Ma quanto sono bravi i giudici americani che stanno provando a fermare l’amministrazione americana che lavora per ridurre il deficit federale?

Riassumiamo. Il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, si insedia alla Casa Bianca e trova un defcit federale di quasi 2 mila miliardi di dollari. Come si è impegnato a fare in campagna elettorale, inizia la trattativa con i Paesi che esportano a ruota libera i propri prodotti negli USA. Il ragionamento che Trump espone ai governanti dei tanti Paesi del mondo è semplice: se volete continuare a esportare i vostri prodotti in America dovete cominciare a importare una quota di prodotti americani. Non solo. Il presidente USA dice a chiare lettere che bloccherà le ‘triangolazioni’ che alcuni Paesi effettuano con la Cina: ovvero acquisto di beni cinesi per poi esportarli in America facendo finta di essere i produttori di tali beni. Trump aggiunge che si propone di riportare negli USA le industrie automobilistiche americane che, nel nome della globalizzazione, hanno delocalizzato i propri stabilimenti in Paesi esteri, con riferimento soprattutto a Messico e Canada. Da qui le tariffe che colpiscono auto e componenti delle stesse auto, più alluminio e acciaio, colpiti da dazi del 25%. (Sopra, foto tratta da Il Riformista)
Dopo aver provato a bloccare l’arrivo a ruota libera di migranti la Magistratra prova a bloccare l’arrivo a ruota libera di prodotti da Cina e America che nel 2024 ha provocato agli USA un deficit federale di quasi 2 mila miliardi di dollari
Per la Cina e per l’Unione europea è un disastro. Si tratta di due realtà che – è proprio il caso di dirlo – si sono vendute con ebete euforia al sistema ultra-liberista e globalista. La Cina in America si fa i classici ‘bagni’, se è vero che, nel 2024, ha messo all’incasso un surplus commerciale di quasi mille miliardi di dollari! Se la passa bene anche la Ue, che, sempre nel 2024, ha messo all’incasso un surplus commerciale di quasi 200 miliardi di euro. Poco meno della metà di questo surplus, sempre nel 2024, l’ha incassato la Germania: per la precisione, poco più di 92 miliardi di euro. Al secondo posto, in Europa, per surplus commerciale con gli USA, sempre con riferimento al 2024, c’è l’Irlanda con 50 miliardi di euro; al terzo posto c’è l’Italia con quasi 40 miliardi di euro. Che dire? Che sono tre Paesi europei che mettono all’incasso oltre l’80% del surplus commerciale con gli USA: Germania, Irlanda e Italia. Dopo che l’amministrazione Trump ha siglato accordi commerciali con la Cina e il Regno Unito – accordi che riequilibrano la Bilancia commerciale americana – e mentre sono in corso le trattative con l’Unione europea e altri Paesi del mondo, ecco la notizia di queste ore: la strana e inquietante sentenza della Corte del commercio internazionale di Manhattan, che blocca i dazi. E’ chiaro che si tratta di una sentenza ‘politica’ e non è nemmeno difficile capire cosa ci sta dietro, considerato che in ballo ci sono miliardi e miliardi di dollari. Così come sono ‘politici’ i pronunciamenti della Magistratura americana che cerca di bloccare lo stop dell’amministrazione Trump all’arrivo incontrollato di migranti negli USA, guarda caso da Paesi grandi produttori di droga (leggere Sudamerica).
Perché la sentenza va contro gli interessi economici americani
In questo articolo dimostreremo che l’incredibile pronunciamento di questa giurisdizione va contro gli interessi economici degli Stati Uniti d’America, per favorire, in primo luogo, la Cina, cioè il più importante avversario degli Stati Uniti in materia economica. Qual è la motivazione con la quale tre giudici federali hanno deciso di bloccare al Governo federale degli Stati Uniti d’America in materia di attività commerciali? Si tratta di un cavillo che ricorda tanto i sofisti dell’antica Grecia. L’amministrazione Trump, nell’applicare i dazi a Cina, Canada e Messico e i dazi universali del 10% a tutti i prodotti che entrano negli USA ha fatto riferimento all’International Emergency Economic Powers Act del 1977, una legge che dà al presidente il potere di regolamentare il commercio durante le emergenze nazionali. Ma – e qui arriva il cavillo degli esegeti del diritto e del rovescio americano – tale legge non attribuisce al presidente il potere di imporre dazi in modo unilaterale su ogni Paese. Su alcuni giornali leggiamo che solo il Congresso (la Camera bassa degli Stati Uniti) avrebbe il potere di imporre questi dazi, in applcazione dell’International Emergency Economic Powers Act. Insomma, per questi tre ‘scienziati’ la politica commerciale degli Stati Uniti la decide il Congresso e non il Governo federale! Ovviamente, ci sarà il ricorso da parte dell’amministrazione Trump e, con molta probabilità, si potrebbe anche arrivare alla Corte Suprema qualora anche in appello dovesse essere confermato quello che, nei fatti, è una sorta di ‘golpe giudiziario’. Anche se, in realtà, il Governo americano potrebbe cambiare il provvedimento a applicare i dazi doganali bloccati dai tre ‘scienziati’ di Manhattan richiamandosi ad un’altra legge. Qualcuno ha detto che Trump potrebbe investire il Parlamento della questione: sarebbe un gravissimo errore, perché il Governo federale avallerebbe la tesi che sulla politica commerciale decide il Congresso e non l’esecutivo.
Riusciranno Cina, Germania, Irlanda e Italia a continare a farsi i ‘bagni’ a spese degli Stati Uniti d’America?
Questa vicenda che non è esagerato definire surreale dà la misura degli interessi miliardari che l’attuale amminostrazione americana sta toccando e il perché hanno cercato di ammazzare Trump. Ci rendiamo contro di cosa significa per la Cina ridurre del 50% il surplus commerciale con gli USA? E’ chiaro che 500 miliardi di euro non sono bruscolini! E la Germania, la cui economia sta franando, che dovrebbe ridurre drasticamente il proprio surplus commerciale con gli USA, surplus pazzesco che i Governi americani contestano da almeno un quindicennio? Bene che andrà, ma gli dovrà andare bene, i tedeschi dovrebbero rimetterci da 40 a 50 miliardi di euro all’anno. L’irlanda, sempre se gli andrà bene, dovrebbe rinunciare ad almeno 25 miliardi di euro all’anno. Mentre l’Italia dovrebbe rinunciare a una cifra che oscilla da 15 a 20 miliardi di euro all’anno. Attenzione: sempre che gli altri 24 Paesi Ue si accolleranno di pagare una parte del surplus di Germania, Irlanda e Italia: cosa di cui dubitiamo. E’ chiaro perché, quando ci sono di mezzo certi interessi – quasi 2 mila miliardi di dollari – certe sentenze, come dire?, diventano facili da pronunciare? Quindi, secondo questo pronunciamento, il Governo federale degli Stati Uniti non può bloccare le esportazioni senza fine di Cina, Germania, Irlanda e Italia e rimetterci 2 mila miliardi di dollari all’anno?
Ora la Cina tornerà ad avere mani libere per proseguire nell’azione di ‘dedollarizzazione’? Una dichiarazione di due anni fa di Marco Rubio
Ultima questione – sempre economica – la ‘dedollarizzazione’. Trump, senza nuove guerre, anzi cercando di bloccare le guerre in corso nel mondo che ha ereditato dalla precedente amministrazione del Democratico Joe Biden, ha frenato il processo di ‘dedollarizzazione’ portato avanti dai Paesi del BRICS guidati dalla Cina e ha iniziato a ridurre il deficit federale. Grazie al pronunciamento di tre giudici federali la Cina potrà tornare ad esportare quello che vuole negli Stati Uniti e, contemporaneamente, convincere altri Paesi del mondo a non utilizzare più il dollaro americano negli scambi commerciali internazionali. Gli Stati Uniti d’America si ‘sciroppavano’ il diluvio di prodotti soprattutto cinesi ed europei perché quello che perdevano con il deficit federela se lo riprendevano con le speculazioni sul dollaro. Ma con la ‘dedollarizzazione’ in atto questo sarà possibile solo in parte e, in prospettiva, non sarà più possibile. Lo ha capito già due anni fa Marco Rubio, oggi Segretario di Stato, allora senatore: “Il Brasile – ha affermato due anni fa Rubio – che è il Paese più grande dell’emisfero occidentale a Sud di noi, ha siglato un accordo commerciale con la Cina. In base a tale accordo il Governo questi due Paesi hanno deciso di commerciare con le proprie valute nazionali. In pratica, hanno deciso di bypassare il dollaro americano. Questi Paesi stanno creando un’economia parallela, completamente indipendente dagli Stati Uniti. In soli cinque anni non saremo più in grado di dettare nulla a nessuno con sanzioni, perché a quel punto ci saranno così tanti Paesi che commerciano con i propri soldi, e non con il dollaro, che non potremo imporre sanzioni a tutti loro”. Bravi questi tre giudici federali americani, no? Bravissimi…







