di Giulio Ambrosetti

Per carità, giusto parlare delle violenze ma forse sarebbe opportuno capire quanto è costata fino ad oggi quest’opera pubblica faraonica e quanto costerà da qui al 2033 quando, sulla carta, dovrebbe essere completata
A Palermo, dalla fine degli anni ’80 del secolo passato fino ai nostri giorni, si usa dire: “Lavori per il collettore fognario della città? Allora sei a posto per la vita!“. In effetti, i lavori per il ‘mitico’ collettore fognario di Palermo sono cominciati nel 1987 e ancora non sono finiti. E chissà per quanti anni ancora proseguiranno! Ogni tanto finiscono i soldi, gli operai che non vengono pagati salgono sulle barricate, i sindacati diramano comunicati di fuoco, i media li riprendono, i politici siculi si catapultano a Roma e poi… E poi la politica “trova una soluzione”, ovvero arriva un altro finanziamento e si va avanti fino alla ‘puntata’ successiva della telenovelas. Perché il collettore fognario di Palermo è una telenovelas appaltizia che ha fatto da apripista ad altre sette-otto grandi opere pubbliche siciliane che sono iniziate e non si sa quando finiranno (leggere qui). Perché ricordiamo la recita del collettore fognario panormita? Per un motivo semplice: perché abbiamo il dubbio che una sceneggiata simile si stia materializzando lungo i sentieri scoscesi della TAV, la linea ferroviaria ad alta velocita tra Torino e Lione. Opera che, in verità, fino a oggi, di ‘veloce’ non ha avuto una beata mazza. Con il dubbio che le manifestazioni dei No Tav non siano poi così inattese e, soprattutto, così disdicevoli per la politica francese e italiana… I protagonisti del movimento No TAV sono persone che ci credono, ma non è detto che non vengano strumentalizzate dalla politica (nella foto sopra, tratta da Il Fatto Quotidiano, i politici si recano per osservare con sussiego l’operato dei No TAV…).
Le due gallerie di 60 km nel cuore delle Alpi
Guardiamo ai fatti, che poi alla fine sono quelli che contano. ‘Sta benedetta TAV dovrebbe correre sotto le Alpi, che dividono la Francia dall’Italia. Quando il progetto venne presentato, grosso modo negli anni ’90 del secolo passato (ma se ne parlava già da tempo), si disse che la velocità di realizzazione sarebbe stata di dieci km al giorno. In realtà, e siamo arrivati ai nostri giorni, è stato realizzato meno del 20% delle due gallerie principali. E già, perché le gallerie sono due: si chiama ‘doppia canna’, ovvero due gallerie per ciascun senso di marcia. A cui si aggiungono le gallerie di servizio. Insomma un ‘gruviera’ sotto le Alpi. Il tunnel, anzi i due tunnel dovrebbero essere lunghi un po’ meno di 60 km. Ovviamente quando verranno completati. Già, ma quando verranno completati? Questa è la domanda da cento punti.
Soldi senza fine
I lavori per la TAV cominciano nel 2001. E si comincia con gli espopri. Ed è allora che inizia l’avventura dei No TAV che, volendo, violenza a parte, tutti i torti non hanno, perché oltre alle gallerie sono previste opere all’aperto che deturpano l’area alpina. Il 2001 non è stato scelto casualmente. E’ l’anno in cui cominciano le Programmazioni dei fondi europei. E Italia e Francia già allora contavano di far finanziare l’opera all’Unione europea e, in parte, ci sono riusciti. Anche se a Bruxelles – ma di questo si parla meno – non mancano i mal di pancia. Che volete: non è che l’Unione europea è come la Sicilia dove un’opera pubblica con comincia con una spesa di 100, poi diventa 200, poi diventa 400, poi diventa 800 con la rigida applicazione del celebre detto siciliano: “C’ammancanu sempri diciannovi sordi pi far nna lira…”. Insomma, i signori di Bruxelles ogni tanto si chiamano i governanti di Francia e Italia e gli dicono (in francese ma noi traduciamo in lingua siciliana): “Picciotti, stu burdellu ra TAV avi a finiri!“. Della serie: non potete chiedere sempre soldi, soldi, soldi!
