
Per fornire carbone alle industrie del Nord Italia vennero di fatto schiavizzati ignari lavoratori veneti, del Sud Italia e siciliani
Oggi ricordiamo la tragedia di Marcinelle. Leggiamo su Wikipedia: “Il disastro di Marcinelle avvenne la mattina dell’8 Agosto 1956 nella miniera di carbone Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio. Si trattò d’un incendio, causato dalla combustione d’olio ad alta pressione innescata da una scintilla elettrica. L’incendio, sviluppandosi inizialmente nel condotto d’entrata d’aria principale, riempì di fumo tutto l’impianto sotterraneo, provocando la morte di 262 persone delle 275 presenti, di cui 136 immigrati italiani“. Dietro la tragedia di Marcinelle si celava una verità terribile. Il Governo italiano, dieci anni prima, nel 1946, aveva firmato con il Governo del Belgio quello che è passato alla storia come il ‘Patto uomo-carbone’. Era un accordo per favorire l’economia del Nord Italia a spese degli abitanti del Veneto, che allora era una Regione povera, e degli abitanti del Sud Italia e della Sicilia. Insomma, manodopera italiana a basso costo in cambio del carbone che servive alle industrie dell’Italia del Nord. L’Italia si impegnava a inviare in Belgio 50 mila lavoratori-schiavi, in cambio il Belgio garantiva 200 kg di carbone al giorno per ogni lavoratore italiano impegnato nelle miniere del Belgio. I lavoratori che firmavano il contratto si impegnavano a lavorare per 5 anni, con l’obbligo tassativo di lavorare almeno un anno, pena l’arresto. In questo ‘Patto uomo-carbone’ i Governi italiani di quegli anni, in alccuni casi tanto celebrati, non fanno una grande figura: anzi.
Foto sopra tratta da La Gazzetta del Mezzogiorno
I lavoratori vennero raggirati: nessuno di loro sapeva che, per almeno un anno, sarebbe stato uno schiavo costretto a lavorare in condizioni disumane. Le bellissima poesia di Ignazio Buttitta Lu trenu di lu suli
Si racconta che nei Comuni italiani era possibile leggere manifesti che informavano sommariamente su questo particolare lavoro. Nella seconda metà degli anni ’40 e nei primi anni ’50 in Veneto, nel Sud Italia e in Sicilia i disoccupati erano tanti. Nessuno di coloro i quali decise di andare a lavorare in Belgio si aspettava che, per almeno un anno, avrebbe condotto una vita da schiavo, simile, se non peggiore, alla vita dei minatori nelle miniere siciliane. Anche il viaggio verso il Belgio era penoso: tre notti e tre giorni ammassati dentro vagoni privi persino di servizi igienici. Non andava meglio una volta arrivati a destinazione. I lavoratori venivano alloggiati dentro le baracche in legno o di lamiere. I letti erano a castello per risparmiare negli spazi. I materassi di paglia e la bianchieria era terrificante. Le condizioni di lavoro, come già ricordato, non erano diverse da quelle delle zolfare siciliane. Il lavoro era pesantissimo. I minatori operavano dentro cunicoli stretti e durante il lavoro se gli scappava la pipì pazienza; se c’era dell’altro… E’ stata una vera e propria tratta di persone ridotte in schiavitù. Una vergogna. Una storia che non viene quasi mai raccontata per non mettere in difficoltà i Governi italiani di quegli anni. Ma la vergogna rimane. E rimane la strage di Marcinelle immortalata in una celebre poesia di Ignazio Buttitta:








