di Giulio Ambrosetti

Anche i globalisti, che in questi giorni hanno raccontato un sacco di minchiate, soprattutto sul presidente USA, hanno capito che la prenderanno in quel posto…
Non c’è alcuna ‘Trappola di Tucidide’. L’America di Donald Trump non è Sparta. E la Cina di Xi Jinping non è Atene. Le due più grandi potenze mondiali non hanno alcun motivo per logorarsi a vicenda, con grande disappunto dei globalisti di tutto il mondo, in testa l’Unione europea dell’euro e alcuni settori del mondo cattolico meta-conciliarista (che fa rima con globalista). Non ci sono, ovviamente, notizie precise sugli accordi stretti tra USA e il Dragone durante la visita del capo della Casa Bianca a Pechino. Ma qualcosa comincia a trapelare. Oltre agli“accordi commerciali fantastici” (dichiarazione ufficiale di Trump) ci sarebbero accordi sull’Intelligenza Artificiale e anche militari tra le due potenze. E anche intese in campo geopolitico. Il presidente americano ha detto a chiare lettere che non ha alcuna intenzione di avallare un’eventuale dichiarazione di indipendenza di Taiwan. Musica per le orecchie di Xi Jinping. Taiwan, del resto, appartiene alla Cina. E l’Iran? La Cina continuerà ad aiutare gli iraniani? E a che prezzo? Di fatto, stando alle notizie che sono sotto gli occhi di tutti, la tesi cara ai globalisti di un Trump disperato che va ad inginocchiarsi a Pechino è sempre stata una grandissima minchiata buona per le ‘presunte sinistre’ globaliste americane ed europee. La realtà è che americani e cinesi hanno deciso di cooperare nell’interesse reciproco. Per la disperazione degli ‘europeisti-globalisti’ che ormai hanno capito che i capponi della situazione sono loro…
Non solo Stati Uniti e Cina hanno siglato accordi geopolitici, commerciali e militari, ma nel silenzio generale il Senato USA ha respinto una risoluzione che puntava a ritirare i militari americani dal conflitto con l’Iran
La notizia vera è che Trump e Xi Jinping si sono incontrati per parlare di economia e, in generale, di geopolitica. Non è un caso che Trump, nel suo viaggio in Cina, si sia portato dietro gli amministratori delegati dei più importanti gruppi economici americani: Tesla, Meta, BlackRock, Apple, per citarne solo alcuni (qui un articolo con l’elenco completo delle società statunitensi con i relativi top manager che si sono catapultati a Pechino). Come si può notare, l’America con Trump alla Casa Bianca, si muove all’unisono con i giganti dell’economia statunitense, smentendo gli stupidi che blaterano di un presidente USA in crisi e isolato. Isolati sono i nemici di Trump, negli Stati Uniti e altrove. In queste ore, per citare un esempio, il Senato americano ha respinto una risoluzione che puntava a ritirare i militari USA dal conflitto con l’Iran. La risoluzione è stata ‘bocciata’ per un voto. Una sconfitta per i Democratici americani che si sono illusi che il provvedimento sarebbe stato approvato. Ennesima prova che il braccio di ferro che l’attuale presidente americano ha intrapreso con l’Iran ha un sostegno parlamentare e popolare. Isolata, semmai, è l’Unione europea, che, sotto il profilo economico, si ritrova con il ‘culo a terra’.
In questa storia la televisione si conferma come uno straordinario mezzo per diffondere fesserie e disinformare i cittadini
La verità è che i media occidentali globalisti non sanno più quali stupidaggini inventarsi per cercare di denigrare Donald Trump. Hanno cercato in tutti i modi di far passare l’attuale presidente americano come il perdente nella guerra del Golfo che è andato alla corte cinese di Xi Jinping per elemosinare questo e quello. Sotto questo profilo, la televisione si conferma come uno straordinario mezzo per diffondere fesserie e disinformare i cittadini. La realtà racconta qualcosa di diverso da quello che è stato previsto dai livorosi globalisti. In genere, il capo di Stato di un grande Paese non si presenta in casa del capo di Stato di un altro grande Paese senza essere stato invitato. Proviamo a entrare nel dettaglio dell’incontro di Pechino. Precisando che quello che hanno deciso di fare Trump e Xi Jinping non si sa con precisione e bisognerà aspettare i fatti che non tarderanno a materializzarsi.
Le stupidaggini sulla crisi ecomica americana. Un aiuto al Pakistan
Cominciamo col togliere di mezzo la tesi che l’America di Trump sconti difficoltà economiche. Questa è una sonora bugia messa in circolazione da chi o non è molto informato, o deve disinformare. Ancora in queste ore qualche programma televisiovo o radiofonico blatera della “altissima” inflazione in America. Negli USA l’inflazione non arriva al 4%. Definire “altissima” l’inflazione che non supera il 4% è da ignoranti in materia economica. La realtà ci dice che gli Stati Uniti sono il primo Paese al mondo per produzione di petrolio e gas. Con la chiusura non dello Stretto di Hormuz ma di tutto il Golfo e con la conseguente impennata dei prezzi di petrolio e gas, gli americani stanno guadagnando una barca di soldi. Idem per la Russia, che è il secondo Paese al mondo per la produzione di petrolio e gas dopo gli USA. In difficoltà è la Cina, che è al tredicesimo posto nel mondo per la produzione di petrolio e che importa petrolio in parte dalla Russia, in parte dai Paesi del Golfo, perché con la propria produzione non riesce a tenere in piedi la propria economia. Non a caso, prima dell’incontro fra Trump e Xi Jinping, gli americani hanno fatto passare dal Golfo Persico una decina di navi petroliere cinesi. Una mossa di Trump per dimostrare a Xi Jinping che gli americani non hanno interesse a creare problemi alla Cina. Anche per il gas i cinesi non sono messi benissimo. Hanno ottimi giacimenti di gas ma in questo momento per soddisfare la domanda interna debbono importarlo in parte dalla Russia, in parte dal Golfo. Per completezza d’informazione, gli USA hanno consentito il passaggio dal Golfo di navi gasiere (gas del Qatar) destinate al Pakistan (qui un articolo). Altra mossa distensiva dell’America di Trump.
E’ inutile girarci attorno: la Cina non può continuare ad aiutare l’Iran all’infinito
La Cina ha un secondo problema che, in minima parte, ha in comune con la Russia. Cina e Russia sono Paesi alleati dell’Iran. E si stanno caricando i costi per il mantenimento degli iraniani, visto che con il blocco del Golfo da parte degli americani non possono vendere petrolio e hanno anche difficoltà a esportare zafferano e pistacchi, due prodotti agricoli importantissimi per la bilancia commerciale dell’ex Persia. L’Iran è un Paese di grande estensione territoriale (due volte la superficie di Spagna e Italia messe insieme) con 92 milioni di abitanti. E’ chiaro che con la chiusura del Golfo operata dagli USA la crisi economica in Iran è pesante, tra inflazione e carenza di beni. Fino ad ora sono stati la Cina e, in minima parte, la Russia ad aiutare l’Iran. I russi non possono fare molto, perché sono in guerra contro l’Ucraina, contro l’Unione europea e contro i Paesi NATO, ad eccezione degli Stati Uniti d’America. Quindi da quando il Golfo è chiuso sono stati i cinesi a fornire armi e aiuti vari all’Iran. I russi, più che altro, hanno fornito agli iraniani un po’ di armi. Soprattutto per i cinesi i costi di questi aiuti agli iraniani sono stati e sono notevoli. Americani e cinesi hanno affrontato anche questo tema? E quello che vedremo nelle prossime settimane e, forse, anche nei prossimi giorni.
La crisi delle grandi città euroopee ormai assediate dai migranti
La Cina ha un terzo problema. Questo è un punto fondamentale per provare a comprendere perché i cinesi hanno interesse ad andare d’accordo con l’America di Trump. La Cina è un Paese comunista. Da un ventennio sta ‘usando’ il sistema globalista anche grazie alla dabbenaggine dei globalisti, soprattutto dei globalisti europei, in assoluto i meno lungimiranti del mondo. Mentre i Paesi occidentali globalisti, bene o male, applicano i dettami del liberismo economico, la Cina sostiene le proprie aziende con fondi statali riducendo i costi di produzione. Questo svantaggia i Paesi occidentali che operano secondo le regole liberiste. Il problema è che oggi il sistema economico cinese, come quello dell’Unione europea e, in generale, di tutti i Paesi globalisti dipende dall’export. L’Unione europea, che ha ormai un’economia allo sbando, è già un mercato cinese. La povertà crescente dell’Unione europea dell’euro agevola la Cina ad esportare merci di basso costo nel mercato europeo. Non è un caso se quelle che un tempo erano città europee eleganti e ricche sono diventate oggi città ciabattone, assediate da torme di migranti che bivaccano, litigano e spacciano droga dove capita. Il centro Nord Italia o la Francia in questo fanno scuola. Negare questa realtà è da stupidi.
La Cina ha bisogno del ricco mercato americano perché non è in grado di aumentare i consumi interni
Tornando alla Cina, va detto che per Pechino il mercato europeo è importante, soprattutto per le merci di media e bassa qualità. Ma questo non basta. I cinesi, per le proprie merci di qualità, hanno bisogno di un mercato ricco come quello americano. Questo è un concetto fondamentale per comprendere l’importanza dell’accordo tra la Cina di Xi Jinping e l’America di Trump. La Cina, Paese di un miliardo e mezzo di abitanti, nell’attuale momento storico non è in grado di cambiare il proprio sistema economico. In parole semplici, non può aumentare i consumi interni, perché non ha le risorse per consentire ai propri cittadini di acquistare i beni prodotti nella stessa Cina. Deve per forza di cose vendere i propri prodotti all’estero. Il grande limite di Xi Jinping è di aver fatto cadere la Cina nella ‘trappola globalista’. I cinesi, per dirla in breve, oggi hanno bisogno del ricco mercato americano. Il presidente USA lo sa e, a propria volta, ha interesse ad aiutare la Cina che, per l’occasione, ha archiviato il progetto di ‘dedollarizzazione’. La Cina capeggia i Paesi del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica più i Paesi entrati nel 2024: Egitto, Etiopia, Iran ed Emirati Arabi Uniti). L’associazione BRICS vede la luce nei primi anni del 2000 per dare vita a una moneta unica agganciata all’oro alternativa al dollaro americano. Ma prima con lo scoppio della guerra in Ucraina, poi con la guerra a Gaza e, adesso, con la chiusura del Golfo, la citata ‘dedollarizzazione’, ovvero la sostituzione del dollaro americano con la moneta unica del BRICS o con altre monete è stata bloccata, se non archiviata. Questa è una grande vittoria di Trump che adesso ha mani libere sui propri progetti monetari. Su questo versante ne vedremo delle belle.
Perché e come si è arrivati all’incontro fra Trump e Xi Jinping
In verità i cinesi, quando è scoppiata la guerra nel Golfo e gli iraniani hanno chiuso lo Stretto di Hormuz, hanno provato ‘dedollarizzare’ il mercato del petrolio e del gas nel Golfo Persico. Gli iraniani imponevano alle navi petroliere e gasiere che passavano dallo Stretto di Hormuz il pagamento dell’equivalente in valuta cinese di circa 2 milioni di euro. Gi iraniani avrebbero risolto i loro problemi economici e i cinesi avrebbero potenziato la propria moneta a spese del dollaro americano. Cinesi e iraniani non hanno calcolato che gli americani avrebbero chiuso alla navigazione non soltanto lo Stretto di Hormuz ma tutto il Golfo. E’ così che è iniziata la crisi economica iraniana che oggi è molto pesante. Cinesi e, in minima parte i russi, sono costretti a far passare gli aiuti all’Iran dal Mar Caspio. Ma Cina e Russia non possono aiutare l’Iran all’infinito. E’ in questo scenario che è maturato il viaggio di Trump a Pechino.
Le tre questioni che uniscono America, Cina e Russia
Al di là della propaganda antitrumpiana dell’informazione globalista, con riferimento ad alcuni giornali americani (in testa il New York Times, ma anche altri) e con la stragrande maggioranza dei media europei, che un giorno sì e l’altro pure vanno con le dita negli occhi contro l’attuale presidente americano, non è sbagliato affermare che è stato il leader cinese Xi Jinping a chiedere a Trump di recarsi nel suo Paese. L’America di Trump ha tutto l’interesse a lavorare con la Cina di Xi Jinping. Ma ci sono tre questioni che vanno affrontate simultaneamente. Prima questione: cinesi e russi debbono far capire all’attuale regime iraniano che si è chiusa un’epoca. Gli americani sono disposti a garantire la presenza cinese e russa nel Golfo. Ma cinesi e russi non debbono soltanto togliere di mezzo il rischio atomico paventato dagli iraniani, ma chiedono anche un cambio di regime. Non è una cosa semplice, perché gli iraniani hanno fiutato il possibile accordo Cina-USA-Russia e minacciano di arricchire l’uranio al 90% per scatenare un pandemonio. Seconda questione: l’isola di Taiwan è cinese e tale deve restare: su questo, come accennato, l’accordi è stato raggiunto. Terza questione: i russi debbono chiudere la guerra in Ucraina con la conquista del Donbass. Fino ad ora non ci sono riusciti perché l’America di Trump tiene in piedi l’Ucraina di Volodymyr Zelenskyj e non blocca la NATO. Se l’America di Trump vuole, la guerra in Ucraina finisce in pochi giorni con la Russia che si prende il Donbass. Cosa, questa, che interessa anche alla Cina, alleata di ferro dei russi. Non a caso nei prossimi giorni il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, volerà a Pechino. Non è difficile capire il perché.
Fine della guerra del Golfo e della guerra in Ucraina? Intanto l’Unione europea è sempre più allo sbando. Le ‘grida’ di Mario Draghi ormai fuori tempo massimo
In conclusione, va ribadito che non si conoscono tutti i particolari degli accordi tra Washington e Pechino. Ma già si sa che la collaborazione economica, commerciale e militare tra America e Cina è nelle cose. Accordi che coinvolgono anche la Russia. Non è fantapolitica ipotizzare che, a breve, finirà la guerra in Ucraina con la vittoria della Russia e finirà la guerra nel Golfo con il ridimensionamento dell’attuale regime iraniano. A restare con un pugno di mosche tra le mani è l’Unione europea, che rimane il mercato di sbocco per le produzioni cinesi di media e bassa qualità, mentre per tutto il resto c’è il vuoto. L’Unione europea rimane senza petrolio e senza gas. Mal sopportata dall’America di Trump, che consdera gli europei “scrocconi”. E detestata dalla Russia di Putin. Del resto, è la stessa Commissione europea di Ursula von der Leyen che ormai gioca al ribasso. Il trattato commercialo siglato tra Ue e i Paesi del Mercosur è l’espressione piena della decadenza europea, che è culturale prima che politica ed economica. La carne brasiliana piena di antibiotici e ormoni che preoccupa persino gli ‘europeisti’ che l’hanno voluta (qui un articolo), l‘ortrofutta piena di pesticidi ed erbicidi che i Paesi europei hanno bandito da anni perché dannosi per la salute umana e persino il grano argentino trattato con glufosinato ammonio (qui un articolo) danno la misura, quasi perfetta, di un’Unione europea allo sbando. Non si possono firmare questi trattati commerciali ‘tossici’ per consentire alla Germania di esportare le proprie auto. Non si può applicare il Mercosur senza il voto dei Parlamenti dei 27 Paesi Ue. Né è normale che la Giustizia europea copra le magagne di chi comanda. E’ inutile che, da Agrisgrana, il ‘Sacerdote’ dell’euro, Mario Draghi, ‘strilli’ ipotizzando chissà quali rimedi per rilanciare un’Europa finto-unita. Ormai, in Europa, ogni toppa è peggiore del buco. Anche perché la pressione dei migranti è fortissima e non più controllabile con riduzione degli sbarchi e centri in Albania. Il caos migranti, con le guerra in corso in Africa e in Medio Oriente, è destinato a riversarsi in Europa. Non a caso l’ultima carta delle finte sinistre ‘europeiste-globaliste’ è far votare i migranti per cercare di mantenere il potere. Ci riusciranno? Fino a qualche anno fa ci sarebbero riuscite. Oggi non più. Forse, ma non è detto, si salverà il Regno Unito se Nigel Farage diventerà Primo Ministro. Ma già le lobby ‘migrantiste-kalergiane’ stanno cercando di ostacolarlo. Il resto dell’Europa, dove più, dove meno, sarà un mezzo Inferno.
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