Non ci inventiamo nulla
Signori: non ci inventiamo nulla. Ecco cosa scrive AI Overview, l’intelligenza artificiale di Google: “Le polemiche sui finanziamenti per la TAV (Torino-Lione) riguardano l’aumento dei costi generali dell’opera (superiori ai 14 miliardi per la sola tratta internazionale), i ritardi nello stanziamento delle compensazioni locali per i Comuni interessati e le incertezze sui fondi statali ed europei”. E ancora: “Il budget per la realizzazione della sezione transfrontaliera è fortemente lievitato rispetto alle stime iniziali, alimentando i dubbi sulla sostenibilità economica dell’infrastruttura“. E ancora: “Forti tensioni politiche e territoriali sono nate per il ritardo nell’erogazione dei fondi destinati alle opere compensative locali per i Comuni della Val di Susa e piemontesi, con acconti sbloccati solo di recente e in misura parziale rispetto agli impegni presi”. Quindi: “Durante i tavoli intergovernativi sono emersi rallentamenti e l’apertura – da parte dei coordinatori europei – alla necessità di reperire capitali privati, non bastando più i soli stanziamenti pubblici” (qui per esteso). Così, per curiosità: quanto è costata fino ad oggi la TAV? Siamo tra il 25esimo e il 26esimo anni di ‘lavori’. Non sono esattamente bruscolini! Un parlamentare nazionale che presenta un’interrogazione al Governo con richiesta di risposta scritta per capire a quanto ammonta la cifra si trova?
L’articolo di sky tg2
Consigliamo un articolo pubblicato da sky tg24 lo scorso 26 Luglio. Ecco un passaggio: “I lavori erano partiti nel 2001, ma dopo una profonda revisione del progetto sono ripresi di fatto nel 2017. Oggi sono aperti 16 cantieri, nei quali lavorano oltre 3.200 persone. L’obiettivo è aprire la linea nel 2033, ma nelle ultime settimane sono riemerse le polemiche sui tempi di realizzazione. A rallentare gli scavi è soprattutto Viviana, la gigantesca fresa meccanica lunga 180 metri e larga quasi 10, entrata in funzione sul versante francese. È una delle cosiddette ‘talpe’, le macchine che scavano le gallerie, rimuovono il materiale e installano contemporaneamente i rivestimenti in cemento. Doveva avanzare fino a 15 metri al giorno. In quasi dieci mesi ha scavato meno di 250 metri (il 3% del totale previsto) e da Maggio è praticamente ferma. Secondo il quotidiano francese Le Monde (che cita fonti interne ai cantieri) la macchina ha incontrato una formazione rocciosa particolarmente complessa, con cavità che ne rallentano l’avanzamento” (qui per esteso l’articolo). .
La violenza va sempre combattuta. Ma, sull’ambiente, i No TAV non hanno tutti i torti
E’ in questo scenario che è maturata l’ennesima protesta dei No TAV. Che, lo ribadiamo, sbagliano a ricorrere alla violenza ma, di fatto, non hanno torto quando affermano che l’opera è rovinosa per l’ambiente. Ed è strano che l’Unione europea, che a colpi di Green Deal dice di voler difendere l’ambiente, poi la finanzi. Ah, dimenticavamo: la televisione, nel presentare i danni provocati dall’ennesina manifestazione di proteste dei No TAV, si sofferma sui danni: solo un milione di euro di danni in un cantiere, strilla l’etere. Soldi, soldi, soldi. Quando si parla di TAV, chissà perché, si parla sempre di soldi. Chissà se riusciranno a convincere i privati a ‘cacciare’ i soldi. Che dire: speriamo che non finisca come la nuova strada Agrigento-Caltanissetta, che sei anni fa era quasi finita e che non si capisce se sia stata completata…







