
L’attuale Governo italiano sta tutelando gli industriali, non certo gli agricoltori che producono grano duro
Ci sono mezzi d’informazione e politici che ‘strillano’ la riduzione (e non l’eliminazione!) dei dazi doganali americani sulla pasta e la fanno passare come una vittoria degli agricoltori. Tanto per cominciare, va detto che i dazi statunitensi generali restano: qualunque bene che entra negli USA – e quindi anche la pasta – paga il 15%. A questo dazio geneneralizzato gli americani avevano sommato un aumento dei dazi per alcuni marchi di pasta. Motivazione ufficiale: distorsione del mercato interno degli Stati Uniti. Tale aumento è stato ridotto, in alcuni casi sensibilmente. Ma, ribadiamo, rimangono i dazi del 15%, più una quota di dazi aggiuntivi che è stata ridotta. Fatta questa precisazione, va detto che non si tratta di una vittoria degli agricoltori italiani che producono grano duro, ma di una vittoria delle industrie. L’attuale Governo italiano sta tutelando le industrie, non gli agricoltori. Precisando che in Italia, in materia di prodotti derivati del grano, gli interessi di agricoltori e industriali sono spesso divergenti. Nel caso del grano duro, con il quale, a norma di legge, deve essere prodotta la pasta, gli interessi sono totalmente divergenti.
L’invasione di grani duri esteri in Italia sta massacrando la granicoltura del Sud Italia e della Sicilia
Ricordiamo che l’Italia è letteralmente invasa da grani esteri, duri e teneri. Noi, in questo articolo, ci occupiamo di grano duro. Il cui prezzo, negli ultimi anni, è sceso. Stando ai dati ufficiali, il prezzo del grano duro, a Dicembre dello scorso anno, ‘viaggiava’ intorno a 29-30 euro al quintale nel Centro Nord Italia e a 27-28 euro in Puglia, che è la più importante Regione italiana per la produzione del grano duro (qui un articolo). In Sicilia il prezzo del grano duro, lo scorso Dicembre, oscillava tra 22 e 25 euro al quintale (in realtà, 22 euro al quintale e anche meno). Si tratta di prezzi bassi, considerato che, per guadagnarci, gli agricoltori dovrebbero vendere il proprio grano duro al prezzo di almeno 45 euro al quintale, sennò vanno in perdita. Questo perché i costi di produzione sono aumentati spaventosamente, dalle sementi ai fertilizzanti, all’energia. Sappiamo tutti che il prezzo del grano dipende dal contesto internazionale e dal contesto locale. Però va detto che la grande offerta di grano duro estero che arriva ogni anno in Italia al momento della mietitrebbiatura del grano duro fa regolarmente crollare il prezzo di questo cereale. A guadagnarci sono commerciani e industriali. A perdere sono gli agricoltori. Cosa, questa, che sta distruggendo la granicoltura del Sud Italia e della Sicilia, fondata sulla produzione di grano duro. Per la gioia di chi vorrebbe trasformare i campi di grano duro di Sud Italia e Sicilia in immense distese di pannelli fotovoltaici!
Gli americani dovrebbero valorizzare la qualità dei prodotti che importano e non soltanto la quantità
Per carità: i dazi doganali americani sulla pasta non avrebbero risolto il problema del grano duro di Sud e Sicilia, a meno che il mercato statunitense non cominci a puntare sulla qualità della pasta, imponendo di indicare nelle confezioni l’origine del grano duro con il quale viene prodotta la stessa pasta. Gli americani se lo possono consentire, perché sono un Paese che gode di sovranità monetaria e di sovranità alimentare. E perché si tratta di un Paese che può contare su un Governo federale e su Governi statali che tutelano la salute dei consumatori (in America ci sono 50 Stati che godono di ampia autonomia). In Europa, invece, l’agricoltura è finita nelle mani di un’Unione europea che, a partire dal 2006, ha stravolto i Regolamenti comunitari per consentire l’ingresso nell’area Ue di grani che contengono residui di glifosato e micotossine. Il tutto per favorite le industrie a a scapito degli agricoltori. Il Governo americano di Donald Trump, oltre che occuparsi della concorrenza, dovrebbe occuparsi anche della salubrità dei prodotti che importa, con riferimento soprattutto al grano duro e all’olio di oliva extra vergine. Se ne dovrebbero occupare sia chi, in America, si occupa di agricoltura, sia chi si occupa di sanità. Detto ciò, ribadiamo che la vicenda dei dazi ridotti sulla pasta da parte USA favorisce le industrie, non certo gli agricoltori europei: e, soprattutto, non favorisce chi produce grano duro di alta qualità senza far ricorso al glifosato in pre-raccolta. Aggiungiamo, inoltre, che i grani importati possono contenere micotossine, se il trasporto è stato effettuato su navi prive spazi con temperatura controllata.







