Mercosur: l’Europa è finita. E l’Italia si inginocchia ancora

di Angelo Giorgianni

Francia, Irlanda, Austria, Polonia e Ungheria hanno difeso i propri agricolturi. L’Italia con il Governo Meloni ha provato ad affossare l’agricoltura italiana

La bocciatura di fatto dell’accordo UE–Mercosur, attraverso il rinvio alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea deciso dal Parlamento europeo con una maggioranza risicatissima dovrebbe essere una notizia capace di scuotere l’intero panorama politico italiano. E invece, come spesso accade, in Italia passa quasi inosservato il dato più grave di tutti: mentre Francia, Irlanda, Austria, Polonia e Ungheria difendono i propri interessi nazionali, i parlamentari della maggioranza di Giorgia Meloni (nella foto sopra tratta da Dagospia con il Ministro Antonio Tajani) hanno votato a favore dell’accordo. È un paradosso politico e istituzionale che merita di essere analizzato con calma, senza slogan e senza filtri.

Un’Europa che non decide più: la firma, la ribellione, il rinvio

La storia del Mercosur, nelle ultime settimane, sembra quasi una rappresentazione teatrale della crisi dell’Unione Europea.
Prima scena: la Commissione europea – o meglio, Ursula von der Leyen – firma l’accordo a tempo di record, di sabato, quasi di nascosto. Una firma solitaria, accelerata, che non tiene conto delle divisioni politiche né delle ricadute economiche sui sistemi agricoli europei.
Seconda scena: gli Stati membri reagiscono. E reagiscono in modo netto. Francia, Austria, Irlanda, Polonia, Ungheria: un fronte politico eterogeneo, ma unito da un principio molto semplice e molto chiaro – non firmare accordi che mettono in pericolo il proprio settore agricolo.
Terza scena: il Parlamento europeo si ritrova davanti a un bivio difficile. Approvare l’accordo? Impossibile: nessuna maggioranza solida. Bocciarlo? Politicamente rischioso. E allora che fa? La mossa più comoda: lo manda alla Corte di Giustizia per “verificarne la compatibilità coi Trattati”. Un modo elegante per dire: “Non sappiamo come gestire la situazione. Che decidano i giudici.”
Se questa è l’Europa, allora sì: l’Europa politica è finita. Non esiste più un centro decisionale credibile. Non esiste più una linea comune. Non esiste più neppure il tentativo di agire come soggetto unico.

L’Italia è l’unico Paese che non si è difeso

In mezzo a questa Europa sfilacciata, c’è l’Italia. L’unico Paese che non si difende. Il dato impressionante, ignorato dai più, è che solo l’Italia – tra i Paesi realmente toccati dall’accordo – ha votato a favore. I parlamentari europei della maggioranza di governo (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia) hanno espresso un sostegno quasi compatto al Mercosur (con i leghisti che a Roma hanno approvato il Mercosur con il Governo Meloni e al Parlamento di Strasburgo hanno votato contro). Una posizione opposta a quella degli stessi “alleati sovranisti” in Europa, e opposta soprattutto all’interesse nazionale del nostro Paese. Domanda inevitabile: perché? Perché l’Italia è l’unico Paese agricolo a non difendere la propria agricoltura? Perché l’Italia è l’unico Paese in difficoltà economica a sostenere un accordo che favorisce le importazioni a basso costo? Perché l’Italia è l’unico Paese mediterraneo a non alzare nemmeno un sopracciglio davanti a un trattato che colpisce proprio i settori in cui siamo più forti: carne, latte, frutta, ortaggi, grano duro, vino? La risposta, se ci si libera della propaganda, è semplice: l’Italia ha scelto di non disturbare la Commissione.

Il grande equivoco del sovranismo di governo

Il governo Meloni si è costruito un’immagine internazionale da “sovranista responsabile”: critico, ma fedele; duro, ma collaborativo; patriottico, ma integrato. In realtà, nella pratica, questa formula si traduce in una sola parola: subalternità. Sul PNRR, l’Italia non modifica una virgola. Sul Patto di Stabilità, accetta la linea tedesca. Sulla politica estera, segue ciecamente Washington. Sul Mercosur, appoggia un accordo che gli altri Paesi con interessi agricoli molto meno rilevanti del nostro hanno rigettato con fermezza. Il sovranismo italiano, al momento delle decisioni vere, diventa docilità. E Mercosur è soltanto l’ultimo esempio.

La Francia fa gli interessi francesi. L’Italia fa gli interessi europei… anche quando sono contro l’Italia

Francia e Irlanda hanno difeso i loro agricoltori come settori strategici. Lo hanno fatto senza complessi, senza imbarazzi, senza sensi di colpa europeisti. L’Italia no. L’Italia continua a comportarsi come se difendere il proprio interesse nazionale fosse quasi una mancanza di educazione. Come se proteggere la propria economia agricola fosse un gesto anti-europeo. Come se il compito di un governo fosse quello di “non far arrabbiare Bruxelles”, invece che difendere i propri cittadini. Il risultato è sotto gli occhi di tutti:
siamo il Paese più impattato dall’accordo Mercosur e l’unico che lo ha sostenuto.

Mercosur è la prova del fallimento dell’UE. Ma soprattutto del fallimento della politica italiana

Il rinvio alla Corte di Giustizia certifica che l’UE non riesce più a parlare con una sola voce. Ogni grande decisione diventa un campo di battaglia. L’Europa non è più un soggetto politico: è un’arena. Ma ancora più grave è il fallimento italiano. La maggioranza di governo, che parla ogni giorno di patria e di “difesa degli interessi nazionali”, ha votato esattamente come i gruppi più eurocentrati del Parlamento. Ha ignorato gli agricoltori. Ha ignorato le filiere produttive. Ha ignorato le conseguenze macroeconomiche.
E soprattutto ha ignorato ciò che hanno fatto gli altri Paesi. L’Italia ha scelto ancora una volta di inginocchiarsi proprio mentre gli altri si alzavano in piedi.

Conclusione: l’Europa è in frantumi, ma l’Italia resta l’unica a recitare il copione della fedeltà

Il Mercosur non è (solo) un accordo commerciale. È la lente attraverso cui osservare la fine dell’Europa politica e la debolezza strutturale dell’Italia. Un’Europa che non decide. Un Parlamento diviso. Stati nazionali che fanno marcia indietro. Una Commissione che firma trattati senza consenso. E poi l’Italia.
L’unico Paese che dice “sì” quando tutti gli altri dicono “no”. L’unico Paese che vota a favore mentre gli altri proteggono i propri interessi. L’unico Paese che difende l’Europa anche quando l’Europa non difende l’Italia. Il Mercosur è stato bocciato, sì. Ma l’Italia, purtroppo, si è bocciata da sola.

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