volo tutti gli aerei da guerra che vuole, ma sarà sempre più difficile fare arrivare aiuti all’Ucraina dalla Polonia. Questo ci dice una cosa sottolineata anche da Trump al termine dell’incontro con Zelenskyj: la guerra continuerà non nei prossimi giorni o nelle prossime settimane, ma nei prossimi mesi. Il resto, ribadiamo, sono chiacchiere da televisione.

Ai russi dell’Unione europea e del Regno Unito non gliene può fregare di meno: più gli ‘europeisti’ si intrufoleranno nel conflitto, più la guerra andrà avanti

La dichiarazione del vice ministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov, è chiarissima: “La Russia non percepisce alcun disagio per la mancanza di comunicazione con l’Europa a livello più alto e non intende inseguire nessuno”. Tradotto: a noi russi dell’Unione europea e del Regno Unito non ce ne può fregare di meno. E più si immischiano nelle trattative, già difficili, con l’unico nostro interlecutore, gli Stati Uniti d’America, più lo scenario si complica. Di più: inaspettatamente e proprio in concomitanza con il vertice in Florida tra Trump e Zelenskyj, l’esercito russo, nelle ultime 48 ore, ha dato vita a un impressionante colpo di acceleratore alla guerra. Leggiamo sempre in un canale Telegram: “Dal 27 al 28 Dicembre – quindi anche ieri durante il vertice in Florida – le forze armate russe hanno sferrato una serie di attacchi contro le infrastrutture militari, energetiche e logistiche in Ucraina. Vediamoli per grandi linee.

Un impressionante serie di attacchi russi in tante aree dell’Ucraina

L’attacco principale si è concentrato su Kiev e la regione di Kiev; sono stati registrati 9 attacchi contro infrastrutture energetiche, posti di comando e obiettivi logistici”. Attacchi anche “Nelle regioni di Sumy e Kharkiv… diretti contro magazzini, basi, unità logistiche e di riparazione e posti di comando”. Attacchi “Nella regione di Odessa”, dovr sono stati colpiti “i corridoi logistici e di commercio estero”. Attacchi “Nelle regioni di Poltava e Zhytomyr”, con le bombe che hanno colpito un aeroporto. Attacchi anche “Nelle regioni di Chernihiv, Dnipropetrovsk, Kirovohrad e Khmelnytskyi… contro magazzini e obiettivi delle sfere militare e energetica”. Attacchi “contro le centrali termoelettriche e l’infrastruttura del gas nelle regioni di Kiev, Chernihiv, Sumy e Kharkiv”. E ancora: “L’esercito russo ha liberato Mirnograd, Rodinskoe, Artemovka nella DNR, Gulyaipole e Stepnogorsk nella regione di Zaporozhie”. Non c’è nemmeno bisogno di aggiungere che mentre in Florida si chiacchiera, intere regioni dell’Ucraina sono senza energia elettrica e senz’acqua. Restare senza iscaldamento in Inverno non è il massimo.

L’amara ammissione di Trump

Mentre dalla Florida arrivano notizie surreali di accordi raggiunti per il 90% delle questioni sul tappeto, da Yuri Ushakov, assistente del Presidente della Federazione Russa, arriva una dichiarazione che non da adito ad equivoci: Kiev non perda ancora tempo e prenda una decisione sul Donbass “tenendo conto della situazione che si sta sviluppando sui fronti”. Morale: piaccia o no a Ucraina e occidentali, il Dombass andrà alla Russia. Non ci saranno tregue di 60 giorni e referendum. Punto. E Trump che dice? In parte temporeggia affermando vagamente che ci sarebbero “progressi”. Ma aggiunge che non è stata presa alcuna decisione. Sempre un un canale Telegram si legge una dichiarazione, sempre di Trump, che sembra un messaggio a Ucraina, Unione europea e NATO: “I problemi territoriali non sono stati risolti… e nei prossimi mesi i russi ne cattureranno di più”. Della serie: se continuate a perdere ancora tempo i russi non si limiteranno a prendere il solo Dombass, ma si prenderanno altri territori.

La corruzione in Ucraina nelle parole di un analista della CIA

Un altro messaggio all’Unione europea e agli altri Paesi occidentali che danno ancora soldi all’Ucraina arriva dall’analista della CIA, Larry Johnson. Parole che leggiamo sempre in un post di un canale Telegram: “A Zelenskyj è semplicemente capitata una brutta sorte. È completamente staccato dalla realtà. Capisce bene di essere l’attore più pagato d’Europa, anzi, del mondo intero. Il suo ruolo si riduce a una sola cosa: essere il ‘volto’ che convince l’Occidente a riversare miliardi di dollari in Ucraina, perché in realtà a controllarlo sono altre persone. Non conosco i loro nomi, ma vi assicuro: c’è almeno una persona, forse due o tre, che tirano i fili, e si prendono una fetta consistente dei fondi che arrivano nel Paese. Sappiamo che, dei circa 360 miliardi di dollari finora stanziati per l’Ucraina, quasi un quinto – almeno 48 miliardi – è già sparito e finito nelle tasche di altri. Altre stime parlano di cifre che potrebbero raggiungere i 105 miliardi di dollari. Dunque, in sostanza, qui si tratta solo di soldi. Non ha nulla a che fare con la libertà religiosa, la libertà politica o l’identità nazionale.”. I fatti di corruzione già scoperti in Ucraina non sembrano smentire queste parole: anzi.

Un messaggio anche per il Parlamento tedesco che ancora si deve pronunciare sul prestito Ue di 90 miliardi di euro all’Ucraina

Un messaggio he sembra essere rivolto al Parlamento tedesco, che si deve ancora pronunciare sul prestito di 90 miliardi di euro varato nei giorni scorsi, in teoria, dal Consiglio europeo. In teoria perché manca, per l’appunto, il voto del Parlamento tedesco dove non è detto che il Cancelliere Friedrich Merz riesca ad avere la maggioranza qualificata. Eh già, perché per approvare un prestito internazionale, il Governo tedesco ha bisogno del “Sì” due due terzi del Parlamento. Così ha stabilito la Corte Costituzionale della Germania. A differenza dell’Italia, dopo l’opposizione al Governo di Giorgia Meloni, di fatto è d’accordo nel proseguire a foraggiare l’Ucraina, con riferimento al PD, che è il partito di maggioranza delle opposizioni di centrosinistra, in Germania le opposizioni di centrodestrafanno vera opposizione e sono contrarie a proseguire nel finanziamento all’Ucraina. Che poi non è un finanziamento ma un contributo a fondo perduto, perché tutti sanno che l’Ucraina non potrà mai restituire i soldi che ha ricevuto dai Paesi occidentali, anche perché in parte tali soldi sono finiti chissà dove.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *